Ettore Paris

quindici giorni

Lo scandalo dell'Alto Adige

Trento Nord: la lunga storia di soldi e veleni sui terreni inquinati; e il conflitto d'interessi locale, con uno speculatore che è pure proprietario di un quotidiano.


n° 5 
del 9 marzo 2002

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rento Nord, lo scandalo dei veleni è il perentorio titolo di una campagna stampa lanciata dall’Alto Adige sui terreni inquinati di Trento Nord. Partita domenica, sempre in prima pagina fino a quando scriviamo, mercoledì. Toni preoccupatissimi, allarmanti: "bomba ecologica... urgenza non più trattabile… diritto alla sicurezza, subito". E così via, una o due pagine al giorno a martellare che su Trento c’è una minaccia incombente, colpevolmente rimossa dalla solita politica inconcludente.

Mercoledì l’intervista con il sindaco Pacher, che doverosamente precisa: "le falde acquifere non sono minacciate dai veleni. La cittadinanza non rischia nulla. Il piombo all’ex-Sloi è immobile." Che poi sono le acquisizioni di alcuni anni di perizie e di interventi di contenimento.

Insomma, tanto rumore per nulla?

Mica tanto.

Il problema, nelle aree inquinate, non è il pericolo – come scopre l’Alto Adige – ma i soldi. Quei terreni erano destinati a servizi pubblici, ma non furono acquisiti dall’ente pubblico, bensì da cordate di privati, che – più veloci delle burocrazie – si impadronirono delle aree, e a prezzi di svendita, sia perché destinate al pubblico, sia perché inquinate.

"Come mai degli imprenditori acquistano aree destinate al pubblico e quindi espropriabili?" ci si chiese. Calma e gesso. Infatti dopo alcuni mesi il Comune – ohibò - scoprì che di quelle aree non aveva più bisogno, e che quindi erano destinabili alla normale edificazione. Salvo verifiche sull’inquinamento.

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a qui, per il nostro gruppo di speculatori, arrivò la sorpresa. L’inquinamento era così esteso, che le opere di bonifica non sarebbero costate i cinque miliardi di cui si parlava, ma una cifra immensamente superiore, 100 o 200 miliardi, si dice oggi.

E allora chi paga?

"I proprietari delle aree esercitano un diritto ineccepibile: hanno investito, cercano il giusto profitto" ci dice l’Alto Adige in uno dei suoi indignatissimi articoli. E qui non ci siamo proprio. Perché il problema del mancato disinquinamento risiede proprio nel tentativo di far quadrare il cerchio: recuperare i soldi per la bonifica, e far guadagnare i proprietari. I quali sembrano aver contratto presso l’ente pubblico un’assicurazione: se sbagliano i conti, se gli va a male un affare arrischiato, la collettività deve intervenire, Pantalone deve mettere mano alla borsa, per impedire che i tapini siano privati del "giusto profitto".

Ora sia QT che alcune forze politiche, hanno indicato la strada più logica: l’ente pubblico espropri le aree al loro valore di mercato nelle condizioni date (che è praticamente zero), disinquini, e poi le usi per le sue finalità, tra cui primaria quella di un riordino di Trento Nord.

Invece no: bisogna garantire agli speculatori il "diritto ineccepibile", il rientro dei capitali. E quindi si favoleggia di permettergli di costruire, in un’area congestionata, diverse centinaia di migliaia di metri cubi, in modo che ci saltino fuori e le spese di bonifica, e il "giusto profitto". E così si va avanti per anni.

Fino a quando, poche settimane fa, Lorenzo Dellai, notoriamente vicino allo speculatore Pietro Tosolini, attuale proprietario delle aree, non ha avuto il coraggio di presentare in Provincia la proposta indecente: sia l’ente pubblico a pagare per intero il disinquinamento, naturalmente lasciando le aree ai privati, che vi realizzino "il giusto profitto". Nell’attuale obnubilamento della sinistra poltronista, dobbiamo all’opposizione di centro-destra, e in particolare all’orrida Lega Nord, se l’incredibile proposta è stata ritirata.

Ma giace lì, per venire rispolverata al momento opportuno. Magari a seguito di acconcia campagna stampa.

E qui è il caso di sottoporre un’ulteriore notazione. Pietro Tosolini, celeberrimo e ammanicato speculatore edilizio, è tra i proprietari dell’Alto Adige.

Sommessamente diciamo alla redazione del quotidiano: certe campagne non fanno bene
all’immagine e al ruolo della stampa. Il conflitto d’interessi non si limita a Berlusconi.

Articoli precedenti e successivi:

 

PRG: i punti dolenti
(n° 12 del 16.6.01)

Pacher, Dellai e Trento Nord
(n° 14 del 8.7.00)

I veleni non finiscono mai
(n° 12 del 13.6.98)

Trento Nord: chi governa il territorio?
(n° 13 del 26.6.04)

Di nuovo la Sloi
(n°16 del 1.10.2005)

“Sloi Machine"
(20 del 26.11.05)

A proposito della bonifica a Trento nord
(n° 11 del 3.6.2006)

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Inquinamento

Urbanistica

 

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