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L’infanzia violata

Abusi sui minori, violenze, maltrattamenti: in 5 anni, quasi mille casi solo in Trentino.

Il convegno, e sarebbe stata una splendida cornice, doveva tenersi a Villa Margone, ma lavori alla strada d’accesso avevano fatto spostare la giornata di studio alle Cantine Ferrari a Ravina. Ma l’accoglienza era davvero squisita e le comodità di una struttura moderna scusavano in parte il rumore del traffico dell’autostrada. Il tema "Il sostegno ai bambini nei procedimenti per maltrattamenti e abuso sessuale: il lavoro interdisciplinare come strumento possibile" anticipava la gravità delle ragioni che sarebbero state discusse.

Disegno di Luigi Penasa.

La sala si va riempiendo e sul palco il giornalista Paolo Ghezzi, introduce il tema lasciando subito la parola ad Anna Maddalena Boccagni, presidente dell’Associazione Prospettive, che precisa subito che questi incontri annuali sono un modo di lavorare insieme, consapevoli della delicatezza dell’ambito. I dati che fornisce sono agghiaccianti:

- violenza sessuale (art. 609 bis c.p.) con 88 casi a Rovereto;

- violenza sessuale aggravata (art. 609 ter), con un andamento crescente in provincia: 51 casi fra il 2000 e il 2005.

- atti sessuali con minorenne (art. 609 quater), corruzione di minorenne (art. 609 quinquies c.p.): oscillante a Trento, in aumento a Rovereto con 91 casi;

- prostituzione minorile (art. 600 bis): aumentata in modo esponenziale a Rovereto con 18 casi negli ultimi 5 anni;

- pornografia minorile (art. 600 ter): continua ad aumentare in modo preoccupante, 74 casi negli ultimi 5 anni;

- maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli (art. 572): mediamente 100/120 casi l’anno, con andamento discendente a Trento. Un totale di 650 casi negli ultimi 5 anni.

Complessivamente, 972 casi in Trentino fra 2000 e 2005, che coinvolgono tre famiglie ogni settimana. Reati nei quali è prevalente l’abuso all’interno della famiglia.

Prende la parola Corrado Barone, neuropsichiatria di Tione, che sottolinea il dramma del bambino abusato che racconta la propria angoscia attraverso giochi, disegni, paure, bugie, in una realtà che lo pone in un’estrema solitudine e dove mette in moto una macchina che non si sa dove andrà a finire.

Sono importanti le prime azioni dell’adulto, che non sempre si muove adeguatamente e non sa cosa fare. Il bambino in questa fase comincia a non sentirsi tutelato: è il momento dei dubbi, e allora ritratta, si chiede se ha fatto male a parlare, vuole in realtà tornare indietro nel tempo per ritrovare una famiglia normale. Qui egli va sostenuto, per aiutarlo a rielaborare le cose successe e andare quindi avanti. Spesso non racconta fatti coerenti, è confuso, prova emozioni faticose che gli rendono difficile narrare quanto accaduto. Tutto si gioca sui pochi contenuti emessi dal bambino, che hanno molta pregnanza emotiva.

E’ importante avviare un lento processo di ricostruzione del bambino, delle sue emozioni, dell’intimità violata, dei legami familiari, e questo avviene se ognuno (neuropsichiatria, assistente sociale, ecc.) se ne fa carico secondo la propria professionalità, ma non in modo frammentato.

Mara Roncoletta, avvocato, spiega che si tratta di reati difficilmente provabili perché raramente i maltrattamenti raggiungono le aule penali: nessuna società ne parla volentieri, c’è omertà politica e morale. Per il bambino, inoltre, il percorso della giustizia penale è particolarmente doloroso, perché lui vorrebbe riavere un genitore "normale" come prima cosa ed invece questo genitore gli viene tolto.

Colpisce il lato umano di questa grintosa avvocata che definisce sé e gli altri adulti piccoli, incompleti, insufficienti.

E’ poi la volta di Franca Manoukian, psicologa dell’APS (Analisi Psicosociologica) di Milano, che esprime la sua soddisfazione perché finalmente questo convegno ha sollevato un lembo della coperta. Indica come determinante il lavoro interdisciplinare, che è fare insieme, perché è importante per ogni operatore evitare di sentirsi solo. Lavorare in questo settore è toccare qualcosa di inquietante, perché il dolore subito da un bambino ci fa sentire in colpa, per ciò che non si è fatto o si è fatto in modo maldestro. Ma i sensi di colpa portano alla chiusura della conoscenza e non si va avanti. Il punto di partenza è "non sai dove sei, non sei dove sai"; ed allora è importante costruire fiducia in un confronto reciproco. Non dare risposte ma farsi delle domande.

Si prosegue con l’intervento del dott. Biasi, presidente del Tribunale per i Minori di Rovereto, che spiega come quella che viene a galla sia la punta di un iceberg, e che il carcere è inutile, perché il pedofilo spesso torna a delinquere, anche dopo anni.

Luigina Odorizzi, dell’Alfid di Trento, denuncia la violenza psicologica alla quale sono sottoposti i bambini, vittime della coppia che si sfascia, con madri che non lasciano vedere i bambini al padre e viceversa.

La dott. Pezzini, ginecologa pediatrica di Milano, spiega che in cinque anni, da 2000 al 2005, ha esaminato dodici casi di bambini abusati tra gli zero e i 12 anni, metà femmine, vittime del padre o di conoscenti. Uno solo di questi casi è stato dimostrato.

Nel pomeriggio la dott. Luisa Della Rosa, responsabile del Centro per la cura del trauma nell’infanzia e nella famiglia di Milano, scuote le coscienze dei presenti spiegando quanto queste situazioni siano pesanti da sopportare: temi come questo hanno la capacità di contagiare ed è quindi necessario dare sostegnoanche agli operatori, perché non è solo il bambino che va tutelato. Le prassi, secondo la sua esperienza ventennale, sono cambiate. Una volta si isolava il bambino dai genitori, interrompendo ogni rapporto. Oggi invece i bambini vengono sì allontanati, ma i rapporti con i genitori continuano, sia pure in un ambiente protetto, a meno che non sia proprio il bambino stesso a manifestare il proprio disagio alla sola vista dei genitori.

La spiegazione di queste violenze che quasi sempre avvengono all’interno della famiglia, sta anche nella mancanza di barriere generazionali, con un adulto debole che parla con vezzeggiativi, mentre il bambino si ritrova invece come portato su di una generazione, e dunque non ha più nessuno che lo tuteli, è sovraesposto, manca di un ombrello protettivo.

In questo gruppo interdisciplinare, che spero sarà realizzato presto, sarebbe necessaria anche la figura del bambino abusato, rappresentato da un adulto che lo è stato e che vuole evitare ad altri bambini di subire analoghe violenze. Sarebbe terapeutico anche per capire com’è poi cresciuto questo bambino.

Il paradosso da segnalare è che attualmente, in Olanda, c’è chi vuole costituire un partito dei pedofili, che incoraggi rapporti con minori adeguatamente addestrati da adulti che hanno un debole per loro.