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“L’economia della solidarietà”

Carlo Borzaga, Alberto Ianes, L’economia della solidarietà, storia e prospettive della cooperazione sociale. Donzelli, 2006, pp. 252, 25.

E’ piuttosto inconsueto leggere un libro che abbia come autori il preside di una facoltà e un giovane dottorando. Questa proficua convergenza di Carlo Borzaga (il preside) e Alberto Ianes (il dottorando) ha prodotto il ricco saggio di storia e prospettive della cooperazione sociale. Una realtà che in Italia conta oggi settemila imprese, 2 milioni e mezzo di utenti, 200.000 occupati di cui 24.000 persone svantaggiate, 30.000 volontari, 4 miliardi e mezzo di fatturato.

Giorgio Ruffolo

Lo chiamano il "terzo settore" o, per dirla con Giorgio Ruffolo, il terzo sistema, incuneato com’è tra l’azione del privato e l’intervento dello Stato. Un sistema, lo ha ricordato lo stesso Ruffolo nei giorni del Festival a Trento, che si sta muovendo in una direzione cooperativa estremamente ricca, spesso riduttivamente identificata solo nel volontariato. Si qualifica per due caratteristiche: non ha scopi di lucro ed è in crescendo in tutto il mondo.

La prospettiva della cooperazione sociale ricorda quella vissuta dal mercato negli ultimi secoli. Il mercato ha però un limite che Giorgio Ruffolo ha spesso denunciato nei suoi saggi: "Aver compromesso le relazioni informali (comprese quelle cooperative) e la spiritualità della società a beneficio del paradigma del profitto".

Il libro di Carlo Borzaga e Alberto Ianes è stato pubblicato con Donzelli, la casa editrice che una decina d’anni fa aveva pubblicato quel "Destra e Sinistra" di Norberto Bobbio che centrò in modo chiaro e diretto una questione cruciale, i temi della giustizia, dell’uguaglianza e dell’equità, valori e finalità che sono stati (e continuano ad essere) motore della storia e dei processi politici.

Carlo Borzaga

Aveva scritto Norberto Bobbio: "Proclamare e tendere all’uguaglianza non significa aspirare ad una società in cui tutti siano uguali in tutto, ma piuttosto sia più ciò che rende gli uomini eguali che ciò che li rende diseguali". Un proposito che si intreccia e alimenta con le lunghe imponenti battaglie per i diritti sociali e quelli di libertà dalla fine dell’Ottocento e per tutto il Novecento, il "secolo socialdemocratico". Principi sanciti in molte carte costituzionali: il diritto alla salute, all’assistenza, all’istruzione, al lavoro, al mantenimento del reddito in seguito a vecchiaia e malattia, trovarono solenne riscontro nella Costituzione italiana del 1948, oggi sottoposta ad insane picconate ed usure.

Come sempre i principi hanno però bisogno di concretizzarsi, giorno dopo giorno, in politiche, in misure, in progetti, capaci di rimuovere gli ostacoli che impediscono ai diritti di diventare effettivi e al principio di uguaglianza di potersi inverare nella pratica quotidiana o vedono spegnersi la loro forza propulsiva. Da verificare, secondo la prospettiva indicata da Amartya Senn, in che modo l’usufruibilità di beni e servizi si traduca in espansione delle capacità, in realizzazione personale, in effettiva autonomia per chi li riceve.Da comprendere quanto essi siano capaci di creare le condizioni perché ognuno sia in grado di realizzare autonomamente i propri sogni, promuovere il proprio sviluppo esercitando le capacità acquisite grazie anche ai beni e ai servizi usufruiti.

Nella loro "storia" e nella loro "verifica" Borzaga e Ianes pongono al centro dell’interesse la persona, con la sua identità e la sua biografia, che deve diventare fine ultimo di ogni intervento, di ogni politica tesa a renderla autonoma e pienamente soddisfatta. Il modo per creare le condizioni, trovare i mezzi, attivare le organizzazioni migliori perché il pieno sviluppo avvenga, è dipeso, di volta in volta, dalle condizioni storiche date e dalle sensibilità che sono maturate, dagli strumenti che si è riusciti ad attivare. Il fine è quindi la persona, il suo progredire, mentre lo strumento fa parte della Storia, delle sue conquiste, delle innovazioni istituzionali e organizzative via via attivate per fronteggiare il problema della povertà, del bisogno di assistenza e cura, della necessità di preservare il reddito di fronte alle evenienze sfavorevoli della vita.

Per un intero secolo a questo obiettivo hanno teso milioni di donne e uomini, di movimenti e organizzazioni, istituzioni, intervendo sulle povertà, per alleviare disagi, e rendere meno penose le condizioni economiche e di vita di plebi che dovevano essere trasformate in popolo, assolvendo, magari senza esserne consapevoli, il difficile compito di aspirare all’uguaglianza. Ed è proprio a un soggetto frutto della capacità e dell’inventiva degli uomini visti nella loro dimensione collettiva, come espressione della società civile, che libro dà un contributo, raccontandone la storia. E’ la storia della cooperazione sociale, una particolare forma di impresa senza scopo di lucro che ha cercato di coniugare istanze solidali e attività imprenditoriali nel settore dei servizi socio-assitenziali, dove nessuno fino a pochi anni fa avrebbe mai pensato di realizzare attività di impresa. E’ la storia di uno strumento attivato dalla libera iniziativa di cittadini, ispirato dai grandi filoni solidarisatici della tradizione cattolica e socialista, per perseguire, assieme e in sinergia con altri istituti, pubblici e privati, la lotta all’esclusione sociale per promuovere il benessere della persona, possibilmente dell’intera collettività. Uno strumento che ha saputo cogliere la persistenza di alcuni bisogni e ha cercato di darvi una risposta efficiente ed efficace, non assicurata allo stesso modo da altri attori e soggetti presenti, come Stato e mercato.

La cooperazione sociale è stata, soprattutto in questi ultimi decenni, il frutto di un processo evolutivo, di un adattamento sociale sperimentato direttamente sul campo, della traduzione concreta di un impegno sociale di gruppi di persone che hanno voluto dare stabilità e continuità ad un servizio precedentemente organizzato per via spontanea ed episodica attraverso il volontariato, di cui anche il Trentino ha avuto sperimentazioni efficaci.

Come ogni novità, anche quest’inedita forma di intrapresa ha dovuto far fronte a resistenze sotterranee, ad ostilità conservatrici da parte di chi era legato a soluzioni e visioni che furono grandi conquiste del passato, ma che non sempre riescono a corrispondere ai grandi mutamenti sociali e istituzionali della storia. E il saggio sull’Economia della Solidarietà è certamente la storia della cooperazione sociale, ma anche della sua difficoltà ad essere accolta come fattore positivo per concorrere a realizzare il principio costituzionale di uguaglianza. La storia delle sue esperienze, prima che a questa nuova forma di impegno civile nel campo sociale corrisponda una definita coscienza normativa che la incardini. la rappresenti, la legittimi pienamente, come fattore importante del welfare dell’oggi e del domani.