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Azzeccagarbugli e intolleranti

Le due anime della Lega nord.

Una cosa che stupisce nella Lega è il contrasto stridente fra il modo decisamente rusticano con cui i suoi uomini affrontano ogni tematica (l’immigrazione in primis, ovviamente) e la puntigliosità da legulei con la quale dibattono le loro questioni interne, salvo poi concluderle con la violenza verbale consueta (dalla quale è rigorosamente esclusa ogni considerazione e spiegazione politica) e con un numero incredibile di scomuniche, scissioni ed espulsioni.

L’ultima bega riguarda le mancate dimissioni da capogruppo in Provincia del consigliere Denis Bertolini, sfiduciato dal partito che vorrebbe sostituirlo con Boso. Ma Bertolini non se ne va. Alle elezioni ha preso 4.000 preferenze contro le 1.500 di Boso, che oltre tutto “non è neanche stato eletto, ma è subentrato come consigliere grazie al fatto che Divina si è dimesso per andare a Roma” – spiegano i suoi partigiani; mentre una militante leghista dell’altra fazione attacca Bertolini definendolo “meschino”, “un uomo che non ha il coraggio delle proprie azioni, che preferisce continuare nella truffa di rappresentare in Consiglio un partito che lo ha abiurato per evitare di perdere il controllo dei fondi pubblici” e che dunque “ha bellamente tradito il mandato popolare”.

Il partito si ricompone poi sotto le bandiere dell’intolleranza, ed ecco – leggiamo sul Corriere del Trentino del 29 ottobre – che “la Lega insorge” e “suona il campanello d’allarme contro l’offensiva musulmana”. E’ successo che alla scuola Sant’Anna di Gardolo si è deciso di far intervenire un mediatore culturale marocchino, che, per favorire la socializzazione fra i bambini, parlerà agli scolari di lingua e cultura araba. “Una cosa pericolosa. E’ l’ennesimo tentativo di far entrare nella scuola i valori dell’estremismo islamico che sono antitetici ai nostri” – protestano i leghisti Fugatti, Divina e Maffioletti. I quali, nei confronti dei nossi agricoltori accusati per la storia del caporalato in valle di Non, riscoprono di colpo un garantismo assolutorio. Si tratta di un “piccolo incidente di percorso”, ma forse anche meno, un atto meritorio, “la spinta umanistica (umanitaria? n.d.r.) di voler accogliere un lavoratore non del tutto regolare”.

L’exploit xenofobo della settimana è però un coloratissimo manifesto affisso sui muri di Trento che mette in guardia contro il terrorismo islamico. In alto, un ghignante Bin Laden osserva compiaciuto un panorama di scoppi e devastazioni, intervallate da due scritte: “New York 2001” e “Parigi 2005”, con accanto una traballante, sradicata torre Eiffel. E in basso, un ancor indenne Castello del Buonconsiglio, probabile prossimo obiettivo se non si darà retta allo slogan principe del manifesto: “No moschee in Trentino”.

Tutto è opinabile, naturalmente; ma ci resta la curiosità di sapere se i leghisti hanno confuso Parigi con Londra (dove effettivamente lo scorso anno c’è stato un attentato), o se si riferiscono ai disordini nelle periferie francesi, dove però non risulta ci fosse lo zampino di Al Qaeda. Resta in ogni caso un fatto certo: la torre Eiffel, mentre scriviamo, è ancora saldamente ancorata al terreno.

Un ultima citazione per un leghista ad honorem, Sergio Festi, esponente del Partito Popolare Trentino Tirolese, che in una lettera al Trentino allarga il discorso a tutto campo: “No, non accetteremo mai un’invasione di moschee sul nostro territorio… Cosa dovranno diventare le nostre città, i nostri paesi, le nostre comunità? Quante moschee vogliamo costruire…? Quante macellerie islamiche, call center, negozi vari, money transfer vogliamo ricavare nei nostri piani commerciali?”

E Franco De Battaglia, inutilmente paziente: “Non è meglio costruire una moschea che almeno riconosce un dio creatore, piuttosto che continuare nella costruzione di quei nuovi templi di Mammona, dove ormai anche i cristiani trascorrono il giorno del Signore, la domenica, che sono i centri commerciali?”

P. S. per i fans di Claudia Andreatti: L’Adige prosegue nella sua martellante campagna stampa tesa a conservarci memoria del trionfo trentino a Miss Italia. Fra il 3 e il 4 novembre, due pezzi: sul calciatore Antonio Cassano, che sembra essersi invaghito della giovane, e poi sulla prima prova giornalistica di Claudia a Novella 2000; dove ci racconta in prima persona la sua impresa per poi rivelare che “sta realizzando il calendario 2007 di cui è protagonista”, ma che comunque “è decisa a finire il liceo linguistico per poi iscriversi all’università”.