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Prestito vitalizio: più debiti per tutti

E inoltre: superbollette per servizi “speciali”, in tribunale contro le spese di chiusura dei c/c, le amnesie di Berlusconi e la festa dell’8 marzo.

Il sig. P. P. di Rovereto vuole sapere in cosa consiste il "prestito vitalizio" previsto nell’ultima Finanziaria.

Dopo la cessione del quinto dello stipendio, allargata a dipendenti privati, pensionati e lavoratori autonomi, l’ultima legge finanziaria ha istituito una norma sul prestito vitalizio ipotecario, a metà strada fra un prestito personale e il classico mutuo ipotecario, che consente "finanziamenti a medio e lungo termine con capitalizzazione annuale di interessi e spese, e rimborso integrale in unica soluzione alla scadenza, assistiti da ipoteca di primo grado su immobili residenziali, riservati a persone fisiche con età superiore ai 65 anni compiuti". Cioè: ipotecando le case dei vecchi, si possono ottenere somme, variabili a seconda dell’età del richiedente fino al 50% del valore dell’immobile di proprietà, per cure mediche o ausili ai figli, lasciando agli eredi il compito di restituirla, con i dovuti interessi e spese.

Adusbef e Federconsumatori avevano criticato duramente una norma che espone gli anziani a possibili truffe ed abusi; successivamente anche l’Inps ha inviato una circolare che mette in guardia le famiglie da tali eventualità; oggi anche l’Oservatorio della Terza Età ha rilevato che tale norma rappresenta un buon affare per le banche che acquisiscono una cospicua fetta di patrimonio immobiliare, erogando in media tali prestiti a tassi di interesse indicizzati tra il 6% e il 6,5%, con spese fisse determinate da una serie di clausole contrattuali capestro.

Si tratta di una speculazione enorme che si abbatterà sugli eredi, i quali corrono il rischio di perdere il bene patrimoniale, perché impossibilitati a risarcire una somma di molto superiore a quella erogata. Dopo la firma del contratto, l’immobile diventa infatti di proprietà della banca, perché sarà vietato subaffittarla, ristrutturarla, adibirla a sede di una attività imprenditoriale propria, senza poter cambiare domicilio o residenza: una vera e propria trappola per offrire maggiore potere alle banche, sottraendolo ai vecchi.

L’anziano non potrà più disporre dell’immobile, né compiere qualsiasi atto di disponibilità, mentre la parte finanziatrice può modificare le condizioni economiche del contratto in qualsiasi momento, in ragione di incrementi di costi legati a variazioni di legge o di regolamenti.

Si tratta dell’ennesima trappola di un Governo, che, dopo aver impoverito le famiglie con gli omessi controlli, lascia soli e più indebitati gli anziani, che avrebbero, al contrario, bisogno di maggiore considerazione.

Le superbollette per chiamate "speciali". M. C. di Lavis si lamenta del costo che oggi l’utente paga per i cosiddetti servizi telefonici "speciali". Il regolamento del Ministero delle Comunicazioni, che disciplina i servizi telefonici a sovrapprezzo (dai maghi all’oroscopo, dalle consulenze al televoto, dalle news alle fiabe) è – a parere della Federconsumatori – buono, ma la sua esecuzione è sbagliata.

E’ giusto, infatti, imporre un limite ai costi delle telefonate "speciali" e a quelli del televoto, ma i tetti, fissati dal Ministero, sono ancora insufficienti per i consumatori e rischiano di non arrestare il fenomeno delle superbollette. 15 euro per una telefonata è un prezzo esorbitante: il limite massimo dovrebbe essere dimezzato portandolo a 7,50 euro. Per non parlare del tetto del televoto, fissato a 1,20 euro, quando in realtà dovrebbero essere i telespettatori ad essere pagati dalle trasmissioni televisive per esprimere la propria opinione (si auspica una ulteriore riduzione a 0,30 euro).

Il regolamento del ministero, seppur condivisibile in linea di principio, non tutela quei soggetti facilmente influenzabili dai servizi di oroscopi, maghi, cartomanzia, astrologia, ecc., pubblicizzati a tutto spiano anche sulla carta stampata e che fanno trovare cattive sorprese a fine mese nelle bollette telefoniche. Le linee telefoniche a tariffazione speciale devono essere attivate solo su espressa richiesta formale dell’utente.

Prima causa contro le spese di chiusura del c/c bancario. E’ da diverso tempo che riceviamo proteste contro i costi dei servizi bancari. Ebbene, oggi possiamo rispondere che è partita la prima causa contro le spese di chiusura del conto corrente.

Il tribunale di Catanzaro sarà presto chiamato a decidere sulla legittimità dell’applicazione delle spese di estinzione ai contratti di c/c, a seguito di un’azione legale avviata dall’associazione dei consumatori per conto di un cittadino calabrese.

Per noi la clausola è illegittima. Si tratta infatti di quella clausola che prevede l’obbligo per gli utenti di corrispondere una somma a titolo di "commissione richiesta estinzione conto", anche nell’ipotesi in cui il diritto di recesso venga esercitato dal cliente dell’istituto di credito dopo aver ricevuto una comunicazione, da parte della propria banca, della unilaterale modificazione dei tassi, prezzi o di altre condizioni.

La nostra tesi si basa sul presupposto che la clausola sarebbe volta ad aggirare la normativa speciale in materia bancaria, istituendo una vera e propria caparra penitenziale, in sostanza una penale in caso di recesso.

A nostro parere, in caso di modifica unilaterale delle condizioni da parte di una banca, il cliente che ritiene di recedere dal contratto di conto corrente deve poterlo fare senza dover pagare assurde spese di estinzione. Le predette somme, inoltre, vengono unilateralmente stabilite dalla banca e ostacolano la libera concorrenza e la libera scelta di altri prodotti sul mercato.

Se la Magistratura dovesse accogliere tale tesi, tutti coloro che vorranno svincolarsi da un contratto di c/c divenuto penalizzante, a seguito di modifiche imposte unilateralmente dalla propria banca, potranno farlo senza dover più pagare esose "commissioni di estinzione conto".

Per tale ragione raccomandiamo ai consumatori di controllare accuratamente tutte le comunicazioni che provengono dalle banche. Infatti le modifiche delle condizioni di contratto vengono inviate unitamente all’estratto conto, ovvero con quelle che vengono definite "comunicazioni di trasparenza", che da qualche anno tutte le banche hanno l’obbligo di inviare una volta all’anno ai propri clienti.

Sfida Berlusconi–Prodi: sull’euro il Premier ha la memoria corta. Z. P. di Arco sostiene che nella sfida televisiva del 14 marzo il Presidente del Consiglio, parlando di euro, ha dimostrato di avere la memoria corta, in quanto ha dimenticato la delibera CIPE del 15/11/01 che vietava gli arrotondamenti selvaggi dei prezzi in occasione dell’introduzione della moneta unica, arrotondamenti che invece si sono verificati, creando evidenti danni ai consumatori. Dunque, Berlusconi e il suo Governo non hanno saputo far rispettare le regole fissate dalla delibera CIPE, che imponeva di effettuare – in fase di conversione lira/euro – gli arrotondamenti dei prezzi nel rispetto delle regole comunitarie, e in particolare disponeva che "un arrotondamento successivo alla mera operazione di conversione può essere effettuato a condizione che sia a favore dell’utente ovvero in modo da conseguire un effetto di neutralità della spesa per la generalità degli utenti del servizio".

Se il Governo avesse fatto rispettare questa semplice delibera, si sarebbe evitata quell’ondata di arrotondamenti al rialzo che è stata poi la madre di tutti gli aumenti di prezzi e tariffe. Per quanto riguarda poi i controlli della Guardia di Finanza sui prezzi, se ci sono stati, sono stati sicuramente insufficienti, viste le troppe speculazioni e i prezzi folli che i consumatori quotidianamente denunciano.

Festa della donna o dei fiorai? G. S. di Trento, in margine alla festa della donna, ritiene che sarebbe il caso di finirla con le mimose per festeggiare l’8 marzo, in quanto più che festa della donna deve parlarsi di festa dei fiorai.

A tale proposito abbiamo verificato che nel 2001 un rametto confezionato costava da 2 a 3.000 lire massimo. Oggi è introvabile a meno di 2 euro; in pratica si è verificato l’arrotondamento classico: 1000 lire=1 euro, per cui i ramoscelli che nel 2001 costavano 2.000 lire oggi si trovano a 2 euro, quelli che costavano 3.000 lire oggi costano 3 euro.

Consigliamo, in occasione della festa della donna, di raccogliere possibilmente un fiorellino nei campi: è più faticoso, ma più conveniente, oltre che più romantico.