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Perché QT continui a vivere

Dopo 28 anni di vita, vogliamo (dobbiamo) cambiare. Con l’aiuto dei lettori.

Avrà 28 anni Questotrentino nel 2007. Non pochi per un giornale, tanti per un’impresa culturale basata sul volontariato. Tantissimi perché 28 anni sono l’intervallo fra le generazioni, e giunge il momento in cui i fondatori devono lasciare spazio ai giovani; ma questi hanno cultura, aspirazioni, modelli di vita diversi, tutti elementi decisivi nella conduzione di un’impresa come la nostra.

Dunque, come giunge QT a questa svolta? Se possiamo usare un paradosso sportivo, possiamo dire che ci arriva in forma, ma con il fiatone. Con un bagaglio di esperienza, credibilità e potenzialità; ma affaticato dalle difficoltà.

Vediamo prima il conto positivo, che consiste nella capacità, intatta rispetto agli anni ’80, di condurre inchieste scomode, di grande impatto anche scandalistico e che però vanno a colpire punti dolenti del nostro sistema: ultimo, chiaro esempio, il nostro servizio sul “marcio nel Comune di Trento” che ha messo in luce un tema fin troppo dibattuto in termini rassegnatamente astratti: il degradato sviluppo delle città. Ma più in generale, su tutta una serie di questioni il nostro quindicinale, proprio perché svincolato dai condizionamenti dei potentati ma anche dall’assillo della tempistica che affanna i quotidiani, ha proposto – e talora imposto – alla riflessione comune, temi che sono diventati condivisi, o comunque oggetto di dibattito molto più largo di quello direttamente attivabile dalle nostre pagine: basti citare le nostre denunce sui limiti del dellaismo prima e del pacherismo poi; sul vuoto spinto in cui stava precipitando la sinistra trentina; o, per uscire dalla politica, la battaglia di idee che aprimmo fin dagli anni ’80 in favore di una cultura locale che non fosse localistica.

Poi c’è il conto negativo, che possiamo ridurre a un punto, purtroppo strutturale: la progressiva riduzione del numero di persone responsabili del giornale. Dall’iniziale collettivo di una dozzina di persone, oggi siamo a un “nucleo duro” di una persona e mezza, attorno a cui ruota una galassia di collaboratori, di referenti autorevoli, di persone che in varie maniere danno una mano. Così tutta la notevole attività connessa al giornale, dal dibattito culturale agli aspetti tecnici, alle pratiche burocratiche, finisce per convergere in un punto solo (una persona e mezza), che tutto coordina e dirige. Il che porta a seri limiti nell’operatività aziendale, che si riflette sulla salute dei bilanci, negli ultimi due anni pesantemente in rosso; e pure a un ridimensionamento del valore del prodotto culturale, troppo spesso percepito, molto oltre la realtà, come frutto di una persona sola, il direttore.

Su questo si innesta un’altra non positiva dinamica: QT individuato come giornale di parte, di sinistra, anzi “della” sinistra, quindi particolarmente partigiano. Siccome invece QT anche alla sinistra non lesina le critiche, il risultato è un giornale della sinistra, ma da questa (o almeno, da larga parte dei suoi vertici) detestato. Della serie: cornuti e mazziati.

Come uscirne? Come valorizzare il patrimonio positivo che QT possiede, e superare in avanti gli aspetti negativi? Il punto nodale ci sembra il ricambio generazionale. Questotrentino egemonizzato dai sessantenni può avere ancora alcuni anni anche significativi, ma nessuna reale prospettiva. Di qui l’esigenza di portare i giovani sul ponte di comando. I giovani che già con il giornale collaborano, e altri ancora. Ma non rinchiusi in un angolo, magari comodo, la loro pagina, la loro rubrichetta: bensì a pensare, gestire, essere responsabili dell’intero giornale, dal momento del dibattito interno a quello della risoluzione delle questioni tecniche.

Quando abbiamo proposto questa prospettiva abbiamo subito riscontrato convinta, entusiastica adesione. Che però, da sola non basta. Oggi è impensabile gestire un’impresa culturale con la stessa struttura di 25 anni fa, i giovani di oggi non sono ex sessantottini. Sono disposti a investire una parte di sé in una scommessa, molto meno a prestarsi ad un sempiterno impegnativo lavoro volontario. Di qui l’esigenza di passare dal volontariato al semiprofessionismo.

E quindi anche di cambiare target del giornale; che non può più accontentarsi di una bassa tiratura, perché tanto, quello che conta è la diffusione delle idee, non delle copie. Insomma QT deve diventare un giornale più popolare: una sorta di Espresso del Trentino. Diversa grafica, più immagini, più pagine, tutte a colori.

E al contempo un giornale che, anche per le sue firme, non possa essere percepito come rappresentante di una sola porzione, magari limitata, della cultura trentina. Sempre indipendente dai partiti, ma comunque referente di un orizzonte culturale ampio, quanto quello – almeno - del centro-sinistra. E che cerchi di coniugare le esigenze delle città con quelle, oggi meno chiare e senz’altro meno espresse, delle valli.

Un progetto troppo ambizioso? Una follia? A noi pare una scommessa. Su di essa abbiamo già registrato convinte adesioni, coinvolto alcuni sponsor significativi.

Contiamo di coinvolgere anche i nostri lettori, cui rivolgiamo l’appello di questa pagina (Caro lettore....), promosso da 14 persone che, a vario titolo, sono a noi vicine e rappresentative del percorso che vogliamo intraprendere.

Perché Questotrentino continui a vivere. E possa rinnovarsi nel profondo, per poter mantenere, anzi accrescere, un ruolo che riteniamo quanto mai utile.