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“Fascisti su Marte”

Film low cost di Corrado Guzzanti: un'ottima, filologica parodia dei cinegiornali del millennio; e al contempo una centratissima satira sui temi dell'oggi. Guzzanti, oltre che grande interprete, si rivela grande autore.

Un personaggio fa le corna a un altro. La voce narrante descrive in questo modo il gesto: “lo incalza di bovina allegoria”. “Fascisti su Marte” – il film che Corrado Guzzanti ha tratto dalla striscia di culto del suo programma televisivo “Il caso Scafroglia” – vive di battute così. Di giochi di parole, invenzioni di scrittura, satira e parodia delle solenni voci del Ventennio. Quello di Guzzanti è un esercizio di creatività e artigianato che induce ad abbandonarsi a un divertimento farraginoso ma appassionante; è un tour de force linguistico che sprizza troppa intelligenza per potergli resistere.

La gestazione sofferta del film (quattro anni tra la concezione e l’uscita nelle sale) si vede tutta. Il ritmo ha dei cali, inevitabili quando si vuole dedicare un lungometraggio (98 minuti) ad una sola, piccola idea. Il film pare prendere una direzione precisa e poi torna indietro. Fino a tre quarti di pellicola l’unica voce è la voice over da cinegiornale fascista, e invece poi i personaggi si mettono, ogni tanto, a parlare tra loro. Sembra che la fotografia debba essere, uniforme, in bianco e nero e invece essa si avvicina poco a poco al colore. L’improvvisazione delle riprese si percepisce in ogni inquadratura. Ma Corrado Guzzanti è un grande autore e un grande interprete. Lo studio che fa del personaggio del fascista è all’altezza delle sue migliori imitazioni televisive. Anzi, questa caricatura storica ha più forza rispetto alle tante caduche imitazioni del presente. La postura, il gesto, la cadenza, tutto rivela uno studio approfondito e raffinato. Interpretazione e sceneggiatura sono qualità che bastano a riempire non solo un televisore ma anche lo schermo cinematografico, accorciato per l’occasione a un pre-bellico formato in 4:3.

Battute come quella che abbiamo citato in apertura lasciano ammirati, e “Fascisti su Marte” ne dissemina a piene mani. Altri esempi: degli inglesi si dice che sono “gente che andava nuda a caccia di marmotte quando noi già si accoltellava un Giulio Cesare”; quando si invoca un intervento divino, la voce over recita: “se c’è un Dio nei cieli e ha per noi lateranense simpatia”. Nel momento in cui la navicella parte alla volta di Marte, il conto alla rovescia viene fatto declamando a voce alta i numeri romani così come sono scritti: “ics, iics, viii, vii, vi, v, iv”… Di fronte a righe e a invenzioni del genere rimane solo da dire: chapeau!

La satira prende di mira una manciata di obiettivi grandi e piccoli: il fascismo e la sua retorica, il colonialismo, il berlusconismo, l’italianità, le guerre di Bush, il terrorismo, il revisionismo, il tafazzismo della sinistra... Guzzanti, sparacchiando a caso, finisce per centrare tutti i bersagli. Il ricalco filologico dei cinegiornali fascisti dà ad ogni spunto una carica davvero straordinaria. Con riferimento all’Iraq, la voce narrante recita: “Gli si è portata la civiltà, dando via gran parte della nostra”. Sul revisionismo: “Come si fa a riscrivere la storia, se non sta ferma un attimo che è uno?”. Sulle vicende italiane: “Strage di Stato o strage nera? Le si distingue dopo in obitorio”. In una scena, si fa addirittura un accennato riferimento alla Shoah. Vengono ripresi i “marziani” (delle pietre) dietro il filo spinato, in un bianco e nero da documentario, al pianoforte una musica drammatica. Si staglia netta l’immagine della più grande tragedia del Novecento. Neanche il tempo di chiedersi, un po’ preoccupati, se Corrado Guzzanti non stia correndo qualche rischio di troppo, che il regista, fra i tanti sassi/marziani, ne mostra uno colorato di rosso. Il riferimento alla colorazione del cappottino di “Schindler’s List” fa abbassare ogni difesa. Una liberatoria risata copre i dubbi appena nati.

Non male, tutta questa accumulazione di spirito ed espressione, in un film che rimane un’opera comica para-televisiva dalla fattura casereccia. La forza di “Fascisti su Marte” va oltre tutti i suoi demeriti, e va persino oltre i suoi meriti. Nel senso che l’operazione apre il campo a un modo coinvolgente, autentico, vivo, per leggere il passato. Guzzanti – proprio estraniando il tutto, collocando l’azione su Marte – riesce senza pedagogismi a comunicare che quel tempo fa parte della nostra storia. Che quel passato caricaturabile è il nostro. Tra il fascismo e il presente non ci sono anni luce di navigazione, né una distanza inter-planetaria. Il luogo dove si sono imposte tali trame ridicole è proprio questo dove stiamo noi. Al di là del folklore, a vedere così ben descritti da quella satira lo spazio e il tempo in cui viviamo adesso viene quasi da preoccuparsi: il nostro mondo si presta persino troppo bene a essere interpretato attraverso i canoni di questo fascismo pop. D’altra parte, come scandisce l’autorevole voce verso la fine del film “un popolo che perde la sua memoria… Che cosa stavo dicendo?”.