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Da tassa a tariffa

Come si pagherà, dal prossimo anno, lo smaltimento dei rifiuti.

Dal prossimo anno, in tutti i comuni trentini, il corrispettivo dovuto dalle famiglie e dalle imprese per il servizio pubblico di smaltimento dei rifiuti, verrà trasformato da tassa a tariffa. Non sarà una rivoluzione copernicana, ma nell’attuale sistema saranno introdotti elementi che a regime dovrebbero rafforzare il principio "chi inquina paga"

A spingere verso questa soluzione dopo anni di tentennamenti, ha sicuramente contribuito anche la pressione operata da parte di coloro che sono intervenuti a vario i livello, anche con posizioni opposte, nel dibattito sullo smaltimento finale del rifiuto. Infatti, la tesi più condivisa è che il raggiungimento di elevati livelli di raccolta differenziata, accanto ad una buona riorganizzazione del servizio e ad una formazione culturale degli utenti, può essere perseguito anche tramite l’adozione di una tariffa. In verità, non tutte le situazioni depongono a favore di questa tesi: si veda ad esempio il vicino Sudtirolo, dove la tariffa, Bolzano esclusa, è in vigore da anni senza che le raccolte differenziate siano per questo schizzate alle stelle. Viceversa, situazioni diffuse in Veneto, Lombardia, ecc. si sono dimostrate particolarmente efficaci.

Metà Trentino è già passato a tariffa negli anni scorsi, ma molte sono le località che hanno mantenuto finora la vecchia tassa, la cui impostazione di base risale agli anni ‘30 del Novecento. Si tratta quindi di un argomento oramai maturo, tanto che a livello di legislazione statale è sembrato per un momento che dovesse essere perfino superato. Il primo passo sarà quello di conteggiare il corrispettivo dovuto al comune o all’azienda speciale anche in base al numero dei componenti il nucleo famigliare, oltre a quello tradizionale della superficie dell’abitazione e delle sue pertinenze. Nel prossimo futuro (ma in diversi comuni è già così) verranno conteggiate anche le quantità del rifiuto secco indifferenziato consegnato al servizio pubblico. La scommessa (furbetti permettendo) è che la contabilizzazione dei rifiuti prodotti da ogni utenza destinati allo smaltimento incentivi le raccolte differenziate anche là dove finora l’ impegno in questa direzione non è decollato.

In Italia, recependo una direttiva europea, la tariffa ha trovato espressione normativa nell’art. 49 del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22. Da quel provvedimento discendono due delle principali caratteristiche della tariffa: la copertura integrale dei costi del servizio rifiuti (con relativo possibile incremento della bolletta a carico degli utenti) e la sua natura "binomia"; vi sarà cioè una quota fissa, destinata a coprire la componente essenziale dei costi (in particolare investimenti, ammortamenti, ecc.) e un’altra variabile dipendente dalla quantità dei rifiuti conferiti, dai costi di gestione, ecc. Il gruppo tecnico sui tributi, istituito presso la Rappresentanza Unitaria dei Comuni, aveva inviato già nel 1999 a tutti gli enti una prima versione di regolamento comunale per l’applicazione della tariffa. Si era infatti nell’imminenza, poi prorogata, di un primo obbligatorio passaggio da tassa a tariffa per alcune classi di comuni. E’ quindi iniziata la stagione delle proroghe. Qualche comune decise comunque di passare a tariffa quasi subito, nonostante fossero ancora molti i dubbi sulla natura del corrispettivo (IVA o meno, sede del contenzioso, ecc.). Anche gli uffici provinciali iniziarono a sfornare informative e circolari per spiegare le novità. Vennero fornite indicazioni pratiche e operative per approfondire l’analisi dei costi e lo schema di piano finanziario potenzialmente utilizzabile almeno a titolo di esercitazione. Nel frattempo alcuni comuni, Trento ed altri, come si ricordava all’inizio hanno compiuto la scelta del passaggio a tariffa, dapprima presuntiva, e quindi o direttamente con il metodo di misurazione puntuale o autonomamente o con il supporto determinante dell’ente delegato (il comprensorio) o del gestore (l’azienda comunale o consortile), mentre in altre zone stavano partendo altre sperimentazioni tariffarie.

Nel 2003, nel contesto della cabina di regia in materia di rifiuti, erano state messe a punto le linee guida per l’elaborazione del modello provinciale di tariffa, poi nel protocollo d’intesa in materia di finanza locale per l’anno 2005, sottoscritto tra la Provincia e la rappresentanza unitaria dei comuni, era stato previsto il passaggio generalizzato dalla tassa rifiuti alla tariffa a cominciare dal 1° gennaio 2006.

Lo schema di modello tariffario è stato illustrato in diverse riunioni territoriali nel settembre 2005. In dicembre, dopo aver apportato alcune modifiche ed una dilazione di un anno, di nuovo in accordo con i comuni la giunta provinciale ha definitivamente approvato il modello trentino della tariffa rifiuti.

Nei giorni scorsi amministratori e funzionari degli enti locali sono stati chiamati ad un corso di formazione con l’intento di sciogliere gli ultimi dubbi.