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Gli ultrà della memoria

Fra anarchici e fascisti: povere foibe!

Nelle trasmissioni televisive di approfondimento calcistico (magari escludendo il troppo sbracato Processo di Biscardi), alcuni esperti del settore (giornalisti, ex calciatori, ex arbitri, ecc.) disquisiscono lungamente in maniera urbana e con grande competenza di ogni minuzia: la regolarità di un gol, il trasferimento di un campione da una squadra all’altra, il destino futuro di un “mister”… Ad ascoltarli, si suppone, sono soprattutto i tifosi più appassionati, fra cui quegli ultrà che poi, la domenica, vanno sì allo stadio, ma la partita quasi non la vedono, impegnati come sono a mettere in scena macchinose coreografie, a lanciare oggetti in campo, a battagliare con i tifosi avversari, e peggio.

Qualcosa del genere mi pare si sia verificato a Rovereto, alla celebrazione in memoria delle vittime delle foibe. In quella circostanza, come pure nei commenti dei giorni successivi, si sono ascoltate e lette, da parte di vari personaggi pubblici, parole molto equilibrate. Da Mario Cossali, lieto del fatto che “per il primo anno si è riusciti a commemorare al di là delle ideologie quella che è stata una pulizia etnica, un assassinio di massa”, a Fabrizio Rasera, oratore ufficiale della manifestazione (vedi anche le sue riflessioni a pag. 36), da Nicola Zoller al sindaco Guglielmo Valduga (“Se è vero che le foibe sono il prodotto dell’espansionismo titino e che va condannato il colpevole oblio che ha sommerso le vittime, è anche vero che in quei territori c’era la rabbia contro il regime fascista che aveva immaginato un nazionalismo altrettanto violento”.

Troppe concessioni alla destra per la pattuglia degli anarchici locali, che si sono brevemente esibiti in “un frastuono di pentole e trombe da stadio e un megafono che lancia insulti”. “Basta con il revisionismo fascista!” – gridavano, evidentemente contestando la realtà stessa di quella tragedia ed avendo come obiettivi anche “il centrosinistra che avalla il revisionismo” oltre che, naturalmente, “i fascisti che hanno commesso crimini in Africa”.

Bloccati costoro dai poliziotti, si sperava che le stramberie fosse finite, e invece ci si sono messi i tifosi dell’altra squadra, i fascisti. I quali avrebbero dovuto essere soddisfatti che una loro richiesta portata avanti da decenni, quella di un pubblico, solenne riconoscimento della realtà delle foibe, fosse stata finalmente accolta a livello nazionale, fino ad avere dei riflessi anche nella vita di un piccolo comune come Rovereto. Ma no.

Visto che quest’anno non potranno ripetere la scampagnata alla Campana dei Caduti, i camerati hanno deciso di organizzare le loro macabre coreografie prendendo a pretesto la giornata del ricordo e ritrovandosi in piazza la sera stessa della manifestazione ufficiale.

Il resoconto che ne fa L’Adige è sconfortante: “’Onore ai martiri delle foibe’ scandisce Emilio Giuliana ad una folla di bandiere della Fiamma Tricolore e della Repubblica di Salò. ‘Presente!’ rispondono sull’attenti i cento militanti allungando il braccio in un inequivocabile saluto romano. Torce accese, liturgia militaresca, simboli del ventennio…: va in scena un’inquietante ritualità di esibita matrice fascista…”. E alla fine: “Sciogliete le righe!”. Insomma, si sono sfogati.

Il sindaco Valduga sottolinea che “chi ha organizzato la manifestazione serale con bandiere e saluti fascisti è il soggetto meno adatto per ricordare quel periodo storico con la coscienza pulita”. Ma Giuliana – consigliere comunale di Fiamma Tricolore, noto per le sue numerose fobie, dagli immigrati ai gay – trattando i suoi concittadini da citrulli, o se si preferisce non rendendosi conto delle proprie parole, replica parlando di una manifestazione “non faziosa né strumentale”, alla quale “sono stati invitati a partecipare tutte le compagini politiche, di destra, di sinistra, di centro, autonomisti, associazioni e singoli cittadini”. Tutti, si suppone, tranquillamente all’ombra dei saluti romani e delle bandiere repubblichine.

“Le nostre iniziative sono sempre dettate dal cuore e spinte dall’amore” – conclude Giuliana. Come a dire: siamo impermeabili alle argomentazioni razionali, a governarci è il tiramento di culo. Una classica mentalità da ultrà, che gli anarchici non possono che condividere.