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Donne: un altro passo avanti

La mutilazione degli organi sessuali femminili è finalmente punita.

Il titolo del breve saggio del dott. Aldo Natalini, pubblicato su "Diritto e Giustizia" (n° 5 del 4 febbraio scorso, pag. 99) è trionfante e liberatorio: "Mai più ferite tribali al corpo delle donne".

Magari fosse vero! Invece per trasformare riti tribali secolari, che traggono la loro linfa in convinzioni religiose e morali, ci vorranno generazioni e generazioni. Sarà necessaria una lunga battaglia culturale che introduca nelle società, che considerano le donne come entità prive di diritti, i valori universali sanciti nelle dichiarazioni dei diritti umani e nel diritto internazionale. Un cammino lungo e difficile, specie se aumenterà la diffidenza, l’ostilità reciproca tra oriente e occidente e col sud del mondo.Tuttavia non bisogna disperare, non bisogna avere paura come ha detto il grande Papa polacco.

Anch’io plaudo ai nuovi articoli introdotti dalla recentissima legge n°7 del 2006 nel codice penale italiano (583 bis e 583 ter) che puniscono le pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili. Non è la soluzione del problema, ma è certo una affermazione di principio e giuridica, che ribadisce un punto fermo di civiltà e tutela le migliaia di donne provenienti dall’Africa centrale o dai paesi arabi e residenti in Italia.

Risulta da stime attendibili che 45.000 di esse residenti in Italia sono già infibulate, e che 6.000 bambine rischiano di essere sottoposte ogni anno a questa barbarie. Nel mondo le donne infibulate sono circa 130 milioni.

Perché il discorso sia chiaro in tutta la sua crudezza, è opportuno riportare quanto scrive il dott. Natalini nel suo scritto: le mutilazioni sessuali femminili consistono essenzialmente nella "clitoridectomia (asportazione del clitoride), nella escissione ( asportazione del clitoride e delle piccole labbra), e nella infibulazione in senso stretto (asportazione del clitoride, delle piccole e grandi labbra e cucitura della vulva)".

Queste mutilazioni producono effetti devastanti sulle donne, sia fisici che psichici, anche ai fini della riproduzione.

Mi pare giusto che il rito tribale diventi reato almeno in Italia. La norma vale anche per gli italiani all’estero e per gli stranieri in Italia. Le pene previste sono abbastanza severe e possono arrivare fino a 12 anni di reclusione. Per i sanitari che praticano simili mutilazione, oltre alla condanna, è prevista l’interdizione dalla professione.

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Cristina Bonelli

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