Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

We care about football?

Campionati europei di calcio fra business e festa “sostenibile”.

“We care about football”, sostiene l’UEFA. Ma leggendo il contratto fra l’UEFA, ovvero la sua figlia Euro 2008 s.a. (la solida Spa svizzera organizzatrice dei prossimi europei di calcio) e le città ospiti, fra cui Innsbruck, ci viene un dubbio. Dopo più di un anno di trattative estenuanti, concluse solo quando, finalmente, le città svizzere e austriache hanno ottenuto che il contratto sia lo stesso per tutte le città, abbiamo finalmente un documento di più di 50 pagine che stabilisce i diritti, per lo più dell’UEFA, e i doveri, soprattutto delle città. La clausola finale del documento, poi, stabilisce che tutto il contratto è segreto: è severamente vietato parlare pubblicamente dei dettagli. L’Euro 2008 mica è un gioco; si tratta di business. La segretezza delle clausole del contratto pone anche un piccolo problema costituzionale: come fa un Consiglio comunale ad autorizzare una sindaca a firmare un contratto che, secondo lo stesso contratto, non dovrebbe conoscere? In una riunione chiusa al pubblico, e sotto il sigillo del segreto d’ufficio. Insomma, We care about football sì, ma ancor più ci sta al cuore il business.

Il contratto disciplina soprattutto il marketing, il ruolo e lo spazio riservato agli 8 sponsor dell’UEFA (fra cui Hyundai, Mastercard, Carlsberg e Coca Cola, ognuno dei quali, secondo i bene informati, sborsa qualcosa come 50 milioni all’UEFA e spende altrettanto in pubblicità) e agli sponsor locali, i quali sono permessi solo se non sono concorrenti degli sponsor ufficiali. Così è severamente vietato pubblicizzare birre che non siano della Carlsberg, o bibite che non siano della multinazionale di Atlanta. In cambio, L’UEFA provvede ad un design urbano tutto “corporate identity” dell’Euro 2008: è l’unica cosa per la quale l’UEFA, paga, a parte un non troppo generoso rimborso alle città per le spese organizzative. E’ poi concesso qualche minuto di promozione per la città e la regione ospite, prima delle trasmissioni TV, le quali mica sono produzioni delle televisioni nazionali: sono prodotte da una ditta figlia dell’UEFA e poi vendute in tutto il mondo. Per un miliardo circa.

Il campionato europeo è un marchio, e l’UEFA non sopporta altri marchi potenzialmente rivali. Questo marchio è una macchina per produrre profitto. All’UEFA interessano i soldi, punto e basta.

Gli stadi e le aree circostanti, per tutto il campionato, sono quasi zone extraterritoriali: lì è l’UEFA a dettare legge. Spetta alle città ospiti, invece, organizzare, secondo un dettagliato regolamento – sia per il marketing che per la sicurezza – le “fan zones” ed il “public viewing”.

A Innsbruck, avremo le “fan zones” nell’arena olimpica del trampolino da sci, indubbiamente una cosa spettacolare, ed anche in pieno centro.

Per qualche settimana, speriamo, celebreremo un grande “party” urbano con decine di migliaia di ospiti internazionali. Il che, speriamo, farà dimenticare certi piccoli inconvenienti, come lo stadio nuovo del calcio che, al costo di più di 30 milioni, viene innalzato per ospitare 30.000 visitatori, e dopo ridimensionato ai 17.000 posti di prima.

Vedremo anche se l’Euro 2008 avrà gli effetti economici e promozionali promessi. Certo, presentarsi come città ospite di un grande evento internazionale può essere una grande opportunità. Purché riusciamo a mettere in piedi una festa come nell’estate dei mondiali in Germania. Il fatto che il lavoro organizzativo sia stato inaugurato solo ora, dopo la firma del contratto, potrebbe far sorgere qualche dubbio in merito.

C’è, poi, un altro aspetto. Per l’UEFA, si tratta ancora di marketing. Che si tratti di “giochi sostenibili”, come le olimpiadi a Torino o i mondiali della FIFA, sotto il marchio di “green goal”, per qualcuno non è che un gadget pubblicitario. Per il nostro ministero dell’Ambiente, però, sembra essere una sfida reale: dimostrare che anche un grande evento può essere sostenibile, in termini di effetti ecologici. Si comincia con l’organizzazione dei trasporti, e si finisce con i temi più piccoli come la lotta contro l’usa e getta. Dopo più di un anno di preparazione da parte dell’Istituto austriaco di Ecologia, e con l’aiuto di esperti ci comunicazione, in dicembre il ministro Pröll ha annunciato che avremo un “eco-management”: qualche stadio con il certificato EMAS, risparmi energetici con priorità a fonti di energia rinnovabili, trasporto pubblico, riduzione dei rifiuti, riciclaggio.

Tutte cose da vedere, poi, in pratica. Ora come ora, di piani concreti per ogni città, nemmeno l’ombra. Ma abbiamo ancora più di 400 giorni. Speriamo dunque che sia un “Green Event” ed anche una grande festa urbana, una celebrazione di amicizia fra i popoli europei, e magari anche un successo economico per la città. Solo un sogno? Venite a controllare, sarete i benvenuti.

Parole chiave:

Articoli attinenti

In altri numeri:
Grande coalizione e grandi progetti

Commenti (0)

Nessun commento....

Scrivi un commento

L'indirizzo e-mail non sarà pubblicato. Gli utenti registrati non devono inserire il codice e possono modificare il proprio commento dopo averlo inserito.

Riporta il codice di 5 lettere minuscole scritto nell'immagine. Puoi generare un nuovo codice cliccando qui .

Attenzione: Questotrentino si riserva la facoltà di cancellare commenti inopportuni.