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MART: lo sguardo (ambiguo) del turista

L'arte a confronto con il turismo. Mostra (incompleta) dal Museum of Contemporary Art di Chicago.

Una trentina d’artisti alle prese con un tema quanto mai ambiguo, incerto e a doppio taglio: lo sguardo del turista. Ma quale turista? Quello globale o quello ancora romanticamente no Alpitour? Quello che vuole la pasta all’uovo fatta in casa alle isole Barbados o quello capace di cogliere l’anima, il sorriso di terre apparentemente difficili, povere e inospitali? Quello che va in brodo di giuggiole con l’animazione e il cocktail a bordo piscina o quello che non si cura di serpenti e sanguisughe?

Il mondo globalizzato, accessibile e low cost, capace però ancora di regalare qualche sparuta meraviglia, è il tema attorno a cui gira questa mostra, giunta anch’essa in volo, purtroppo privata di numerose opere, dal Museum of Contemporary Art di Chicago.

Universal Experience: arte e vita. Lo sguardo del turista" (fino al 14 maggio) è una buona occasione per vedere l’imbarazzo dell’arte di fronte a quel rito collettivo che è il turismo di massa. Imbarazzo, perché la spettacolarità artistica appare estremamente ridimensionata rispetto a quella più luccicante, invitante e colossale che offrono certe località turistiche che inspiegabilmente attraggono così tante persone. Un tempo erano gli apparati trionfali, quelle arzigogolate architetture di cartapesta predisposte per dare lustro al passaggio di re, papi, imperatori, condottieri.

Oggi sono i quartieri turistici di Las Vegas, con riproduzioni degli angoli più belli delle maggiori località turistiche, dal Partenone a piazza S. Marco, fino alle piramidi egizie. Le fotografie di Timtschenko illustrano meglio di un magazine questi templi del kitsch, ma di fronte a tali pacchianerie – queste sì opere d’arte! - non hanno che una fredda valenza documentaristica. Dalla profanità più consumistica ad un frammento di spiritualità, sintetizzato dalla freccia di Jeff Carter, ispirata ad una rinvenuta in un hotel asiatico, utilizzata dai clienti musulmani per pregare in direzione della Mecca.

In tempi di par condicio, citiamo pure la fotografia di Giovanni Paolo II circondata da alcune totemiche maschere africane, allusione all’incontro tra culture e al contempo silenzioso dialogo tra icone. Tra le (in verità poche) altre opere da segnalare, la fotografia che documenta il celebre lavoro di Cattelan "Hollywood" (l’arcinota scritta a caratteri cubitali riproposta dall’artista nella campagna siciliana) ed un video storico di Andy Wahrol, "Empire" (1964). Dopo aver elevato personaggi e prodotti popular ad opere d’arte, Wahrol ha realizzato questo video, della durata di alcune ore, che nient’altro è che una web cam ante litteram puntata sull’Empire State Building, al tempo il più alto grattacielo al mondo.

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