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La chimera del Partito Democratico

Le incertezze e le ambiguità romane attorno al nuovo partito. A Trento invece si può essere sicuri: non se ne farà nulla.

"Partito democratico, dov’è la festa?" Così si intitolava un articolo di Ilvo Diamanti apparso su La Repubblica alcune settimane fa. Il noto politologo affrontava le principali difficoltà del progetto prodiano partendo da un aspetto molto concreto: nel mese dedicato tradizionalmente alle feste di partito non si è vista traccia né di una giornata, né di un incontro, né tanto meno di una festa su più giorni del Partito Democratico, mentre i partiti del centro sinistra si facevano concorrenza per portare i principali leader politici ai propri raduni. I tempi dei gruppi parlamentari unici dell’Ulivo (un fatto di importanza decisiva, ma i cui effetti non si sono ancora visti) sono lontani e DS e Margherita si muovono sovente su binari paralleli per accaparrarsi i propri spazi (come nel caso delle nomine Rai). Il partito democratico, sempre additato da tutti come "un progetto irrinunciabile" (Fassino) "il primo partito del ventunesimo secolo" (Rutelli) "da costruire però a piccoli passi, sentendo tutti" (Chiti) "con la certezza di non morire socialdemocratici" (Bindi) e neppure "postdemocristiani" (molti DS), in realtà è ancora una chimera indecifrabile.

Per saperne di più abbiamo contattato Gianni Kessler, che, dopo l’inopinata esclusione dalle liste per le elezioni politiche (a proposito, cosa fa a Roma chi lo ha sostituito alla Camera?), oggi è molto impegnato sul versante "partito democratico" con l’omonima associazione di cittadini che in tutta Italia spinge per questo traguardo. Kessler si dimostra più ottimista riguardo all’ambito nazionale rispetto a quello locale, dove a parole molti sono per il progetto, ma di fatto frenano sulla sua attuazione per le Provinciali 2008. A Roma qualcosa si muove: per i primi di ottobre sono convocati da Prodi a Orvieto i leader di partito, i rappresentanti politici del Parlamento e delle realtà locali, le associazioni di cittadini, per elaborare una sorta di road map (termine un po’ pericoloso, visti gli esiti fallimentari di quella per la pace in Medio Oriente) per stabilire le tappe per la costituzione del nuovo partito. Probabilmente nascerà un abbozzo di confederazione per accontentare un po’ tutti, sia quanti accelerano, sia quanti frenano: non qualcosa di eclatante dunque, ma almeno qualcosa.

Il quadro provinciale è più complesso: al di là dei proclami nessuno sembra veramente interessato a costruire qualcosa di nuovo quando il presente è considerato sufficientemente stabile e probabilmente vincente alle prossime elezioni provinciali. Secondo Kessler la partita non è ancora chiusa, ma la legge elettorale qui in Trentino come in Italia non favorisce certo l’aggregazione. Per questo, a livello nazionale, l’Associazione per il Partito Democratico proporrà in tempi brevi una raccolta di firme per presentare una proposta di nuova legge elettorale in Parlamento, non escludendo successivamente di ricorrere al referendum abrogativo di quella attuale.

Fin qui Gianni Kessler; chi scrive è più pessimista. Sul versante culturale siamo quasi all’anno zero. Quest’estate si è discusso sui giornali dell’importanza della tradizione socialista in Italia e in Europa, una visione da aggiornare certamente, ma non da buttare: di converso, da parte cattolica, si ragiona in maniera analoga; sono rivendicazioni comprensibilissime, ma che nascondono l’incapacità di elaborare contenuti nuovi e terreni di incontro. Sono questioni che potrebbero anche essere rimandate all’infinito, ma se il nuovo partito vuole essere una cosa seria, la questione della matrice culturale (e quindi la collocazione o meno del PD in una delle due grandi famiglie politiche europee) deve essere risolta.

Quanto al lato strettamente politico, i destini del partito democratico sono legati a quelli del governo Prodi. Qui le opinioni sono contrastanti: alcuni sostengono che le difficoltà interne alla coalizione spingano l’ala riformista a unirsi e a consolidarsi, altri credono invece che la fragilità dell’esecutivo e soprattutto della maggioranza in Senato consigli di stare fermi, di risolvere i problemi economici del Paese, di sopravvivere prima di filosofare su grandi progetti. Inoltre questa seconda ipotesi è avvalorata anche da chi, all’interno dei due partiti che dovrebbero fondersi, rema contro il partito democratico; e poi c’è l’incognita Casini che, se continua per davvero lo smarcamento da Berlusconi, potrebbe ammaliare non pochi esponenti della Margherita dando così via libera, in casa DS, a quanti puntano su una nuova "cosa socialista". Al di là di tutto, almeno per salvare le apparenze, a Roma qualcosa si muoverà.

Ciò che è veramente certo è il destino del partito democratico in Trentino per le provinciali del 2008: non se ne farà nulla. In parte perché Dellai è convinto che con questa coalizione vincerà tranquillamente le elezioni, in parte perché l’attuale strutturazione dei partiti del centro-sinistra va bene a tutti: ai DS, che continuano la loro (in)esistenza politica nel sotto governo all’ombra del principe sperando di ottenere qualche caramella zuccherata (l’approvazione di qualcosa che sta a cuore alla sinistra); alla Margherita che vuole tenere insieme tutti, da Amistadi a Zorzi, e che preferisce continuare la sua tradizionale politica di centro. E in fondo perché, a causa della legge elettorale proporzionale con le preferenze, a nessuno conviene una lista unica, composta da "solo" 35 candidati, dove la battaglia elettorale sarebbe per tutti durissima.