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Polizia/immigrati, una scena già vista

Le gratuite violenze dei carabinieri su un magrebino ubriaco ed indifeso: un fatto grave, ma ancor più grave è la solidarietà della popolazione. Un esempio di inquinamento delle coscienze.

La scena l’avevamo già vista. I protagonisti erano altri. La vittima era un nero, afroamericano del sud, picchiato a sangue da furenti poliziotti degli States. E’ una scena che abbiamo visto più volte.

E’ anche accaduto che tali incidenti abbiano provocato moti di protesta delle comunità nere, poi sedati con metodi sbrigativi.

Non avrei mai creduto che la stessa scena potesse ripetersi anche qui da noi, a Sassuolo, in Emilia. Non in una borgata veneta o della Brianza, feudi leghisti. Nella rossa Emilia. Abbiamo visto distintamente tre carabinieri, due in divisa ed una in borghese, pestare un immigrato magrebino, ubriaco e molesto, in mutande. Sbatterlo a terra e colpirlo con calci. Uno dei carabinieri gli è saltato addosso con tutto il peso del suo corpo. I carabinieri sono stati poi trasferiti, come misura disciplinare.

Ma ciò che è più grave è che la popolazione ha solidarizzato con i carabinieri, ha raccolto firme in loro appoggio. Questo mi sembra il sintomo più allarmante.

Sono disposto a concedere che certe situazioni possano risultare esasperanti. Che anche i carabinieri sono persone umane con le debolezze che sono comuni a tutti gli umani. Che però un tale scatenarsi incontrollato di reazioni istintive possa avere coinvolto contemporaneamente tre persone come se fossero un branco, ciò costituisce un caso abnorme. Tanto più considerando che si è trattato di tre persone che fanno parte delle forze dell’ordine. Ripeto, delle forze dell’ordine, cioè dei tutori della legge, dunque chiamati a far rispettare il limite che la legge pone alla innata protervia umana.

Un caso abnorme che tuttavia può accadere. Ma che se accade deve suscitare la riprovazione pubblica. Infatti non è ammissibile giustificare la violenza non necessaria dei tutori della legge con la provocazione di chi ne è vittima. La differenza fra le due parti è essenziale, e costituisce la base stessa di una società civile. E’ scontato che in una comunità esistano individui asociali, irrispettosi delle regole di convivenza, autori di reati. Per fronteggiare e limitare gli effetti di una tale patologia l’uomo civile si è dato la legge e gli strumenti per farla rispettare. Ma un tale impianto regge se i tutori della legge per primi essi stessi la rispettano. Se cade questa premessa basilare, tutto il sistema crolla. La coscienza civile di una società condanna con maggiore severità l’infrazione della legge commessa da un suo tutore che non quella consumata da un criminale comune.

Ed invece a Sassuolo ciò non è accaduto. Ed è questo un segno molto preoccupante. Cosa sta accadendo? Poiché la vittima era un immigrato magrebino si tende ad accettare che possa essere trattato con la feroce violenza che abbiamo visto? E’ possibile che sia diffuso un tale modo di sentire? La cronaca ci ha già raccontato che la "gente" ha parteggiato per un commerciante che aveva ucciso un giovane disarmato che tentava di introdursi nel suo magazzino.

Come può spiegarsi questo disprezzo dei valori che la nostra civiltà occidentale aveva accumulato in secoli di sviluppo? Riteniamo di essere portatori di una civiltà superiore perché crediamo nei diritti umani e li rispettiamo. Se violiamo tali principi, cessiamo di essere una civiltà superiore.

Se ai tremila morti dell’11 settembre rispondiamo con i trentamila morti della guerra in Irak, scendiamo al livello dei terroristi. Le torture dei prigionieri di Abu Graib ed il lager di Guantanamo sono la negazione della nostra civiltà. L’assassinio di Nicolò Calipari, impunito per ragioni di stato, e gli agenti della Cia che vengono impunemente in Italia a rapire un imam da torturare in Egitto, sono tutti segni di una lacerante crisi della legalità.

Lacerante perché gli autori di questi insulti sono i tutori della legge, i governi, lo Stato. E’ inevitabile che tali autorevoli esempi finiscano per inquinare anche la coscienza popolare.

Di questo passo quello che si profila non è un confronto fra due civiltà, ma uno scontro fra due barbarie. E’ facile prevederne l’esito catastrofico.

Perché infatti il rispetto della legalità non è soltanto giusto in linea teorica, è anche conveniente ai fini di una pratica e concreta convivenza fra diversi.