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Arabo: ce l’ho fatta! Cinese: la disfatta

Ricordate? Nei primi mesi di quest’anno il "vostro inviato" si era iscritto contemporaneamente al corso di arabo organizzato dalla Comunità Islamica del Trentino-Alto Adige, e al corso di cinese organizzato dall’Università di Trento. Qui una sessantina di frequentanti della prima ora, a occhio, là 52, in entrambi i corsi tutti apparentemente agguerriti e pronti a confrontarsi con alfabeti, grammatiche, culture diverse. Che cosa ne è stato, di noi? Quanti sono sopravvissuti? .

In via Vivaldi, il 29 giugno, ultima lezione, eravamo circa 24, mancanti quattro assenti giustificati. Il nostro insegnante, Rashid, ci ha fatto tremare subito con il test di verifica finale. Quest’asino dello scrivente non sapeva dove e come nascondersi: l’ultimo mese non era stato sempre presente, causa impegni di lavoro, e gli sfuggivano diverse cose importanti, necessarie sia per proseguire nell’apprendimento, sia per risolvere i pur facili quesiti del test. Si profilava un rimando a settembre per il povero cronista impreparato... ma - benignamente - l’attestato, bello, colorato, bilingue, glielo hanno dato lo stesso. E al termine della verifica, la festicciola, tra amici, con alcune specialità gastronomiche e bevande rigorosamente non alcooliche, inaugurata dal bel discorso del Presidente della Comunità islamica della nostra Regione, il dott. Aboulkheir Breigheche. Egli ha rivolto i suoi complimenti agli arditi che si sono avvicinati alla lingua araba, impiegando parte del proprio tempo libero e in orario post-lavorativo, elogiandone l’impegno e l’interesse per una cultura e una lingua importanti, ieri come oggi, per l’evoluzione della civiltà. L’insegnante, Rashid Saafi, che ha mostrato grandi doti di pazienza ma anche di bonaria autorità nei momenti in cui era necessario, ha ringraziato i suoi alunni, dando loro appuntamento al corso successivo, nel febbraio 2007. Questo lasso temporale ha messo paura un po’ a tutti: come faremo, da soli, fino a febbraio, per cercare di non dimenticare quanto appreso?

Già fioccavano i primi accordi: "Ci vediamo a settembre, per ripassare?". Dei 52 iscritti iniziali, con grande sorpresa degli organizzatori per un’adesione così massiccia in tempi di crisi politiche internazionali, 28 hanno seguito il corso (gratuito) fino al termine. I corsisti hanno infine scritto in calce ai test eseguiti le loro opinioni sul corso. Eccone alcune: "Il corso è interessante, ma purtroppo è finito quando la voglia di continuare era più forte. E’ ben organizzato e mi ha permesso di imparare in modo divertente".

"Riuscirò a non dimenticare tutto prima di febbraio?".

"L’arabo è una lingua affascinante, geniale, imparare un altro alfabeto aiuta anche a scrivere il mondo in un altro modo".

"Ed ora via! Per un bel viaggio nelle capitali mediorientali!".

"Una bella esperienza... una possibilità di conoscere le culture diverse da un punto di vista diverso...".

"Un corso - anche se ho studiato poco - veramente interessante, l’insegnante è molto bravo, speriamo che continui il prossimo anno!".

Quanti saremo la prossima volta? Molti di più, speriamo. Lo merita la lingua, lo meritano gli organizzatori. E speriamo anche che si decida di offrire alla Comunità Islamica una sede più adeguata, sia per le attività specifiche di culto e di incontro, sia per poter ospitare con maggior comodità il corso di arabo.

Il corso di cinese organizzato dall’Università è stato di tutt’altro tenore. Valida conoscitrice e frequentatrice della Cina si è mostrata la prof.ssa Merchionne, dell’Università di Milano; così come valido collaboratore è stato il prof. Gu, simpatico e dinamico lettore di lingua cinese. Il corso ha avuto un’impostazione ovviamente accademica, con tanto di esame scritto-orale finale, cui per fortuna non ho potuto prender parte, anzi- tutto perché a doverlo sostenere erano gli immatricolati, e non gli uditori.

E poi perché il carico di lavoro necessario per sostenere tali test era troppo pesante, per un semplice cultore della materia. Mentre con il corso di arabo si è badato a imparare la lettura e scrittura delle parole, l’alfabeto, insomma, senza pressoché badare – se non nelle ultime lezioni – all’apprendimento di frasi colloquiali elementari, con il corso di cinese l’impostazione accademica ha spinto molto in alto le ambizioni degli organizzatori, al punto che lo studente era impegnato, contemporaneamente, nella lettura e scrittura dei caratteri ideografici cinesi, nella pronuncia "quadritonale", ostica e priva di riferimenti visivi come quelli invece presenti in arabo e in italiano grazie agli alfabeti fonetici, e nella memorizzazione di frasi colloquiali, avendo peraltro in uso un testo non del tutto adeguato, a nostro avviso, per studenti abituati a lavorare con schemi grammaticali ben definiti.

Il risultato? Per il sottoscritto, disfatta, autobocciatura e necessità di ricominciare da zero, con maggior gradualità e minori ambizioni. Non che l’arabo sembri più facile... tuttavia, il cinese, signori!... Ma ci riproveremo.