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Una Bohème tutta da ascoltare

L'opera di Puccini presentata (per ora) nella nuda forma di concerto: proposta rischiosa e risultato confortante.

Quasi saltellava dalla soddisfazione Alfonso Malaguti, nell’intervallo tra il II e III atto della Bohème in forma di concerto, andata in scena sabato 25 novembre al Teatro Sociale di Trento. Il consulente artistico per la stagione lirica del Centro Santa Chiara gongolava per il buon andamento della “coraggiosa proposta” culturale offerta al pubblico trentino, con particolare riguardo per gli studenti: l’opera pucciniana, in forma di concerto appunto, senza scenografie, né movimenti di scena, con l’orchestra sul palco insieme ai cantanti. La formula era la stessa del “concerto lirico”, solo che invece di brani scelti si è proposta l’opera integrale, quattro atti con il menzionato unico intervallo, per una durata complessiva di circa due ore e mezza.

Il pubblico ha accolto molto bene l’amato capolavoro, applaudendo a scena aperta tutti gli artisti, richiamando infine più volte sul proscenio, in particolare, i solisti e il direttore.

Dopo il recente successo delle mozartiane Nozze di Figaro, questa seconda produzione del Centro Santa Chiara – una ripresa dell’allestimento che ha debuttato nella rassegna “Luglio Musicale Trapanese” del corrente anno – si è rivelata interessante sotto vari aspetti: innanzi tutto, la forma concerto, che ha consentito agli iniziati come ai principianti di riflettere sulla struttura meramente musicale dell’opera, senza le molteplici distrazioni (e semplificazioni) che l’allestimento scenico solitamente comporta. Pura musica, dunque, nuda ed eloquente, con qualche piccola concessione all’occhio: la misurata e pur efficace gestualità dei solisti; i tre sgargianti e seducenti costumi sfoggiati da Paola Antonucci (Musetta); la vivace ma elegante direzione del giovane Giampaolo Bisanti; la visione prospettica di solisti, orchestra (la “Gian Francesco Malipiero”), voci bianche (il coro “Valentino Eccher” diretto da Chiara Biondani) e il Coro del Teatro Sociale di Trento, diretto da Luigi Azzolini.

In secondo luogo, sembra rischiosa ma anche stimolante questa sorta di prologo musicale, che anticipa la vera e propria prima della Bohème (27 e 29 gennaio 2007), come una promessa cui tener fede a distanza di tempo.

Giacomo Puccini.

Infine, non si sottovaluti lo sforzo economico profuso dal Centro Santa Chiara, che per la prima volta si è impegnato in una doppia produzione nella stessa stagione lirica.

Il risultato è stato più che confortante: il pubblico ha gradito, gli artisti erano visibilmente soddisfatti, lo staff organizzativo – sembra – anche. Nell’intervallo e al termine dell’opera abbiamo potuto cogliere i commenti sfumati di esperti e non: i commenti sull’avvenenza delle due cantanti; qualche esercizio critico sulla non perfetta esecuzione delle note più alte da parte di uno dei bohèmien; competenti osservazioni sulla necessità di equilibrare maggiormente l’impasto vocale durante i duetti e le altre arie d’insieme (in tutti prevaleva infatti, quand’era presente, l’ammirevole e tonante emissione di Susanna Branchini - in arte Mimì): un necessario lavoro per il direttore d’orchestra, in vista della prima; commozione per la bellezza e l’efficacia di arie famose come “Che gelida manina” e “Mi chiamano Mimì”; rallegramenti per l’ormai abituale e gradita presenza di Mattia Nicolini (in arte Colline, filosofo), gloria locale, recentemente ascoltato nelle Nozze di Figaro e prima ancora nel Curlew River di Britten; apprezzamento generale per l’esibizione dei diversi solisti (oltre ai citati, Giancarlo Monsalve/Rodolfo, Enrico Marabelli/Marcello, Francesco Palmieri/ Schaunard, Franco Federici/Benoit-Alcindoro).

Adesso, fino al 27 gennaio, abbiamo tutto il tempo per andare a rileggerci libretto e storia dell’opera e, possibilmente, per riascoltarla, in modo da prepararci ad assistere perfettamente informati alla recita di questo capolavoro pucciniano, con la regia di Dino Gentili.

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