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Miss Italia: mobbing per chi dissente

Le reazioni all’Istituto Curie ai nostri articoli su Miss Italia: una - scombinata - caccia all’”infame”.

Ha ottenuto attenzione e consensi l’intervista che nel numero scorso, avevamo fatto a un insegnante del “Curie”, la scuola superiore di Pergine della nostra Miss Italia. Un’intervista dolente (Gli studi (?) di Miss Italia in una scuola per somari), in cui l’insegnante inseriva la stolta esaltazione del preside (che additava la Miss, cattiva allieva, a modello dei suoi coetanei) nell’andazzo lassista e disimpegnato in cui l’insegnante vedeva inesorabilmente precipitare la scuola trentina. Insomma, l’insegnante (pur specificando che il “Curie” non è una scuola peggiore di tante altre, come peraltri altri ci hanno riferito; il che però rende il problema più acuto) vedeva nella sua esperienza giornaliera l’avanzare di quella deriva culturale da noi denunciata nell’episodio di Miss Italia: il perdere di dignità da parte della scuola, il suo mesto soggiacere all’imperante sotto-cultura televisiva. Per la quale non è importante studiare, bensì apparire; e una Miss somarella è un preclaro esempio di virtù.

L’intervista non è passata inosservata al “Curie”. Ma invece di innescare un dibattito sui temi sollevati, ha scatenato una caccia alle streghe per individuare l’autore dell’infame intervista.

Ed ecco quindi (accanto all’intervento della madre di uno studente del “Curie”, Il liceo “Curie”? Un’ottima scuola) la lettera (Lettera aperta alla Persona Intervistata (P. I.) e p. c. a Ettore Paris di QT), affissa in decine di copie, e diffusa in ogni angolo della scuola.

E, in parallelo, la diffusione in altrettante copie di una riproduzione del nostro articolo, con il sopratitolo “Un applauso alla professoressa (?) XY”. Dove al posto di XY c’era il nome dell’insegnante sospettata, esposta alla pubblica berlina.

A noi questo sembra un chiaro, sgradevole episodio di mobbing e di intolleranza culturale. I giulivi succubi della sottocultura tv non accettano evidentemente di confrontarsi nel merito del problema (il preside si è a suo tempo sottratto ad un’intervista in proposito) e preferiscono invece scatenare campagne in nome della riservatezza. Ma ci permetta il preside Leo: in un personaggio pubblico, notoriamente, la sfera della privacy è molto ridotta. E in ogni caso non può un’autorità scolastica inneggiare a una cattiva studentessa, e poi rifugiarsi dietro la privacy. No, prof. Leo.

Infine un’ultima notazione, fra lo sconsolato e il comico a proposito di tutto questo palco - lettera aperta minatoria, fotocopia con indicazione nominativa del reo, dell’infame “professoressa (?) XY” additata al pubblico ludibrio: caro preside, si sta rivolgendo, sta mobbizando la persona sbagliata: la nostra sconsolata Gola Profonda non è stata XY.