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E dopo Claudia, Jurka

Esaurita la spinta propulsiva di Miss Italia, il Trentino ha trovato una nuova strepitosa testimonial.

In principio furono Masun e Kirka, orsi sloveni deportati in Trentino nel 1999. Negli anni trascorsi da allora si sono verificati 8 parti, con la nascita di 20 cuccioli, e 9 decessi. Sicché attualmente gli orsi trentini sono una ventina. Vissuti dalla comunità con un frequente alternarsi di sentimenti, a seconda che l’orso provochi o resti vittima di un incidente stradale, sbrani delle pecore, o venga giustiziato dalla durezza teutonica se gli capita di sconfinare in Baviera. L’orsa a passeggio coi cuccioli su una pista di sci presso Campiglio sabato scorso, mentre si spostava dalla val di Sole alla Rendena, ha fatto toccare all’animale in questione, l’orsa Jurka, i vertici della simpatia e della popolarità, “scatenando l’entusiasmo degli sciatori e richiamando centinaia di persone. Macchine fotografiche e videofonini hanno scattato immagini a raffica, mentre alcune persone hanno cercato di avvicinarsi ai plantigradi”. E’ stato “un pomeriggio di emozioni grandissime”, “un contatto con la natura straordinario” e soprattutto “un formidabile richiamo turistico” da tenere in considerazione per il futuro. Dunque, “a Campiglio – e non solo - scoppia la Jurka mania”.

Maurizio Zanin, dirigente del Servizio Foreste e Fauna, ha un bel dire e ripetere che “la presenza dell’orso va intesa anzitutto come valorizzazione dell’ambiente e non come promozione del turismo”, e che “se ci sono ricadute turistiche va bene, ma non è quella la finalità prevalente”: l’orso ha dimostrato di poter essere un “traino per attirare i turisti”, e dunque è buona cosa che si faccia vedere e fotografare più spesso possibile.

Ma chi gli orsi deve gestirli la pensa diversamente e sull’Adige dell’8 gennaio si ipotizza la “rimozione” di Jurka e il suo confinamento in una non meglio definita “area protetta”. Il problema, infatti, è “quello di convincere gli animali a starsene lontani dall’uomo per evitare ogni genere di rischio”, e Jurka, già lo si è visto in altre occasioni, è una vagabonda amante delle zingarate. Il Trentino dello stesso giorno è più perentorio: “Jurka, destino segnato: verrà catturata… La soluzione più probabile sembra la cattività in un recinto in Trentino. Più difficile un rimpatrio in Slovenia”. Hanno tentato di educarla, ma “i tentativi di modificare le sue abitudini non sono serviti ”. E non basta: ci sono timori anche per il destino dei suoi cuccioli, che “potrebbero avere i comportamenti della madre”. Anche loro dietro un recinto?

Sul Trentino del 9 gennaio, Andrea Selva fa esprimere a Jurka una lunga serie di considerazioni non proprio irresistibili; ma un breve passo merita di essere ripreso, perché mette il dito sulla piaga. “Che ci faccio in mezzo alle piste? – si chiede l’orsa - Ribalto la domanda: che ci fa quassù una pista?”.

Già: “l’animale si stava muovendo perché in altre zone era stato disturbato”, ma è finito dalla padella alla brace, con centinaia di persone attorno e perfino la musica di un vicino rifugio; e in effetti, dice qualcuno, “mamma orsa sembrava frastornata”. Ma allora, se l’antropizzazione del Trentino è tale da non lasciare spazio ad un orso non dico feroce, ma appena vivace, non è il caso di ripensare l’operazione, per quanto in sé apprezzabile, affascinante?

Nei giorni scorsi, in occasione dell’ennesimo allarme relativo alle modificazioni del clima, è comparso su alcuni giornali un elenco di forme di vita – animali e piante – recentemente insediatesi in Italia proprio grazie a questi stravolgimenti; esseri che ormai non ha più senso ritenere “stranieri”, visto che da noi hanno trovato un habitat adatto che in tempi brevi non cambierà in meglio ; e parallelamente altri animali e piante tendono a scomparire. Insomma, c’è posto per l’orso in una provincia che vede moltiplicare piste da sci e nastri stradali, e dove la neve è sempre più scarsa?

Non affermo niente, visto che non ho alcuna competenza in materia, ma vorrei domandarlo a chi di dovere.