![]() Fabio Nappi |
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l professore torna nella città del Concilio e con "Rotary Club of Malindi", oltre a centrare l’ennesimo bersaglio (tutto esaurito all’Auditorium), sale davvero in cattedra. Dopo due anni di lontananza dalle scene un Roberto Vecchioni in grande forma ha presentato uno dei lavori più intensi e ispirati della sua recente produzione.
a serata dell’Auditorium ci ha restituito un Vecchioni in grande spolvero fin dalla canzone di apertura, quella "Le lettere d’amore" che rappresenta un po’ il manifesto e il senso del concerto, pensato come una serie di lettere d’amore da spedire a qualcuno, andando a pescare tra quei brani che meglio interpretano il senso della parola. Spazio quindi all’intensa "Nini kuna", dialogo tra un Masai e suo figlio sotto la suggestiva cornice della fermata d’autobus africana trasportata sul palco dell’Auditorium direttamente dalla copertina dell’ultimo album. Con una sapiente alternanza di pezzi vecchi e nuovi la prima parte del concerto mette in evidenza la splendida voce del cantautore, che in questa occasione indugia meno nel parlato e punta molto di più sull’interpretazione. Da segnalare "Vincent", dedicata a Van Gogh, la toccante "Tommy", e uno dei suoi più grandi classici come "L’uomo che si giocava il cielo a dadi". Vecchioni tocca il vertice con "E invece non finisce mai", uno dei brani più significativi dell’ultimo album, e chiude sulle note de "La viola d’inverno", canzone che fa parte del penultimo cd, "Il lanciatore di coltelli".
a seconda parte si apre all’insegna di un evergreen come "Samarcanda" e pesca poi nel passato un autentico gioiello come "Ninni". Due brani come "L’uomo che vorrei", dedicata alla moglie, e "Dimentica una cosa al giorno", per sua madre, danno l’idea dell’intensità del più recente lavoro in studio. Gli applausi scrosciano a ripetizione su "Stranamore", "La bellezza" e "Gli anni", ma anche sulle sonorità più propriamente etniche delle recentissime "Tango di rango" e "Rotary Club of Malindi". I bis chiudono più che degnamente un gran bel concerto sulle note di "Pagando si intende", "Figlia" e l’immancabile "Luci a San Siro"; peccato sia mancata quella "Hotel Supramonte" con la quale meglio non avrebbe potuto omaggiare la memoria di Fabrizio De Andrè. |
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