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“La scienza negata”

Enrico Bellone, La scienza negata. Edizioni Codice, Torino,2005, pp. 120, 15.

Il prof. Enrico Bellone insegna "Storia della Scienza" presso l’Università di Milano ed è direttore della rivista mensile "Le Scienze", edizione italiana di "Scientific American". Da anni egli conduce una battaglia per contrastare il declino scientifico dell’Italia, contro i pregiudizi, contro i ciarlatani, contro l’oscurantismo di ogni genere e contro le politiche dissennate seguite da oltre un secolo dai governi che si sono succeduti in Italia in questo arco di tempo in materia di scuola, di università, di ricerca scientifica. Questo suo libro, uscito nel 2005, è un atto d’accusa spietato e documentato che lascia senza fiato. Perché se è abbastanza facile smascherare i cialtroni, è invece molto difficile contrastare il pregiudizio verso la scienza che si annida anche in pensatori intelligenti.

Benedetto Croce

Benedetto Croce, che ha molto influenzato la cultura italiana per quasi un secolo, aveva poca considerazione per la scienza, i cui pseudo-concetti servivano a scopi pratici ma non alla vera conoscenza, riservata alla filosofia dello Spirito. La colpa del declino scientifico (nonostante la presenza di alcuni intelletti che il mondo ci invidia: per restare ai nostri tempi, e quindi senza nominare Galileo, non possiamo dimenticare Federigo Enriques, Ricci-Curbastro, Levi Civita, Peano, la scuola di via Panisperna fra cui il grande Enrico Fermi) ha origini lontane e si può sintetizzare in questa frase: "L’esaltazione dei valori umanistici, la predilezione della cultura letteraria rispetto a quella scientifica".

Su ciò convergevano non solo il Croce, ma anche la cultura cattolica ed eminenti intellettuali della sinistra.

Il libro è diviso in due parti: nella prima il prof. Bellone racconta le principali vicende del secolare percorso che sfocia nel malessere odierno delle Università e dei Centri di ricerca, e nella fuga dei cervelli. Nella seconda parte espone i vari punti di vista basati sull’opinione che la scienza sia di per sé stessa nemica dell’umanità, e non invece per gli usi dissennati che ne fa il potere politico ed economico.

I dati sono impressionanti e fanno pensare che l’ipotesi di un collasso culturale sia molto probabile: in Italia solo il 42% della popolazione ha un diploma, in Francia e in Inghilterra invece il 62%, e in Germania l’81%. I laureati in Italia sono il 9%, in Europa la media è il 21%.

L’indice di base per valutare il degrado culturale è la spesa per ricerca e sviluppo rispetto al prodotto interno lordo (PIL). L’Italia spendeva nel 1973 l’l%, ed oggi (più di 30 anni dopo) spende l’1,05%, ed è al nono posto dopo la Svezia (3,70%), la Finlandia (3,11%), il Giappone (3,06%), gli Stati Uniti (2,84%), la Germania (2,29%), la Francia (2,18%), l’Olanda (2,04%), l’Inghilterra (1,83%). Allegria! era solito dire Mike Buongiorno nelle sue trasmissioni. E invece c’è tutto da piangere.

La copertina di questo libro del prof Bellone è di per sé significativa: un giovane signore, dall’aria distinta, sta seduto sul ramo di un albero e lo sta segando alla propria destra con tranquilla indifferenza. Se continua, prima o poi il ramo si spezzerà e il distinto signore cadrà a terra.

Siamo giunti ad un bivio: o investiamo risorse finanziarie e umane nella ricerca di base, oppure ci trasformeremo in una appendice turistica del mondo civile.