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Drodesera, il Festival si è rafforzato, e si vede

Sulla rischiosa metamorfosi di Drodesera, il festival un tempo innervato in un piccolo paese, poi passato in un luogo grandioso e suggestivo ma isolato, la Centrale idroelettrica di Fies, abbiamo già scritto molto. Dalle strade alla Centrale, La scommessa ormai vinta erano i titoli che commentavano questo percorso; per approdare infine a Drodesera, luogo di confronto e centro di produzione, a indicare la nuova specificità del festival, ormai radicato nella nuova location e caratterizzato in un nuovo ruolo.

Ed è questa nuova fisionomia, pienamente acquisita, che permette alla manifestazione di andare avanti. Ora Dro non è più tanto un luogo dove si vedono spettacoli, ma dove si producono (la Centrale funziona da attrezzata sala prove, utilizza da varie compagnie che da aprile ad ottobre lì risiedono); e dove si incontrano gli addetti ai lavori: attori, registi, produttori, giornalisti, responsabili degli enti locali, fino ai dirigenti del Ministero. Una sorta di fiera, dove il singolo spettacolo viene esibito per essere circuitato, e gli operatori si confrontano sul piano culturale come su quello economico.

Questo ha di molto accresciuto l’importanza del festival, che si è conseguentemente irrobustito. Quest’anno il calendario è dilatato a dieci giorni, sette sono le coproduzioni del Festival, l’anteprima del programma è già stata presentata sui giornali nazionali. E dal punto di vista strutturale è in corso di allestimento una nuova sala, con spettacolare vista sul parco sottostante; il parco stesso è stato sistemato e rinverdito; e ad aumentare la convivialità verranno implementati i servizi, in particolare la ristorazione, con apertura di ristorantini tipici.

E gli spettacoli? Sul fronte dei generi possiamo dire che (ad iniziare da Antonella Bertoni e da Michèle Anne De Mey) ci sarà uno spazio maggiore per la danza, o meglio per le performance che si muovono sul confine con il teatro; ad affrontare da una nuova angolatura un genere – il teatro-danza – che da diversi anni si era prematuramente esaurito.

Sul fronte dei temi, il festival si pone, forse per la prima volta, un argomento conduttore: l’adolescenza, momento di passaggio e di scoperta della violenza delle emozioni, con tutte le conseguenti problematiche, soprattutto le più estreme. Così avremo spettacoli sulle bande giovanili, sull’imperatore fanciullo Eliogabalo, sui suicidi degli adolescenti giapponesi, su Barbablù/Gilles de Rais storico torturatore pedofilo e i suoi giovani complici, ecc. Teatro eccessivo? Vedremo.

A controbilanciare ci sarà uno spazio dedicato all’altro opposto, gli anziani: con alcune donne over 65 di Dro che (come parimenti diversi adolescenti del paese negli altri spettacoli) con Virgilio Sieni si produrranno in uno spettacolo ("Corpi d’oro") frutto di un laboratorio di danza, per superare la rigida accoppiata danza=giovinezza; o ancora, in "Osso II" il rapporto di Sieni con il padre ottantenne, in scena a fianco del figlio.

Il problema età è in effetti una caratteristica di questa edizione, che sembra avere riservato un’amplissima "quota verde", per compagnie di giovani: Motus, Fanny & Alexander, Valdoca, Teatrincorso, Teatro sotterraneo, Paola Bianchi, Sonia Brunelli…

Infine le presenze internazionali. Tra le quali quest’anno spiccano quelle dal profondo nord, in particolare l’Islanda: da cui proviene la performer Erna Omarsdottir, caposcuola di un’arte che destruttura il corpo e la voce, per farvi assumere nuovi (in genere inquietanti) significati; sarà a Dro con tre spettacoli, assieme a musicisti e danzatori a lei collegati.

Anche qui, come controbilanciamento (geografico, ma non solo) abbiamo poi il teatro dell’argentino trapiantato in Spagna Rodrigo Garcia e della sua emula Marta Golan: un teatro di forte denuncia, che vuole imporsi alla coscienza dello spettatore.