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Accardo con la Haydn

Salvatore Accardo, dal violino alla direzione d'orchestra: dalla genialità alla normalità.

C’era un’atmosfera decisamente calda il 17 gennaio all’Auditorium S. Chiara per il primo ritorno di Salvatore Accardo in questo giovane 2007. Non stiamo parlando delle condizioni climatiche bizzarre. C’era quella vibrazione che si accompagna alla presenza di un “nome”: pubblico numeroso e attento e una generale curiosità. Infatti, visto che la fama di Accardo è dovuta principalmente alla sua genialità nel suonare il violino, vederlo alle prese con la conduzione di orchestra (nonostante l’ormai lunga esperienza) e solista ingenerava quella usuale aspettativa, quell’inevitabile desiderio di buttare giù l’idolo dal piedistallo. Sembrava quasi di vederle già vibrare nell’aria le parole: “Al violino è grande, ma con la bacchetta non è granché”. Oppure: “Ma perché non si limita a fare quello che sa fare meglio?”, accompagnate da una scrollata di spalle e un “Non mi ha convinto”.

Salvatore Accardo

Mentre arrivavano, alla spicciolata, gli ultimi ritardatari, Accardo è giunto sul palco e ha dato inizio al concerto. La ninna nanna di Mario Pilati ha breve durata, lascia nelle orecchie l’equivalente sonoro di una madeleine proustiana. In essa si fondono temi musicali che sanno di noto, familiare e accogliente. Pensando al periodo storico in cui Pilati concepì questa partitura, a cosa accadde subito dopo, risulta piuttosto facile comprendere come questo compositore sia potuto cadere nel dimenticatoio. Si tratta infatti di un brano ancorato saldamente alla tradizione ottocentesca, quasi timido nell’orchestrazione che termina in un sussurro. Nello stesso tempo, è anche una testimonianza del talento di Pilati, che anticipa il mondo musicale del tanto celebrato John Williams. Negli ultimi anni, grazie all’impegno della figlia di Pilati, Laura Esposito Pilati, sono stati fatti molti sforzi per ricordare questo sfortunato compositore napoletano. Il maestro Accardo sostiene questo progetto inserendo le opere di Pilati nei programmi dei suoi concerti. Accardo dirige con gesti pacati e con lo spartito, anche se questo sparirà nel prosieguo del programma.

Finita la ninna nanna, dopo un attimo d’intervallo giunge Enrica Ciccarelli, abbagliante in uno splendido abito lungo rosso. Il concerto in la minore, op. 54 di Robert Schumann scorre senza nessun momento di particolare brillantezza. I ritmi sono piuttosto serrati, anche se la Ciccarelli si concede ampi rallentamenti ad effetto nella parte dedicata alla sua personale rielaborazione. Come accade da qualche tempo, l’orchestra è disposta in maniera diversa da quel che si era soliti fare in passato. Violini primi e violini secondi si fronteggiano ai due margini dell’emiciclo, mentre violoncelli e viole si mischiano ai contrabbassi nel mezzo e nelle “retrovie”. L’effetto generale è buono, anche se, in questa particolare occasione, non si è trattato di un’interpretazione indimenticabile.

Elisabetta Ciccarelli

Il pubblico ha comunque applaudito a lungo e con convinzione, spingendo la Ciccarelli ha donare un piccolo bis. Anche in questo caso l’esecuzione non è stata travolgente, come se la solista fosse abituata a rispondere automaticamente all’applauso. L’intensa attività concertistica della Ciccarelli ne fa una sicura professionista che dovrebbe essere in grado di mostrare maggiore partecipazione rispetto ai brani che si suppone offra come ulteriore prova della sua bravura.

Nel secondo tempo, con un’orchestra di proporzioni molto ridotte (erano sul palco gli archi e appena sette fiati), Accardo ha diretto la Linz; una composizione elaborata velocemente da Mozart, ma con delle caratteristiche tecniche non scontate. Al termine del concerto, molti fra il pubblico hanno criticato direttore e solista ma, come accade spesso ultimamente, molte voci lodavano l’orchestra.