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Lasciamolo in pace!

I recenti avvistamenti di un’orsa con i piccoli nella zona del Bondone sono qualificanti per il territorio, in funzione del previsto Parco del Bondone: essi ci devono rallegrare ma anche responsabilizzare nell’accettare la presenza della specie. Purtroppo, a causa delle condizioni climatiche non in sintonia con la stagione invernale, gli orsi non sono ancora andati in letargo e pertanto si trovano a vagare per i boschi lasciando tracce e segni del loro passaggio sulla poca neve presente.

Parte dell’opinione pubblica, in proposito, ha atteggiamenti che oscillano dall’eccessivo entusiasmo alla paura, ed entrambi non sono condivisibili: se il troppo entusiasmo porta a sottovalutare l’orso, il timore dovuto alla presenza dei plantigradi crea un allarmismo non giustificato.

La famigliola di orsi che da parecchi mesi frequenta l’area del Bondone è molto elusiva: gli avvistamenti sono rari e la femmina si comporta proprio come l’etologia della specie prevede, spostandosi di notte e nascondendosi il giorno, insegnando anche ai cuccioli un comportamento da animale selvatico.

Mi preoccupa il fatto che si stia sviluppando una specie di turismo cerca-orso o cerca- impronte, un fenomeno spero a termine, che può portare delle persone anche a contatto diretto con gli animali, tanto da poter creare una situazione di pericolo. In questa situazione il plantigrado è costretto a nascondersi negli angoli più reconditi delle foreste (se ce ne sono ancora,) mentre le strade forestali e gli impianti sciistici continuano ad avanzare riducendo continuamente il suo habitat, per non parlare delle ciaspolade notturne, o di quelle persone che lo seguono cercando di realizzare scoop fotografici, da vendere a questa o quella rivista o per collezioni private, attivando una gara tra chi farà  la foto più bella o la più originale, chi avrà  l’immagine o il filmato dell’accoppiamento, del parto invernale, o dei piccoli, ecc. ecc.

Inevitabilmente questo continuo inseguimento costringe l’orso a frequenti spostamenti: una femmina con prole potrebbe arrivare vicino ai centri abitati, oppure avere degli atteggiamenti intimidatori nei confronti di qualche sprovveduto fotografo o curioso nel tentativo di difesa degli orsetti.

Quello che succederebbe è facilmente immaginabile: titoli a caratteri cubitali sui giornali porterebbero in prima pagina l’evento dell’orso aggressivo, e i politici si scatenerebbero chiedendo la testa dell’animale, per salvaguardare l’incolumità  pubblica, poco importa che la colpa sia dell’uomo che volutamente l’ha cercato.

L’orsa diventerebbe a questo punto “problematica” ed entrerebbe in azione l’unità  di crisi del Servizio Foreste con licenza di uccidere, la sorte del plantigrado e dei suoi cuccioli sarebbe segnata, con la madre probabilmente abbattuta (perché pericolosa) ed i cuccioli, nella migliore delle ipotesi, trasferiti in un centro faunistico.

Mi permetto di ricordare a fotografi, curiosi, turisti, che la legge provinciale n. 24 del 1991 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l’esercizio della caccia) all’art. 38 comma 1, lettera j, vieta a chiunque di portare disturbo, molestare, e inseguire la fauna selvatica per qualsiasi scopo.

Terminando, credo che una riflessione vada fatta: se la specie umana è quella che ha il maggior impatto negativo nei confronti del pianeta e delle altre specie animali, ed anche l’unica in grado di provocare la propria e l’altrui estinzione, essa può e deve per la propria sopravvivenza garantire e tutelare la biodiversità  in tutte le sue espressioni. I veri amici dell’orso sono quelli che lo vedono e tengono per sé l’emozione dell’incontro. In conclusione, lasciamolo in pace!

Sergio Merz, Tecnico faunistico - Delegato Regionale della LIPU