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La lezione di Umberto II

La metà degli italiani ha votato Berlusconi. Come mai? Il voto irrazionale e un esempio storico, il referendum monarchia-repubblica: ma con un perdente di ben altra levatura...

Io capisco che si possa essere anche di destra. Anzi direi che è persino necessario che esista una forza di destra, perché il confronto fra sinistra e destra è il meccanismo fisiologico vitale di una democrazia liberale con alternanza di governi di opposto orientamento.

Sostenitori dell'Ulivo in festa.

E’ quindi comprensibile che taluno possa privilegiare la libertà sacrificando l’eguaglianza, confidare nell’arcana magia del libero mercato e diffidare dello stato sociale, credere nella sacralità del triplice assunto Dio, Patria, Famiglia, ignorando i valori laici, la fraternità internazionale, il primato della persona. Su questi temi e principi ideali è naturale che in una comunità evoluta si svolgano le dispute culturali e politiche e volta a volta prevalga la destra o la sinistra.

Ciò che non capisco è che vi sia stata la metà degli italiani che hanno votato per questa

946: Umberto II vota al referendum istituzionale.
destra, in una consultazione che in buona sostanza si è risolta in un referendum pro o contro Silvio Berlusconi. Un simile voto contrasta in modo stridente con principi che appartengono sia alla sinistra che alla destra. Ben s’intende, ad una destra che sia portatrice di valori: quali il principio di legalità e il criterio della separazione e bilanciamento dei poteri, che nelle moderne società civili hanno appunto la forza di regole universali.

Con tali regole è radicalmente in contrasto un politico che sia plurinquisito per reati comuni, che abusi del potere legislativo per sottrarsi al potere giudiziario, che subordini il pubblico interesse al suo privato tornaconto. E’ persino superfluo tornare a ricordare il colossale conflitto di interessi condensato nella persona di Berlusconi, le numerose leggi varate nell’esclusivo suo interesse, la ferita mortale inferta alla nostra democrazia con le riforme della Costituzione e dell’ordinamento giudiziario. Tutto ciò confligge anche con il sistema di valori proprio di una normale destra politica, e ciò malgrado è stato negletto da quella metà di elettrici ed elettori che hanno votato per la cosiddetta Casa Delle Libertà.

Non credo che a determinare un simile stupefacente risultato siano state le bricciole di esoneri fiscali (ICI e tassa dei rifiuti) promesse dal cavaliere l’ultimo giorno. Il fenomeno ha avuto una dimensione così vasta da richiedere motivazioni più adeguate.

Temo che esse vadano ricercate nei fondali di certa psicologia delle masse. Il mito del superuomo nel quale identificarsi, in una sorta di acritico processo istintivo. La sedimentata ostilità verso la sinistra, i sindacati, i comunisti. Non a caso questi sono stati i tasti battuti e ribattuti dalla propaganda televisiva di Berlusconi, l’esaltazione dei suoi personali demiurgici poteri e la minaccia comunista.

D’altra parte un così irrazionale risultato non deve sorprendere. Non è la prima volta che si verifica. Sessant’anni or sono, il 2 giugno 1946, nel referendum istituzionale vinse la Repubblica, ma i voti a favore della monarchia furono moltissimi, addirittura la maggioranza nell’Italia meridionale e nelle isole. E ciò malgrado le enormi responsabilità che la monarchia sabauda aveva accumulato per i tragici eventi del ventennio fascista e della guerra devastante appena terminata. Anche allora vi fu chi tentò di mettere in dubbio il responso elettorale, ma appena la Cassazione lo proclamò con tutti i carismi formali, Umberto II, il re di maggio, rampollo di un antico lignaggio, tolse prontamente il disturbo.

Possiamo attenderci che anche il cavaliere, che dopo tutto è solo un parvenu, faccia altrettanto? Come allora l’Assemblea Costituente diede vita ad uno dei più avanzati ordinamenti repubblicani, anche oggi una sinistra coesa ed illuminata può con la sua operosa azione di governo riconquistare la fiducia di quella parte di popolo che non l’ha votata.