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Risparmio energetico, la nuova frontiera

Nuove tecnologie, sensibilità ambientale, politiche adeguate: i grandi risulatati possibili sul fronte dell’inquinamento e del risparmio energetico. Tra fliliera del legno, Distretto Tecnologico, protocollo di Kyoto, un settore centrale nel prossimo futuro.

Avete presente l’inquinamento atmosferico, per cui ci si trova a fare i conti con targhe alterne, blocchi della circolazione e simili provvedimenti dall’incerto esito? Senza nulla togliere alla necessità di ridurre il traffico, bisogna però dire che lo stesso impatto lo hanno gli impianti di riscaldamento (entrambi 40% dell’inquinamento totale). Per cui anche questo è un fronte su cui agire, e probabilmente con più efficacia.

Altro ricordo dello scorso inverno: il gas russo. Ricordate quando Putin chiuse i rubinetti e si ventilò l’ipotesi di un inverno al freddo? In realtà Putin ridusse le sue forniture del 10%; e il gas russo costituisce il 25% del metano nazionale; il quale a sua volta è un terzo delle necessità energetiche totali. Tirando le somme: il 10% del 25% del 33% fa meno dell’1%: il nostro sistema energetico è entrato in crisi per una riduzione degli approvvigionamenti di neanche l’1%. Il che vuol dire che è un sistema strutturalmente sull’orlo della crisi. E il futuro, con le sempre maggiori richieste dei nuovi colossi, Cina e India, non potrà che essere più incerto. Di qui la centralità del problema. Sotto due aspetti: quello ambientale (che vuol dire salute) e quello del reperimento delle risorse. Centralità che è facile prevedere sarà sempre più accentuata negli anni a venire.

Consumo di energia per mq. in un’abitazione Il grafico riporta l’evoluzione dei consumi energetici. Nel 1977 e poi nel 1986 si hanno i primi provvedimenti legislativi per migliorare il rendimento termico delle abitazioni. Poi abbiamo un protocollo tra la Pat e l’Itea nel ‘90; e nel ‘96 gli incentivi per edifici a basso consumo. L’obiettivo attuale è la “casa passiva”, con un consumo energetico minimo. Quello del prossimo futuro, la “casa attiva”, che non assorbe energia, bensì ne fornisce.

Anche perché le soluzioni ci possono essere. Osservate il grafico a fianco, a nostro avviso illuminante. Indica quanta energia consuma un’abitazione in un anno, in Kwh per metro quadro di superficie. Come si vede, l’affinamento delle tecnologie costruttive ha portato a grossi risultati: oggi gli edifici costruiti secondo gli standard del basso consumo (e in Trentino sono stati, anche grazie ai contributi, circa 500, che è un bel numero) consumano 1/4 degli edifici più obsoleti. Non solo: le "case passive", costruite secondo certi criteri, consumano 15 volte di meno. Ma la nuova frontiera va oltre, si sta viaggiando verso la "casa attiva", che non è più un peso energetico, ma un fattore di produzione: gli apparati fotovoltaici riescono a soddisfare le esigenze di riscaldamento e quelle di energia elettrica dell’abitazione, e immettono in rete un surplus di energia. Per di più pulita. Con il che il problema è capovolto: gli edifici non inquinano e non consumano. Producono, concorrendo a risolvere il problema energetico, ormai epocale.

Ma questa, è la realtà o solo una favola a lieto fine? E’ quanto vediamo in questo servizio.

Il risparmio energetico ha due aspetti: quando raggiunge quote significative, riduce l’inquinamento e il consumo. "Per questo va considerato come una vera e propria fonte energetica" - ci dice il diessino Ottorino Bressanini, assessore provinciale all’energia. Di qui tutta una serie di modalità costruttive delle abitazioni (coibentazione degli infissi, cappotti, doppi e tripli vetri, fino alla puntuale regolazione del calore attraverso la domotica) che hanno portato a risparmi sempre più significativi. E questo seguendo un percorso che si è visto produttivo: prima si incentivano le costruzioni che soddisfano certi parametri, poi, con il diffondersi delle relative tecnologie, quei parametri diventano obbligatori, prima per gli edifici pubblici, poi per tutti. E allora si incentivano tecnologie più avanzate e così via.

"Il dato positivo è che tutto il mercato si sta muovendo in questa direzione – ci dice l’arch. Giacomo Carlino, dirigente del Servizio Energia – I costruttori si informano sempre sui nuovi incentivi, ma non tanto per i relativi soldi, ma perché sono gli acquirenti che chiedono case a basso consumo". Insomma, si è sviluppato un positivo intreccio tra coscienza ambientale e tornaconto economico delle case risparmiose.

L’esempio è venuto da Bolzano, dove con il progetto Casa Clima le abitazioni sono classificate in base al consumo energetico: dai 7 litri annuali di gasolio (o 7 metri cubi di metano) per metro quadro della classe C ai 3 litri della classe A, fino a 1 litro per la Casa passiva; il tutto con un miglioramento del benessere, estivo ed invernale, degli abitanti. Il Trentino rispetto a Bolzano è un po’ in ritardo (ma molto più avanti del dato nazionale), "ma ora stiamo elaborando una legge ad hoc, che sarà innovativa" - assicura Bressanini.

C’è poi l’altro corno del problema: quale energia? In attesa di quelle più innovative, quale di quelle attuali è la più conveniente, la meno inquinante?

Su questo fronte il Trentino sta muovendosi per integrare il gasolio e il metano con le bio-masse, in soldoni la legna. Il discorso è articolato: il "cippato" (gli scarti della produzione) è un buon combustibile, ed è uno dei tasselli di quella filiera del legno che, in Trentino, è un punto di forza delle tecnologie ambientali.

Ma bruciare la legna, non inquina? "Sì, se la si brucia nel caminetto e nel focolare. Molto meno, a livello del metano, se si utilizzano impianti appositi – risponde Bressanini – Teniamo poi presente che la combustione della legna produce anidride carbonica (CO2); ma nella stessa quantità che viene poi riassorbita dalla ricrescita del bosco. Per cui il bilancio è pari".

Ed ecco quindi gli impianti di teleriscaldamento, che utilizzano le bio-masse. Qui si assiste ad un’ulteriore dinamica: il ricorso ad impianti centralizzati, che riscaldano almeno qualche decina di appartamenti. Esattamente il contrario di quanto si faceva fino a pochi anni fa, con la corsa al riscaldamento autonomo.

Il fatto è che l’impianto autonomo risultava più economico in quanto ognuno se lo tarava sulle proprie esigenze, con l’oculatezza di chi sa di spendere soldi propri. Però al contempo una serie di piccole caldaie sono meno efficienti di una grande, e anche molto più inquinanti.

La tecnologia ha risolto il problema. Oggi con la computerizzazione ognuno può programmare, ora per ora, il calore nel proprio appartamento (sapendosene addebitato il costo) anche se proveniente da un impianto che serve 200 abitazioni; con il che si coniuga l’efficienza e la pulizia del centralizzato con la convenienza e la responsabilizzazione dell’autonomo. E questo ha rimesso in gioco il legno.

Ottorino Bressanini, assessore provinciale all’energia.

"L’obiettivo è eliminare completamente il gasolio – ci dice l’assessore Bressanini - Abbiamo diviso il Trentino in zone metanizzabili e non. In queste seconde, dove sarebbe troppo oneroso fare arrivare un metanodotto, opererà il teleriscaldamento con il cippato".

A dire il vero, stiamo parlando del legno partendo dal fondo, dagli scarti da bruciare. Invece una politica energetica d’avanguardia, in Trentino, comporta una forte rivalutazione del legno come materiale di costruzione. C’è una considerazione di ordine generale, che riguarda il rispetto degli accordi di Kyoto, cosa in Italia sconsideratamente accantonata (e se ne pagheranno le conseguenze). "Il bosco cresce utilizzando CO2. Se io utilizzo legno, per un certo numero di anni intrappolo questa CO2; e contemporaneamente risparmio l’energia necessaria a produrre altri materiali come il cemento – ci dice l’arch. Carlino – E il bilancio energetico-ambientale è fortemente in attivo".

E poi ci sono tutti gli altri aspetti: le prestazioni come isolante termo-acustico, la gradevolezza, la salubrità... L’Ivalsa, articolazione del Cnr con sede a Cavalese, da anni studia le applicazioni industriali del legno. Per attenuarne i punti deboli (soprattutto l’incendiabilità, oggi molto ridotta grazie ai trattamenti ignifughi) ed esaltarne i pregi.

Ne è uscita una tecnologia raffinata, che conduce a prodotti di qualità; sono sorte diverse aziende che stanno operando con successo, utilizzando il legno trentino - e quindi rivitalizzando l’uso dei boschi - ma anche il legno estero: in Svezia i boschi crescono in pianura, e comportano spese decisamente minori.

E qui arriviamo alla vera sfida: il Distretto tecnologico per l’Energia e l’Ambiente. Che vuol dire fare sistema, tra centri di ricerca ed aziende, per innovare e produrre nel settore. "E’ l’edilizia del futuro, che consuma meno energia e fornisce più comfort – ci dice l’assessore all’Innovazione tecnologica Gianluca Salvatori – Non è una cosa studiata a tavolino, siamo partiti dall’esistente: ci sono già aziende nel settore del legno, della domotica, delle fonti energetiche". Si tratta di mettere in rete le aziende tra loro, e con i centri di ricerca, e farne nascere altre sfruttando anche la caratterizzazione del territorio, noto in tutta Italia per le sue qualità ambientali. E non a torto: "In confronto a noi, il resto d’Italia è all’anno zero. Già a Verona non sanno cosa sia un vetro isolante" - afferma l’arch. Carlino.

Arriviamo così all’ultima tappa, quella che nel grafico d’apertura indica la soluzione dei problemi energetici ed ambientali: la casa attiva, che inquina zero e produce energia pulita. Non come il metano, che viene pubblicizzato con i cieli azzurri ma in realtà è solo meglio del gasolio. Né come la legna, che comunque anche nei grandi impianti, pur con tutti i filtri, rilascia particelle, ed in buona sostanza sporca come il metano.

Le energie cosiddette "superpulite" da noi sono il solare e l’eolico (l’idrogeno non è una fonte, è un vettore, una super pila che immagazzina e rilascia l’energia in maniera pulita, ma non la genera). Escluso l’eolico (in Trentino venti consistenti e costanti ci sono solo sui crinali, dove grandi pale sarebbero improponibili dal punto di vista paesaggistico), rimane il solare.

"Ogni giorno il sole invia sulla terra una quantità di energia 15.000 volte maggiore di tutta quella che impiega l’uomo – afferma Bressanini – La Germania ha una produzione di energia solare dieci volte quella del Trentino, cento volte quella dell’Italia. Il problema è politico".

L’anno scorso il governo ha introdotto il "conto energia": il cittadino produttore di energia solare viene collegato alla rete elettrica, da cui prende e fornisce energia, e viene pagato per quella che produce a conguaglio di quella che consuma. Con questo meccanismo si risolve il primo problema del solare: la discontinuità, nell’arco delle 24 ore come dei 12 mesi.

A dire il vero, il sistema è agevolato attraverso tariffe e contributi ed ha incontrato un successo strepitoso. "Il legislatore aveva previsto che si sarebbero installati 100 megawatt nell’arco di 20 anni; bene, in nove giorni ci sono state domande per i 100 megawatt – prosegue Bressanini – Si sono dovuti rivedere piani ed obiettivi. Il fatto è che per installare sul tetto un impianto fotovoltaico di 3 Kw di potenza, si spendono circa 20.000 euro: che ritornano in 10-12 anni, quando i pannelli sono garantiti per 20, e quindi presumibilmente durano 30".

Allora è tutto risolto? Calma, i conti tornano perché il sistema è incentivato. E quindi non generalizzabile. D’altronde una trasmissione televisiva ha recentemente messo in guardia contro i costi dei pannelli: 400 euro a metro quadro, quando invece in India costerebbero 40...

"Non so niente in proposito, so che in Italia i pannelli costano come nel resto d’Europa – ci risponde l’assessore Salvatori – In ogni modo il problema del fotovoltaico non è il costo, ma la resa, che è solo del 15 %. Il solare dipende dai sussidi. Per questo in tutto il mondo si lavora per aumentarne la resa: e anche in Trentino, aziende e centri di ricerca lavorano attorno a questo obiettivo".

In effetti nel Distretto, oltre al fronte della riduzione dei consumi, si stanno sperimentando nuove soluzioni e tecnologie sul fronte del solare: abbiamo a Isera un asilo che combina energia solare e fuel-cell ad idrogeno (vedi su QT n° 3 del 2005 "Con Microsoft e oltre, la ricerca in Trentino"); si stanno testando pannelli in condizioni estreme, come ai 3000 metri del rifugio Caduti dell’Adamello; "Stiamo sviluppando un programma ampio nell’edilizia pubblica, attraverso l’Itea; e nel privato, verso chi produce sinergie tra le fonti rinnovabili, ad esempio usando il solare anche per il riscaldamento" – ci dicono entrambi gli assessori.

Questa è la nuova frontiera, in cui il Trentino cerca di avere un ruolo.

Che dire? Qualche problema c’è. La struttura del Servizio Energia è ridotta all’osso, il dirigente, l’arch. Carlino, è praticamente solo e deve aggiornarsi, elaborare le normative, seguire i progetti in corso... Non aver provveduto a rafforzare la struttura è segno che la centralità del tema non è stata ancora pienamente compresa.

Comunque, di sicuro in Italia siamo all’avanguardia, tutt’al più ci confrontiamo con Bolzano. Il dato più clamoroso è il manacato rispetto del protocollo di Kyoto, cui abbiamo già accennato. L’Italia deve arrivare nel 2012 a una riduzione del 6,5% delle emissioni di CO2, pena pesanti sanzioni. Bene, al 2005 si è trovata con un aumento del 6%.

Il Trentino invece, che aveva come obiettivo una riduzione, sempre nel 2012, del 2% (invece del 6,5, perché si è computato il ruolo delle centrali idroelettriche), sta procedendo molto bene: nel 2005 ha quasi raggiunto la riduzione prevista, che sicuramente verrà centrata nel 2007, con 5 anni di anticipo.

E questo è indubbiamente frutto di sensibilità diffusa e di politiche adeguate. Che in un prossimo futuro, nel quale la questione ambientale risulterà decisiva, potranno essere ulteriormente capitalizzate.