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Danzando sul Vajolet

Con la Croce Rossa a vedere le acrobazie della Project Bandaloop.

La notte prima della partenza un gran temporale aveva interrotto quell’afa che per tutto il mese di luglio ci aveva tormentato.

L’appuntamento era sul Vajolet, quel sabato, e siamo partiti con le maniche corte e il gran caldo da smaltire. Gruppo di conoscenti accomunati dal vedersi ogni tanto al Barycentro per qualche iniziativa culturale, ora in gita per assistere allo spettacolo della Project Bandaloop, organizzato da "Suoni delle Dolomiti".

La Project Bandaloop in azione al Rifugio Vajolet. Nelle foto successive altre performances del gruppo.

Il tempo non prometteva niente di buono e, fino alla fine, sembrava che lo spettacolo dovesse essere sospeso, perché la pioggia ostacolava le loro acrobazie, appesi com’erano ad una fune, e le nuvole impedivano la visibilità. Non rimaneva che sperare.

A Vigo di Fassa il gruppo si è diviso: chi sulla navetta che porta in Gardeccia, per poi proseguire a piedi fino al Rifugio Vajolet; chi ad aspettare la Croce Rossa che nobilmente, anzi molto di più, accompagnava fino al rifugio.

Non era stato facile rintracciare qualcuno con il permesso e una jeep per andare fin lassù, ma Loretta, operatrice del Barycentro, non era di quelle che si scoraggiano facilmente e, telefonata dopo telefonata, aveva trovato la disponibilità della Croce Rossa di Vigo di Fassa, consentendo in questo modo ad alcune persone disabili di assistere allo spettacolo.

La conca del Gardeccia, con la sua bellezza intatta nonostante il turismo di massa, ripaga i nostri coraggiosi avventuratisi a piedi sotto una fitta pioggia; tra le nuvole sbucano a tratti il Catinaccio nella sua maestosità ed il Larsec con le sue guglie slanciate.

Per gli altri il viaggio con la jeep, con la classica croce rossa su sfondo bianco, è molto emozionante per la vista panoramica dal tortuoso sentiero che s’inerpica a zig zag e per l’atmosfera quasi sacra che si è creata. Una sfida che coinvolge tutti: dal personale dell’ambulanza, fiero di portare in alto chi è costretto alla staticità, alle persone che risalgono e si scostano per lasciar passare il simbolo umanitario per eccellenza, ai protagonisti commossi per l’affetto di tutti.

Il nostro gruppo si ricongiunge nell’area circostante il Rifugio Vajolet, dove si sono radunate centinaia di persone, arrivate fin lì nonostante il brutto tempo, motivo per il quale lo spettacolo sarà presentato in forma ridotta.

Il giorno prima una bellissima giornata aveva permesso alla Project Bandaloop, danzatori molto particolari, di sorprendere ed emozionare con evoluzioni aeree e coreografie volanti, in un sensazionale abbinamento tra danza e scalata, arte e sport. Artisti conosciuti a livello mondiale per le esibizioni in moltissime località: dai grattacieli delle metropoli alle lisce pareti granitiche della Sierra Nevada, e due anni fa anche in Trentino, sotto la cupola del Mart a Rovereto.

Amelia Rudolph, direttrice artistica di questa singolare compagnia americana, non è spinta dalla voglia di sfidare la natura ma dal desiderio di incontrarla nella sua interezza, fatta anche di roccia, come in questo caso.

Ecco iniziare lo spettacolo, con otto danzatori che realizzano una performance. I movimenti sono flessuosi, simili a giunchi che s’intrecciano e si allontanano, fermandosi poi in pose plastiche. Le Torri del Vajolet fanno da sfondo, la nebbia a tratti si dirada, la colonna sonora sorprende all’inizio - in montagna si vorrebbe solo silenzio - ma poi diventa perfetta per quel momento.

Sulle mura del rifugio le finestre si animano, si aprono e richiudono a tempo; un uomo si affaccia, un altro è in bilico sul davanzale, una donna s’inarca a testa in giù nel vuoto. Due danzatrici si calano appese ad una fune e si esibiscono con delicate evoluzioni aeree, volteggiando con leggerezza, ritmate dalla musica. Con il bel tempo le avremmo viste piroettare sulla Torre Est del Vajolet a duecento metri sopra le teste degli spettatori; ma anche così la loro bravura rende perfettamente l’idea.

Lunghi applausi, e poi gli artisti si fermano a parlare con i presenti, stringendo mani e rispondendo a domande. Visti da vicino, sono soprattutto le donne a colpire, perché, pur essendo davvero minute, hanno molta grinta, lineamenti scolpiti e sguardi dolci.

Un momento di grande intensità è l’incontro di questi danzatori, padroni del loro corpo al punto di sfidare le leggi di gravità, con uno dei nostri amici costretto in carrozzella da una malattia. Un contrasto che avvicina: gli artisti, commossi, si stringono a lui come a chiedere scusa per la maestria esibita, consci della loro fortuna, e facendo capire, un po’ in spagnolo un po’ in inglese, la loro sensibilità e partecipazione. Heather, danzatrice messicana dagli occhi magnetici e gran carisma, rimane impressa a tutti per il suo coinvolgimento, per come si attarda ad augurare un sincero buena suerte.

Il percorso inverso nel viaggio di ritorno, chi a piedi, chi con la jeep, che ha aspettato pazientemente la fine dello spettacolo ed ora ci riporta a valle.

Di nuovo a Vigo di Fassa ci ritroviamo insieme a commentare la generosità della Croce Rossa, di Diego e Massimo volontari dell’organizzazione, che con gran disponibilità ci hanno permesso di realizzare un sogno che pareva impossibile.

Ripensiamo alle emozioni della giornata, alla gioia di stare all’aria aperta fra le rocce, all’amicizia che si è creata, alla bravura dei danzatori, alla commozione di quel momento che ritorna nelle parole di Angelo, poeta.

Lassù al Vajolet

Esili figure, le ho viste volare
Seppur senza ali erano angeli agilissimi.
Come divinità padrone dell’etere
Componevano nel fluido sacro pose plastiche.
E ancora divincolandosi da abbracci fatali
Danzavano gaie al ritmo della musica.
Creature affascinanti donne straordinarie
Allacciate in vita da sottilissimi fili di seta
Le coraggiose fate; io che le guardavo ne rimasi pietrificato.

Angelo Magro