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“Verba manent” a Cavalese

Mostra sulle ricerche verbo-visuali del dopoguerra, attraverso le opere del fondo Paolo Della Grazia.

"Verba manent", ma non certo al Mart, che inspiegabilmente utilizza il ricco fondo depositato dal collezionista Paolo Della Grazia (numerose opere originali ed oltre 15.000 volumi di pregio, dal futurismo alle neoavanguardie) per mostre rigorosamente al di fuori dei canonici spazi museali, dalla Biblioteca Comunale di Trento al Centro Arte Contemporanea di Cavalese, dove fino al 18 aprile si può godere una significativa mostra dedicata alle ricerche verbo-visuali del dopoguerra, attraverso le opere del fondo Della Grazia e di un altro importante collezionista, Giancarlo Baccoli. E dire che la Poesia Visiva sta vivendo una felice stagione di riscoperta, come evidenziano il fiorire di mostre (vedi anche nella rubrica Fuori Porta di questo numero, Poesia visiva) e di attività editoriali (vedi il volume “Riviste d’arte d’avanguardia”, recensito su QT non molto tempo fa).

Lamberto Pignotti, “La rivoluzione toglie il dolore” (1995).

Ma torniamo alla mostra, dedicata a quella che Ugo Carrega ha definito Nuova Scrittura, ovvero alle esperienze a metà strada tra scrittura e visione. Il percorso ospita in sequenza tutte le celebrities delle ricerche verbo-visuali del dopoguerra, a iniziare da Sarenco, del quale è esposta una grande tela emulsionata, "Avanti o popolo", che presenta il leit motiv comunista vergato su una riproduzione di santi giotteschi. La scrittura è lo strumento della provocazione anche ne "Il sonno di Alma", di Emilio Isgrò: una campitura piatta rosso fiammante è accompagnata in alto da una scritta che recita: "Alma (in primo piano) dorme nel rosso vestita di rosso".

Alle immagini dell’arte, alle non-immagini, il poeta visivo sostituisce in molti casi il mero collage, prediligendo per lo più immagini popular, tratte dai magazine ad alta tiratura, alle quali sovrappone titolazioni sempre tratte dai rotocalchi, come nei lavori di Luciano Ori e soprattutto di Lamberto Pignotti, raffinato artista-teorico della Poesia Visiva. La scrittura può però guadagnarsi una totale autonomia visiva, che non necessita di segni altri rispetto alla propria profonda natura; così per la scrittura corsiva che rasenta il segno grafico di Magdalo Mussio, così per i caratteri più netti e tipografici di Giovanna Sandri, così per la scrittura infantile e profondamente giocosa di Ben Vautier. In altri casi lo sconfinamento tra parola e immagine supera ulteriori frontiere, come quelle della musica: esemplare in questo caso il lavoro di Giuseppe Chiari, l’artista che in tali ricerche più di tutti ha fatto della musica uno strumento di poetica artistica visiva.