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Un obbrobrio da cancellare

Perchè la riforma costituzionale proposta a referendum può essere degenerativa dellea democrazia, e in ogni caso fonte di inefficienza.

Questo governo amico ci fa un po’ soffrire. Lo avevo previsto. Per aspetti secondari, di stile come il numero dei ministri e dei sottosegretari, il più elevato nella storia della Repubblica, bieca concessione alle particelle della coalizione. O la puerile manifestazione contro la sfilata delle forze armate il 2 giugno, impotente surrogato di una più seria ma inattuale rivendicazione di disarmo totale e generalizzato. O l’idea di una così provocatoria ingenuità di designare Lidia Menapace a presiedere la commissione difesa del Senato. O il pullulare di esternazioni a titolo personale di questo o quello. Ma anche per aspetti più sostanziosi, come la insopportabile melina sul ritiro dei nostri soldati dall’Irak, che doveva invece essere deciso lo stesso giorno della fiducia del Parlamento, ed attuato immediatamente.

Speriamo che siano inconvenienti di rodaggio e che in corso d’opera siano rapidamente rimediati. Per ora preme l’appuntamento del 25 e 26 giugno, nel quale elettrici ed elettori dovranno giudicare la riforma costituzionale approvata dalla destra nella precedente legislatura.

Il voto referendario sarà un sì o un no, e si riferisce all’intero testo normativo, che potrà essere accettato o respinto in blocco. Non ci è dato di approvarne alcune parti ed altre no. O si conferma tutto o si boccia tutto.

E’ bene che ciò sia chiarito, perché la destra, nella sua campagna per il sì, mette in evidenza solo quelle parti della complessa riforma che possono propiziare il consenso popolare. Così vantano la riduzione del numero dei parlamentari, calcolando che tale misura incontri la simpatia di un elettorato che non ama i "politici". Da noi si sottolinea la norma che prevede che il nostro Statuto possa essere modificato dal Parlamento solo se vi sia "l’intesa" del Consiglio regionale e dei Consigli provinciali. Si tratta di norme nuove certamente condivisibili, ma che non possono essere recepite al prezzo di far passare con esse anche le altre parti contenute nel corpo normativo sottoposto, come ho detto, nella sua indivisibile unità al nostro voto referendario. In esso vi sono innovazioni della nostra Costituzione pericolose sia perché prefigurano un modello autoritario dei poteri dello Stato, sia perché la loro stessa organizzazione risulterà così confusa e contraddittoria da ingenerare continui conflitti ed una generale inefficienza.

L’articolo 27 dispone che "il Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento della Camera dei Deputati ed indice le elezioni nei seguenti casi: a.- su richiesta del Primo Ministro, che ne assume la esclusiva responsabilità". Dunque il Primo Ministro nomina e destituisce i ministri, non ha più bisogno della fiducia del Parlamento, e può scioglierlo a suo piacimento senza risponderne a nessuno. Con tale potere è in condizione di ricattare in ogni momento la Camera dei Deputati, ed è sottratto ad ogni controllo. Se un tale primo ministro fosse, per puro caso, anche proprietario di una rete televisiva, un colpo di stato sarebbe del tutto inutile.

L’art. 14 ridisciplina il procedimento di formazione delle leggi. E’ un autentico rompicapo. Conserva la funzione legislativa anche del Senato, pomposamente chiamato Federale, e stabilisce tante e tali reciproche interferenze fra le due Camere, con riferimento alle diverse indefinibili materie, da far prevedere una infinità di conflitti, tali da inceppare il meccanismo anche se interpretato da protagonisti mossi dalla più esemplare buona volontà.

L’art. 45 attribuisce al Governo centrale il potere di far bocciare dal Parlamento (non dimentichiamolo, a mercè del Primo Ministro) ogni legge regionale che ritenga pregiudizievole"dell’interesse nazionale".

Trattasi di un criterio (l’interesse nazionale) così generico ed indefinito, che rimette all’arbitrio del governo del momento la sussistenza o meno dei poteri costituzionali con così apparente generosità attribuiti alle Regioni.

Ci sarebbe molto altro da dire. Ma gli accenni che ne ho fatto sono più che sufficienti per ritenere la riforma costituzionale sottoposta al nostro giudizio un obbrobrio politico ed un mostriciattolo tecnico. Le parti che possono funzionare fanno degenerare il nostro ordinamento in una forma di dittatura populista. Le altre sono solo fonte di inefficienza e conflittualità. Un fedele autoritratto di chi l’ha concepita: un po’ Berlusconi ed un po’ Calderoli.