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“Fa’ la cosa giusta!”

La fiera del commercio e dell'economia equa e sostenibile. Realtà solo di nicchia? Forse. Intamto però...

Alexandra Ramirez

“Fa’ la cosa giusta!” è la denominazione di una iniziativa tenutasi nello spazio “Trento fiere” dal 3 al 5 novembre. Organizzata da Trentino Arcobaleno, Rete Lilliput e Confesercenti del Trentino, con il sostegno della Provincia, la fiera si è proposta come spazio economico e sociale, dove le diverse realtà associative hanno potuto presentare il loro operato e, attraverso questo, una concezione di economia che va al di là delle consuete leggi del mercato.

La fiera ha permesso la creazione di uno spazio di scambio, di interazione, di conoscenza tra le varie realtà che agiscono in questo settore: cooperative e associazioni sociali, mondo dell’imprenditoria sostenibile, bio-artigianato, banche etiche ed altro. Disposti per sezioni, gli spazi comprendevano: il mercatino dell’agricoltura bio, la piazzetta della cooperazione, lo spazio eco-casa, la valigia del turismo leggero, il salvadanaio etico, l’arcipelago delle associazioni, il Bio-ristoro, leggi..la cosa giusta, l’oasi delle istituzioni attente, il corridoio degli eco-prodotti e un eco-corner che ha visto transitare oltre 7.000 visitatori.

Gli stand e le conferenze hanno messo in evidenza due elementi prevalenti: anzitutto la necessità di riflettere e proporre un pensiero critico sugli eventi della società attuale, immersa nella logica della globalizzazione e del capitalismo selvaggio. In secondo luogo, il Trentino come territorio con vasta esperienza in materia associativa, istituzionale e imprenditoriale; che proprio in ragione di essa, si propone come laboratorio di strategie di sviluppo di mercato, grazie al suo esteso capitale sociale. Non è un caso che una fiera del genere si sia tenuta proprio a Trento.

La fiera ha mostrato ovviamente il volto del miglior Trentino, quello solidale, ecologico, cooperativo, e logicamente tra i vari stand si respirava un’atmosfera di buone intenzioni e sentimenti. Ad un certo punto però, come spesso succede in questi casi, sono sorte delle domande: che incidenza hanno queste realtà nell’economia di ogni giorno? Quanto rappresentano una bella, ma limitata realtà, anche territoriale? Quanto sono influenti nel comportamento individuale e nei bilanci istituzionali?

Si tratta ovviamente di questioni retoriche, per una fiera che ha la funzione primaria di mostrare l’esistente, più che testimoniare l’incisività di questo settore sulla realtà. Nella impossibilità di rispondere, la manifestazione ha comunque mostrato alcuni risvolti interessanti.

Due giovani sociologi assieme ad altri due partner, ad esempio, visto l’attuale triste mercato del lavoro in relazione alla loro qualifica di studio, hanno costituito una cooperativa sociale con l’obiettivo di proporre progetti ed azioni che, attraverso la ricerca, la formazione e la comunicazione, possano migliorare la qualità e la fruizione dei beni territoriali. Investendo su se stessi hanno elaborato quindi progetti nella prospettiva di finalizzazioni positive con le istituzioni che aprano anche a supporti economici. Per loro, da poco su questa scena, la fiera ha rappresentato dunque un’opportunità per mostrare un’imprenditoria giovanile fatta di idee.

Anche nel settore delle associazioni di promozione sociale si sono notate delle evoluzioni. I nuovi migranti a confronto con la realtà trentina, ad esempio, stanno sempre più prendendo coscienza dell’importanza dell’azione associativa. Nomi come Tahuantisuyu, Associazione Latinoamericana Mi Gente, Capoeira, fra le altre, ci fanno capire, ancora una volta, come l’associazionismo non sia solo un referente per gli stessi soci e un’occasione per incontrarsi e condividere uno stesso obiettivo, ma soprattutto un canale più efficace per interloquire con il territorio e con le istituzioni politiche. La diversità dell’altro, del migrante che arriva in questa terra e si propone in dimensione collettiva, può così emergere, farsi sentire come apporto che dialoga e si trasforma in valore positivo nella rete di relazioni trentine. Il lavoro volontario e gratuito di ognuno dei soci mostra, a chi non l’ha mai trovato nella sua terra, come l’idea del bene comune non conosca frontiere, e sia un esempio da sostenere e sul quale investire.

Sono questi solo due minime realtà di base che, nel grande quadro complessivo dell’economia solidale, si profilano come prospettive reali per il futuro di questo settore. Realtà generate da un presente che l’attivazione diretta di giovani in ambito cooperativo per la creazione di posti di lavoro, così come quella di immigrati che si trasformano in promotori per una partecipazione attiva all’integrazione.