Piergiorgio Cattani

Sesso e potere,
lo scivolone di Monsignore

Mons. Stenico è gay o no? Non è questo il punto... Il fatto è che la vicenda getta un’ombra sinistra sull'aria che si respira nei Sacri Palazzi, ove davvero l’omosessualità sembra essere un problema molto sentito o addirittura un pretesto per vendette trasversali.


n° 18 del 27.10.2007

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on è mai facile scrivere intorno a vicende come quella che ha visto protagonista monsignor Tommaso Stenico. La condanna, l’ilarità, l’indignazione sono gli atteggiamenti più naturali in questi casi, quando un fustigatore dei costumi altrui, un predicatore di morale familiare e sessuale finisce sul banco degli imputati proprio a causa di una scabrosa conversazione a sfondo omosessuale. Conosciamo troppo poco della vicenda per emettere un giudizio sulla persona: certo è che, secondo la massima evangelica, se gli scandali sono necessari e inevitabili, allora occorre capire che cosa ci può insegnare questo scandalo avvenuto a ridosso delle colonne di piazza S. Pietro.

Mons. Tommaso Stenico.

Tommaso Stenico sembra uscito da qualche romanzaccio anticlericale, da qualche opera lirica ambientata in un decadente Stato della Chiesa o da un’operetta comica con il caratterista di turno. Monsignore nasce da una famiglia povera di una Valsugana ancora povera: a Roma diventa ricco, con orologi di marca, automobili costose, uffici sontuosi. Telve lo aveva soprannominato "Uccelli di rovo", "Padre Ralph" per via del suo fascino, della sua energia, del suo giovanilismo e forse per altri motivi che non conosciamo. Roma per Stenico è la ville lumière, il luogo dove finalmente esplodono i suoi talenti, dove raggranella titoli su titoli, incarichi su incarichi, dove pubblica libri su libri (39): il tutto esposto senza remore sul suo sito Internet. Ove si presenta come "Capo dell’Ufficio Catechistico nella Congregazione per il Clero – Vaticano", "Prelato d’Onore di Sua Santità", "Cappellano Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta", "Commendatore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme": titoli barocchi di una nobiltà da ottocentesca corte pontificia, ma bastanti per autodefinirsi "un pezzo grosso del Vaticano".

Psicologo e psicoterapeuta, docente in varie università pontificie e istituti diocesani, comunque non di alto livello, prolifico nel campo della catechesi, noto per essere facondo e nello stesso tempo inflessibile nelle prediche al popolo. Il suo blog intitolato "Umanesimo cristiano" ci fa capire la sua devozione al magistero di Benedetto XVI, la sua inclinazione verso l’ala più intransigente e restauratrice della gerarchia, la sua attenzione alla politica non certo a favore del governo Prodi. Anzi, prima del fattaccio, Stenico si lanciava in una critica al ministro Padoa Schioppa per l’utilizzo del termine "bamboccioni" per indicare i trentenni che stanno ancora in casa. Tanti ruoli dunque e tanti interessi.

E così, finalmente, monsignor Stenico si trasforma in detective, deciso a diventare "ladro tra i ladri" per investigare il complotto che nientemeno che Satana ha ordito contro la Chiesa di Dio. "Sono entrato – afferma Stenico in una delle innumerevoli interviste apparse su TV e quotidiani - nel doppio ruolo di prete e psicanalista e ho scoperto che è proprio così. C’è davvero un piano diabolico di gruppi satanisti che ‘puntano’ ai preti".

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ersonalmente penso sia facile sospettare che dietro la vicenda ci sia qualcosa di diverso da un incontro a sfondo omosessuale, anche perché l’approccio è troppo grossolano ed evidente, il nomignolo della chat ("Sadomaso") puerile, l’ambientazione nell’ufficio del monsignore troppo sfacciata per poter veramente ricercare un rapporto omosessuale, molto più semplice da attuare in altri luoghi. Nei giorni successivi allo scoppio dello scandalo si sono moltiplicate su riviste e quotidiani indiscrezioni più o meno veritiere ma comunque tutte sfavorevoli al monsignore, tanto che, secondo Panorama, le inchieste interne al Vaticano dipingono Stenico, deluso di non essere stato ancora nominato vescovo, intento a creare dossier e schedature per screditare altri sacerdoti. Anche l’incontro con il giovane e le riprese televisive clandestine sarebbero in realtà una messa in scena dell’intrigante monsignore. Insomma prepariamoci a sentirne ancora delle belle.

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er ora restiamo sui fatti e sulle reazioni successive di Stenico che hanno davvero sconcertato, quell’implorare davanti alle telecamere "Non sono gay!" quel giurare e spergiurare sul crocifisso e sul Vangelo la sua innocenza. Eppure sono queste le parole di Gesù Cristo riportate dal Vangelo di Matteo: "Ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio... Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno" (Mt 5,35.37). Ecco dove potrebbe stare l’attività del diavolo che il Vangelo non collega mai alla sfera sessuale, ma in questo caso proprio all’ambiguità del parlare, all’ipocrisia di chi si ammanta di discorsi edificanti, al cinismo di chi cerca di utilizzare le persone per i propri scopi. Sarebbe stato meglio che monsignor Stenico avesse certi orientamenti.

Invece la vicenda getta un’ombra sinistra su una certa aria che si respira nei Sacri Palazzi, ove davvero l’omosessualità sembra essere un problema molto sentito o addirittura un pretesto per vendette trasversali. Il risibile complotto dei mezzi di comunicazione, rubricato senza remore e senza pudore sotto l’azione malefica di Satana, dimostra che ogni fatto riguardante anche da lontano la sfera sessuale viene vissuto in maniera patologica da una non trascurabile parte del clero. L’unica cosa importante è stabilire se monsignore sia gay (condizione che la Chiesa non condanna di per sé, ma che è sufficiente a far allontanare dal Seminario), se sia passato alle vie di fatto o no, tralasciando completamente la superficialità dimostrata e la totale mancanza di sensibilità verso un ruolo e una vocazione quanto mai difficili in questo momento.

Al fondo della questione rimane non tanto il tema di ammettere la possibilità del matrimonio per i preti (per chi non lo sapesse, il celibato dei preti è solo una consuetudine e i sacerdoti di rito greco-cattolico, pienamente in comunione col Papa, possono tranquillamente sposarsi), ma il problema dell’approccio generale alla sessualità vista ancora come perturbante e molto più foriera di peccato rispetto alle tentazioni del potere e della ricchezza che sono invece gli ambiti in cui la credibilità della Chiesa viene maggiormente messa in discussione. Normale che un "pezzo grosso del Vaticano" giunga a Roma povero e torni ricco!

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ppure anche le reazioni degli ambienti diocesani qui in Trentino hanno riguardato essenzialmente le tematiche intorno all’omosessualità. Dopo i primi commenti, improntati a un tentativo di negare qualsiasi rapporto con monsignor Stenico ("Non lo conosciamo", "E’ da tanti anni che se n’è andato", "Non fa parte del clero diocesano", "Non abbiamo mai avuto relazioni con lui" - parole che riecheggiano davvero il rinnegamento del Cristo da parte di Pietro narrato nei Vangeli), è cominciato un tentativo di analisi. Coraggiosamente Vita Trentina ha affrontato in maniera diretta la questione ma con un titolo di prima pagina davvero sinistro: "Ombre gay" che quasi conferma la strisciante idea di un qualche tipo di complotto. Nell’approfondimento interno però assistiamo a un dejà vu ormai abituale: secondo la nota formula che si colpisce il peccato e non il peccatore, viene ribadita la condanna di ogni atto omosessuale (perché "contro natura"), mentre si auspica comprensione per chi manifesta questo tipo di tendenze.

Resta il disagio diffuso, l’incapacità della Chiesa non tanto di cambiare le proprie convinzioni, ma soprattutto di non riuscire a trovare il linguaggio per spiegare al mondo le proprie idee. Inoltre la figura del Monsignore incriminato getta davvero un’ombra sull’apparato burocratico della Curia romana, sulle rivalità interne e su di un atteggiamento diffuso che tradisce veramente la vocazione cristiana e sacerdotale facendo della Chiesa un trampolino di lancio per soddisfare le proprie ambizioni.

E questo mi sembra il problema più grave, anche perché quasi sempre nascosto.

Su questo numero:

Il dialogo dello scandalo

 

Articoli precedenti:

Un Gay Pride arrabbiato
(n°13 del 30.6.2007)

Cosa ci dice il caso Welby
(n° 1 del 13.1.2007)

Zoderer o dell’educazione cattolica
(n° 8 del 22.4.2006)

e successivi:

Quale autorità morale?
(n° 20 del 24.11.07)

 

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vedi articoli sui seguenti argomenti:

Scandali

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Il problema della Chiesa è l’approccio alla sessualità. E ancora di più, la ricchezza e il potere.