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Violenza in famiglia

Un problema alla cui soluzione non basta la risposta giudiziaria.

Daniela Martinelli

Il 15 gennaio scorso Transcrime ha presentato i risultati del rapporto “Violenze e maltrattamenti in famiglia”. Lo studio – alla cui presentazione ha partecipato anche il Ministro per le politiche della famiglia, Rosy Bindi – analizza le condizioni sociali, culturali ed economiche delle famiglie in cui si verificano casi di violenza o abuso, esamina nel dettaglio le varie forme di violenza (sindrome del bambino maltrattato, circolo dell’abuso, violenza assistita, violenza psicologica, molestie, sindrome da alienazione parentale) e le conseguenze sul piano psichico e sociale ed elabora possibili strategie preventive, anche sulla base delle esperienze internazionali.

La presentazione del rapporto di Transcrime. Nella foto, il presidente Dellai (a sinistra), il Ministro Bindi (al centro), e la prof.ssa Merzagora (a destra). Foto Agf Bernardinatti.

A livello internazionale, la violenza in famiglia è un problema molto dibattuto, soprattutto per l’impatto che ha nella società. Secondo il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2002), nei Paesi sviluppati le donne vittime di violenza fisica da parte del partner oscillerebbero tra il 20 e il 30%. Secondo una recente stima delle Nazioni Unite, nei paesi sviluppati il numero di bambini maltrattati potrebbe essere compreso tra 4,6 e 11,3 milioni di individui. Problema emergente è anche quello dell’abuso in famiglia contro le persone anziane che, sempre secondo l’OMS, interesserebbe tra il 4% e il 6% della popolazione oltre i 65 anni.

A livello italiano, le statistiche sul fenomeno sono scarse. La tendenza sembrerebbe quella di una diminuzione degli omicidi familiari (a cui corrisponde però una forte attenzione mediatica) accanto ad un aumento dei reati di maltrattamenti in famiglia (in particolare verso gli anziani) e di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Ma se la violenza in famiglia è un fenomeno certamente presente nel tempo, ciò che è cambiato è la natura della famiglia che oggi, proprio perché composta da pochi, fa venire meno il controllo che i familiari di un tempo esercitavano, ad esempio, sui capifamiglia. Questo ha reso assai più vulnerabili i componenti deboli della famiglia, quali la moglie e i figli minorenni. In quest’ottica, assume più importanza il ruolo dei servizi e delle agenzie sul territorio, che possono intercettare i segnali di disagio ed aiutare le famiglie in difficoltà. In questo senso la risposta penale può risultare utile solo se parte di un sistema più ampio di azioni di prevenzione, contrasto e sostegno alle vittime.

Una situazione sostanzialmente stabile e tendente al positivo rispetto al panorama nazionale è quella del Trentino, così come rileva l’analisi degli oltre 300 fascicoli processuali che hanno riguardato casi di violenza in famiglia accaduti in Trentino tra il 2001 e il 2006.

Dall’indagine emerge che il sistema giudiziario da solo non è la risposta: anche in una provincia come il Trentino in cui la magistratura dimostra elevati livelli di efficienza, su 100 processi per maltrattamenti fisici solo 50 terminano con una condanna dell’autore. Questa condanna è solitamente lieve (minore di due anni) e questo permette all’autore di tornare subito o presto in libertà. Si tratta di un problema presente in tutti i sistemi giudiziari del mondo: poche condanne e poca tutela per le vittime. Per questo occorrono risposte diverse, soprattutto in chiave di prevenzione. Non va dimenticato, inoltre, che nelle violenze fisiche spesso gioca un ruolo facilitatore l’alcol, che dall’analisi dei fascicoli ricorre in media in un caso su cinque.

Il pomeriggio della giornata di presentazione è stato interamente dedicato al dibattito sui rimedi possibili da parte degli operatori di settore. E’ ormai evidente che, accanto alla repressione, vada sviluppato lo spazio della prevenzione. Tutti sono concordi sulla necessità di ricercare un confronto tra i vari servizi per sviluppare una metodologia di intervento basata su un’interdisciplinarietà che garantisca un reale supporto di rete. E’ necessario rafforzare la rete degli operatori per valorizzare risorse e competenze che già da anni affrontano con sensibilità il tema dell’abuso e del maltrattamento in famiglia. Nel Trentino, che è un laboratorio avanzato in materia di sicurezza, questo si può realizzare in tempi brevi.

Il testo del rapporto, elaborato per la Provincia Autonoma di Trento, è scaricabile dal sito del centro interuniversitario dell’Università di Trento e dell’Università Cattolica di Milano all’indirizzo www.transcrime.it.