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Charlie Barnao

Un dormitorio
per gente senza casa

Come la fabbrica della morte, chiusa ma terribilmente inquinata, è stata per 15 anni disumana dimora degli emarginati.


n° 16 del 1.10.2005

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I

 massicci flussi di immigrati stranieri che hanno interessato il capoluogo trentino negli anni Novanta e, in corrispondenza, la carenza di una adeguata politica degli alloggi a basso costo, hanno fatto sì che negli ultimi anni la ex-fabbrica, la Sloi, divenisse nel linguaggio di strada la casa vecia, la casa abbandonata per eccellenza. Il luogo privilegiato, cioè, in cui gli homeless, per lo più stranieri che al loro arrivo a Trento non riuscivano a individuare adeguate alternative alloggiative, trovavano rifugio e una prima accoglienza in città. A partire dai primi anni Novanta, infatti, alla Sloi hanno abitato centinaia di persone, con una media di 30 presenze giornaliere e con punte di 50-60 presenze per notte.

Sloi: la fabbrica in sfacelo (Foto Piero Cavagna)

La popolazione della Sloi dall’inizio degli anni ’90 ad oggi, pur con dei cambiamenti non indifferenti per quanto riguarda la composizione etnica, è stata per lo più costituita da maschi stranieri adulti, in genere in regola con li permesso di soggiorno. A seconda del periodo, comunque, non sono mancate le presenze di donne (soprattutto con il flusso di europei dell’Est degli ultimi anni ’90) o di famiglie (ad esempio, con le periodiche apparizioni di gruppi rom).

N

onostante questo fenomeno sia stato negli anni documentato in modo approfondito da decine di rapporti ufficiali delle forze dell’ordine, numerose inchieste giornalistiche e alcuni lavori scientifici sul tema della vita di strada a Trento, l’amministrazione comunale ha ignorato e addirittura negato costantemente l’esistenza del problema Sloi-dormitorio.

E’ noto che gli amministratori locali, soprattutto quelli poco illuminati, sono tendenzialmente propensi a nascondere, nei territori di loro competenza, problemi scottanti e difficili da affrontare come quelli legati alle persone che vivono per strada. Accade così che le persone di strada vengano spesso relegate a vivere e confinate il più possibile in zone del territorio che siano lontane dai centri delle città, specie se ricchi e ben curati come è il caso di Trento. L’aggravante nel caso della Sloi è che la zona scelta per ghettizzare queste persone è anche, notoriamente, una delle aree più inquinate d’Europa.

L’atteggiamento ipocrita e irresponsabile dei nostri amministratori locali ha così permesso che per tredici anni famiglie, bambini, donne, anziani, uomini che lavoravano, o tentavano di lavorare regolarmente, continuassero a vivere e a dormire in condizioni disumane, inconsapevoli, oltre tutto, dei drammatici rischi che in tal modo la loro salute correva.

Emerge così una sconcertante quanto drammatica continuità con il passato: così come è accaduto per gli operai della Sloi, gli immigrati costretti ad abitare alla casa vecia sono persone il cui diritto alla salute è stato negato, calpestato, annientato dall’atteggiamento ipocrita e irresponsabile delle istituzioni.

Su questo numero:

Di nuovo la Sloi

Articoli precedenti:

La notte dei Senza Dimora
(n° 18 del 30.10.04)

“Hotel Millestelle”
(n°2 del 24.1.2004)

e successivi:

La Sloi di ieri e di oggi
(n° 2 del 28.1.2006)

Palazzina Liberty:
i giovani, la città, gli emarginati

Le cose da fare, al di là di un letto
(n° 4 del 25.2.2006)

Sgombero ex Sloi: dove sono finiti?
(n° 22 del 22.12.07)

Archivio QT
vedi articoli sui seguenti argomenti:

Emarginati

Trento

 

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