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Grande coalizione e grandi progetti

Elezioni a Innsbruck: Hilde Zach perde le elezioni, ma vince le trattative. E intanto si approfondisce il buco dei conti dei grandi impianti olimpionici.

La sindaca Hilde Zach ha perso le elezioni (vedi in QT n. 9 Post-elezioni, cronaca di un disastro annunciato), ma ha vinto i negoziati per formare una maggioranza. Mentre nei primi giorni sembrava mirasse a un accordo con popolari social-cristiani e verdi, a costo di escluderne i socialdemocratici, alla fine ha formato una maggioranza della sua lista "Für Innsbruck" insieme a popolari e socialdemocratici. Insomma, la più tradizionale delle maggioranze, sul modello della vecchia "grande coalizione" fra popolari, di qualsiasi etichetta, e socialdemocratici, come anche in Provincia.

I verdi si sono trovati di nuovo all’opposizione. Non potevano che dire no ad un’alleanza senza programma, ma nel segno della più insostenibile continuità, ivi inclusa non solo la contestatissima uscita autostradale "Centro", ma perfino il progetto di un’ulteriore uscita "Aeroporto", cioè un sesto casello su circa 15 chilometri di anello intorno alla città. Cosa ci fa, un assessore al traffico e all’ambiente verde, in una tale maggioranza? Così i verdi hanno detto "no grazie", tornando sui banchi – poco amati, per dire la verità – dell’opposizione.

E Dio sia ringraziato. Verso la fine di maggio, il manager di Olympiaworld, il complesso di stadi sportivi ereditati, e poi potenziati, in vista di un’improbabile terza edizione tirolese delle Olimpiadi invernali, si è fatto intervistare dalla Tiroler Tageszeitung per dichiarare che se Olympiaworld è sull’orlo del fallimento, non è colpa sua. Anzi, il complesso è "strutturalmente" deficitario e avrà bisogno di immensi finanziamenti pubblici per sopravvivere per sempre, in nome dell’immagine di Innsbruck come "città dello sport". Per omnia secula seculorum, amen.

Uno scorcio di Olympiaworld.

Lo ha dichiarato perché fra poco sarà pubblicato l’analisi della "Kontrollabteilung", cioè la Corte dei conti comunale, sullo stato economico della struttura. Il quale sarà – come sa bene il nostro – disastroso. Quando il Consiglio comunale, nel dicembre del 2005, dovette stanziare ben 545.000 euro da aggiungere ai 550.000 del bilancio preventivo, per coprire il deficit di gestione, verdi e socialdemocratici (per regolamento basta un quarto del Consiglio per ottenere una verifica straordinaria) avevano richiesto un esame dei conti della società che appartiene, fifty-fifty, a Comune e Provincia.

Negli ultimi 10 anni, sotto la guida dell’allora sindaco, ora capitano, Herwig van Staa, abbiamo non solo "modernizzato" il grande stadio olimpico del ghiaccio, malridotto dopo 40 anni circa di vita, ma ne abbiamo costruito anche un secondo, un po’ meno grande per capacità, ma non meno faraonico. L’idea era di avere uno stadio per lo sport "quotidiano", visto che la nostra squadra di hockey gioca in serie A, ma non riesce, di regola, ad attrarre più di tremila spettatori, ed un altro per le grandi occasioni, tipo campionati mondiali. La grande arena doveva essere, come i gentili lettori e lettrici avranno già indovinato, "multifunzionale". Doveva servire anche per congressi e spettacoli, culturali o meno.

Il primo preventivo dei costi (quello sul quale si basava il sì del Consiglio) era disperatamente sottovalutato: i costi erano stimati per tot metri cubi di "struttura industriale", una scatola qualsiasi. Bene, se poi si fa un concorso architettonico, e i costi del progetto vincente sono il doppio del preventivo, la colpa sarà degli architetti megalomani...

Ma - sentenziava van Staa, seguito poi dalla Zach e dal suo vice, competente non solo per lo sport ma anche per l’economia - non c’è problema. Risparmiamo sui costi di gestione: con le nuove tecnologie si consuma meno energia, lo sport quotidiano costa meno nel nuovo stadio minore, mentre la grande arena olimpica, essendo multifunzionale, genererà introiti favolosi.

Insomma, i conti in nero erano quasi garantiti. Mezzo milione più, mezzo meno, ma tanto siamo la città dello sport, capitale delle Alpi. E chissà, magari ci daranno la terza edizione delle Olimpiadi…

Solo che le cose non sono andate così. Dice ora il direttore di Olympiaworld: siamo in perenne deficit perché con il canone che lo sport è in grado di pagare, i costi di gestione, per non parlare di ammortamento del capitale investito, mai e poi mai possono essere coperti. Il che vuol dire deficit strutturale. Di introiti generati dagli spettacoli, nemmeno sognarne, visto che l’arena in verità è poco multifunzionale; i costi per adattarla ad usi non sportivi, evento per evento, sono proibitivi. Poi, altri investimenti in altre strutture del complesso Olympiaworld sono alle porte.

"Bello e impossibile": così i verdi avevano commentato per anni in Consiglio. Ora pare che sia il manager che il dipartimento di controllo, finalmente, siano dello stesso avviso. Troppo tardi. Ma almeno non devono amministrare questo disastro.