Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Dopo Povo, l’Argentario

Ancora progetti fuori norma. E alle proteste il Comune fa orecchie da mercante.

Vincenzo Calì, Gianni Guerrini

La scorsa primavera, messi in allarme per il trascinarsi della discussione sulla variante al Piano Regolatore in commissione urbanistica del comune di Trento (con conseguenti fughe incontrollate di notizie sugli orientamenti che la commissione stava prendendo), il Consiglio circoscrizionale dell’Argentario fece pervenire ai vari organismi comunali un documento nella cui parte centrale si sollecitava “la Giunta e il Consiglio comunale ad agire con coerenza rispetto alle indicazioni programmatiche per la collina di Trento, attuando una consistente riduzione degli indici di cubatura per tutto il territorio collinare”. Nello stesso documento si sottolineava come, in contrasto con quelle indicazioni di piano, si stessero ponendo le condizioni per la realizzazione di “un asse edificatorio imponente, che parte da via dei Cappuccini e località Piazzina, prosegue per le ex Missioni africane e via dei Castori e finisce in una non meglio definita area commerciale/ artigianale in via dell’Albera a Martignano”. Parliamo di una zona, quella alle falde del Calisio, già individuata dalle perizie idrogeologiche degli anni ‘80 come particolarmente fragile, ma sulla quale sarebbe ancora possibile un incremento di cubatura pari al 40% del già edificato.

Cosa è successo dopo l’invio di quel documento della Circoscrizione? Il Comune ha fatto orecchio da mercante chiedendo a più riprese alla Circoscrizione che si esprimesse su un progetto edilizio per via dei Castori fuori norma per altezze, sbancamenti, rialzi del terreno, assenza di una viabilità adeguata, seguendo la stessa filosofia che ha portato alle vicende illustrate da QT per il sobborgo di Povo.

Più che le proteste della Circoscrizione, ha potuto in questo caso la bocciatura del TAR per Povo: quanti si erano avvitati in un inestricabile intreccio tecnico-politico-amministrativo stanno scendendo a più miti consigli.

Per l’area delle ex- Missioni africane, dove è prevista nuova edificazione per una cubatura doppia rispetto all’attuale edificio (che rimarrebbe anch’esso, destinato forse a future funzioni alberghiere) non è stato possibile nemmeno iniziare, con il Comune, un ragionamento: trattandosi di un edificio per giornali e televisioni, questa chiusura totale alla discussione può essere intesa solo come timore reverenziale verso il mondo della comunicazione.

Venendo alla proposta di perequazione per via dell’Albera, “ la linea del Piave” come l’ha definita il Presidente della Commissione PRG del comune Marco Dalla Fior, a fronte delle vibrate proteste di quattro consiglieri di maggioranza del gruppo “Uniti per l’Argentario” e del consigliere di Rifondazione, l’esito finale dei lavori della commissione PRG è stato quello di dare disco verde ad un’operazione, ampiamente pubblicizzata sulla stampa, che dal punto di vista complessivo può essere definita irragionevole, per usare un eufemismo,.

Si spera che, aprendosi la discussione in aula dopo il 14 novembre, qualche consigliere di buona volontà presenti un ordine del giorno per lo stralcio di quella specie di perequazione che, una volta approvata, renderebbe poco credibili le tante promesse di impegno per un riequilibrio urbanistico della collina. In merito, nel documento con cui in cinque consiglieri abbiamo espresso voto contrario in Circoscrizione, richiamavamo l’attenzione in particolare su uno specifico elemento: l’edificato destinato a servizi pubblici avrebbe vincoli tali (ad esempio, il necessario interramento su tre lati) da pregiudicarne le funzioni di carattere sociale, oltre a renderne la realizzazione particolarmente onerosa per il Comune (e per l’asilo nido servirebbe comunque un altro edificio).

Nascono infine forti perplessità sulla tenuta di una coalizione di centrosinistra sull’Argentario: che affidamento ci può dare il partito della Margherita, che a Povo boccia la variante al PRG perché a Mesiano non viene realizzata un’area artigianale da tutti considerata improponibile, che a Martignano accetta un’area artigianale contro i principi affermati nel documento di indirizzo per la revisione del PRG, che invia da Cognola a Trento un documento che poi sconfessa con il proprio voto in Consiglio? Accontentarsi in contropartita del cedimento su via dell’Albera di vaghe promesse (sono note le ristrettezze di bilancio del Comune) su futuri stanziamenti per il 2009 destinati a Martignano e S.Donà, è una ben magra consolazione, rispetto agli intendimenti sottoscritti ad inizio consigliatura per dare più peso e autorevolezza alla Circoscrizione.