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Tullio Pericoli a Rovereto

Mostra sui paesaggi ad olio dell'artista marchigiano, più popolare come vignettista. eppure intenso e profondo come pitttore.

Già nel 1972 Arturo Carlo Quintavalle, in un volumetto pubblicato dall’Università di Parma, sottolineava l’impossibilità di separare, se non per gli idealisti più integralisti, il Pericoli pittore dal più noto Pericoli vignettista. Il passaggio dalla figurazione all’astrazione è del resto per l’artista un fatto naturale e quasi dovuto, e in questo ricorda molto un pittore molto amato e citato dallo stesso Pericoli, Paul Klee. Certo, il Pericoli vignettista è indubbiamente più popolare, di una fama guadagnata grazie alle numerosissime tavole realizzate per Il Giorno, Linus, L’Espresso e Repubblica. Ma questa è una peculiarità del mezzo, non della poetica. La volontà d’indagine, di scavare dentro le cose è sostanzialmente la stessa, nel lavori pittorici quanto in quelli al tratto. Entrare nelle pieghe di un volto, individuarne le minime deformazioni per amplificarle, fare emergere l’identikit non solo fisico ma anche morale di un personaggio è un procedimento che Pericoli ripropone con meticolosità anche nelle opere pittoriche, seppur iconograficamente molto diverse.

Tullio Pericoli, Regioni (2005)

La mostra "Tullio Pericoli. Paesaggi", in corso alla Galleria Studio 53 a Rovereto (fino al 15 maggio), ci dà riprova di questa profonda indagine della realtà, proponendo una copiosa serie di olii incentrati sul paesaggio, genere pittoricamente prediletto dall’artista, tanto da essere al centro di un paio di monografie edite qualche anno fa da Rizzoli. Una mostra che segna per Pericoli un ritorno alla pittura, visto che erano quasi vent’anni che l’artista non esponeva la sua recente produzione ad olio. Come sottolineato recentemente da Natalia Aspesi sulle pagine del Venerdì di Repubblica, questo tornare ai pennelli avviene con un tema decisamente alieno al panorama attuale dell’arte contemporanea, diffusamente provocatorio e violento: la classicità del paesaggio, indagato con uno sguardo intimo, innamorato, intenso ma poeticamente pacato. Un’indagine che si concentra esclusivamente sul paesaggio marchigiano, ammirato da Pericoli in maniera sconfinata dalla sua abitazione posta sulla sommità di un colle a Sopravena di Rosara, nell’Ascolano. Paesaggi che con limpide cromie antinaturaliste perlustrano la morfologia dell’ambiente, lo strutturarsi del territorio in zolle, la geometria inesatta ma perfetta dei terreni coltivati, l’alternarsi di sinuose colline a densi tratti pianeggianti segnati dal lavoro dei contadini. Paesaggi che per certi tratti sembrano evocare Morlotti, ma un Morlotti stilizzato, chiarista.

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