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Il lamento dal cassonetto

Di recente, s’è parlato su queste pagine delle buone pratiche in materia di gestione dei rifiuti. All’incontro pubblico del 6 giugno a San Michele all’Adige, Paul Connett ha illustrato i contenuti della strategia "Rifiuti Zero" (vedi Meno rifiuti: da San Francisco ad Aldeno). Essa implica, nel lungo periodo, la scomparsa del residuo indifferenziato, grazie alla riduzione e al riciclaggio spinto dei rifiuti. Si tratta dell’unica strada realmente sostenibile nella gestione dei rifiuti, ma non si deve pensare che sia facile percorrerla.

Una recente esperienza personale che voglio condividere coi lettori di Questotrentino può illustrare le gravi difficoltà che si possono incontrare lungo il percorso.

La strategia "Rifiuti Zero" va praticata localmente, ma mira a risolvere un problema globale, quello della crisi ambientale che attanaglia il pianeta Terra. Ecco perché possono interessare, di quest’argomento, anche aspetti relativi a realtà lontane da quella trentina.

Altro capo della Penisola: Sicilia, provincia di Ragusa, un piccolo paesino sulla costa. Mi ci sono trovato in vacanza una settimana, ospite presso i nonni di un amico. Dopo il primo pasto, aiuto a sparecchiare e domando dove vadano messi i rifiuti che normalmente differenzio: l’ottantaseienne nonno del mio amico mi guarda come fossi un extraterrestre. Non è però una questione di età, né di latitudini: il mio amico, ventottenne emiliano, mi guarda allargando le braccia: "Marco, cosa pretendi?".

Non posso pretendere nulla, e alla fine mi tocca vedere l’unico bidone di casa riempirsi di vetro, plastica, carta, bucce di limone. Mi vengono in mente le parole del sindaco di Montebelluna, presente all’incontro con Connett per testimoniare i progressi fatti in materia di raccolta dei rifiuti nel virtuoso Comune che amministra: "Molti miei concittadini, in vacanza dove non c’è raccolta differenziata, tornano a casa coi rifiuti caricati in macchina". Peccato che io sia in aereo…

Passa qualche giorno, senza ovviamente che io mi sia abituato a quel tipo di raccolta indiscriminata. E, nonostante il mio tentativo di evitarlo, arriva pure il momento di portarcelo, il sacco di rifiuti al cassonetto, quando la zia del mio amico me lo chiede per favore. Mi pesa, ma dovrei forse apparire scortese?

Dirigendomi verso il cassonetto, rifletto sul fatto che anche in Sicilia, naturalmente, si punta forte sugli inceneritori: la situazione più controversa è a Paternò, in provincia di Catania, dove, su impulso del Commissario per l’emergenza rifiuti (nonché Presidente della Regione) Totò Cuffaro, se ne vuole costruire uno in una zona ad alto rischio geologico.

Intanto, sono arrivato al cassonetto. Lo apro e butto via il sacco. Sto per richiuderlo, quando mi sembra di sentire un lamento. Mi guardo intorno, ma capisco subito che viene proprio da lì dentro. Nonostante i 36 gradi del pomeriggio, rabbrividisco. Mi chino, cerco di individuare il punto da cui proviene il suono. Raggiungo con le mani una busta di plastica. Proviene da lì. La tiro fuori. La apro. Mi tremano un po’ le mani. Dentro c’è qualche abito vecchio, un paio di ciabatte, qualche altro rifiuto di cui non ho ricordo e un’altra busta di plastica bianca, piccola, di quelle che ti dà di solito il fruttivendolo. La busta ha le maniglie annodate. Il lamento viene da lì dentro. Prendo il coraggio a due mani, e rompo la busta.

Quasi vomito. Tre cuccioli di cane, stretti l’uno all’altro. Due già morti. Uno, quello che si lamentava, avrebbe finito di farlo di lì a poco sotto i miei occhi.

Penso con feroce ripugnanza a chi ha compiuto il gesto. Ci sono persone la cui stessa esistenza andrebbe considerata un rifiuto. Forse la strategia "Rifiuti Zero" potrebbe riuscire ad azzerare anche un tal genere di rifiuto.