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Le gaffes di due persone per bene

Prodi e Ratzinger, il Presidente e il Papa: uniti da uno scarso controllo delle proprie parole con conseguenti potenziali effetti disastrosi.

Romano Prodi

Non so se sia stato l’effetto di un malefico sortilegio o l’influenza di una sfavorevole combinazione stellare, ma sta di fatto che abbiamo assistito sconcertati ad alcune pericolose gaffes di due persone per bene.

Romano Prodi si incontra con Tronchetti Provera ed è perfettamente corretto che il capo del governo si interessi e sia informato di ciò che avviene in una delle più importanti e moderne imprese italiane, la Telecom. Che cosa si siano detti, tutto sommato non ha molta importanza. E’ certo che hanno parlato dei problemi dell’azienda e del suo futuro. A questo punto l’incontro diventa un caso. Il manager dice che aveva anticipato al primo ministro il suo progetto di riassetto dell’azienda, scorporando e vendendo la telefonia mobile, mentre Prodi nega la circostanza; ma il giorno dopo si apprende per certo che il suo consigliere economico Rovati aveva scritto su carta intestata della Presidenza del Consiglio un contro-progetto che prevedeva il trasferimento ad un ente di Stato, la Cassa Depositi e Prestiti, della rete della telefonia fissa. Prodi smentisce il suo consigliere ed insiste dalla Cina, ove si trova per una importante missione, nel negare di essere stato messo al corrente dei vari progetti. All’opposizione, che si aggrappa all’incidente chiedendo le sue dimissioni e che comunque si presenti in Parlamento per rendere conto, risponde picche.

Benedetto XVI

Non era più semplice invitare, nel giro di ventiquattro ore, il suo consigliere a dimettersi e promettere che, al ritorno dalla Cina, si sarebbe recato alla Camera o al Senato per rispondere alle domande dell’opposizione? Oppure difendere il progetto del suo consigliere se di esso era stato informato, e senza vergognarsene, dal momento che dopo tutto se vi è stato un periodo in cui l’economia italiana ha conosciuto uno sviluppo impetuoso è stato negli anni 50/60 quando era stimolata dall’Eni e dal piano Sinigallia dell’acciaio, due aziende a partecipazione statale? Che poi l’IRI si sia messa a produrre i panettoni è stato un eccesso degenerativo, che però non cancella la fecondità della stagione precedente che non è detto che sia irripetibile.

L’uno o l’altra, potevano essere reazioni corrette e lineari che avrebbero in un batter d’occhio smontato la polemica dell’opposizione su aspetti non sostanziali del problema vero, che è invece quello di una sana sistemazione di Telecom. Perché mai Romano Prodi si è fatto invischiare in simili pastoie, per poi alla fine, con colpevole ritardo, accettare di andare al Senato a discutere di un caso che, nel frattempo, si è ancor più aggrovigliato con la scoperta che Telecom era un covo di intercettatori illegali?

Una gaffe? Come quella della sbrigativa risposta data a chi gli chiedeva chi proteggerà il Papa nel suo viaggio in Turchia: "Ci penseranno le sue guardie", il che è più che giusto, ma detto in quel modo appare piuttosto irriguardoso. Quando invece bisogna credere che Prodi, cattolico di sicura fede, pur laico nell’esercizio della sua funzione di governo, sia tutt’altro che irriguardoso nei confronti del Pontefice. Appunto un’altra gaffe. Cioè un insufficiente controllo delle parole, una scarsa ponderazione degli atteggiamenti da adottare.

Ma non è solo Prodi che ha peccato di imprevidenza. Joseph Ratzinger a Ratisbona ha tenuto una mirabile lezione, tutta protesa al dialogo fra le riverse religioni. Però gli è scappato detto che Maometto era un guerriero. La circostanza è incontestabilmente vera. Anche di Cristo si dice che cacciò i mercanti dal tempio: erano gli idolatri del profitto e con quella sua moderata violenza depose il primo seme della futura lotta di classe. Ma per Cristo tutto è finito lì. Maometto era invece un condottiero di eserciti. Ce ne saranno, e non pochi, anche in nome di Cristo, nelle crociate e nelle innumerevoli guerre di religione che nei secoli successivi hanno flagellato l’umanità. Avesse messo anche questi sullo stesso piano di Maometto, la provocazione si sarebbe stemperata. Le parole di quell’antico re da lui citate furono pronunciate in tempi in cui non c’era la televisione. Ripetute oggi, in un contesto informatico in tempo reale e di massa, in presenza di minoranze pronte a brandirle come un vessillo di sfida, era facile prevedere che divenissero un’esca facile a catturare fanatiche reazioni.

Come è possibile che un Papa non se ne sia reso conto? Una gaffe clamorosa anche questa.

Sono due persone per bene, di ciò non vi è alcun dubbio. Mosse anche dalle migliori intenzioni. Ma si sa, delle migliori intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno. Probabilmente le cose in entrambi i casi si stanno aggiustando. Ma sono errori che costano, e non abbiamo molto da sperperare.