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Un uomo d’onore, un cittadino modello

La baruffa attorno alle onoranze rese ad un ex nazista.

Pochi giorni fa, il Comune ha celebrato il 90° compleanno di un suo cittadino onorario – l’onore più alto che un comune può conferire. Il centro Wiesenthal, poi, ha chiesto le dimissioni del Capitano per aver partecipato alla cerimonia. Il Capitano si è rifiutato, dicendo che se c’è pericolo che l’antisemitismo risorga, ne è responsabile proprio chi si fa vivo con richieste di questo genere. Perché quella furia del Capitano?

Il cittadino in questione fece parte, per i socialdemocratici, del Consiglio comunale per 30 anni, di cui 17 in qualità di vicesindaco; inoltre, fu nel direttivo provinciale e, per un certo tempo, perfino nella direzione nazionale del partito. Fu anche direttore generale della mutua tirolese dei lavoratori dipendenti. Insomma, un cittadino esemplare al servizio della collettività. Solo che il cittadino modello, si sussurrava, prima di diventare tale, aveva fatto parte della Gestapo. Se era vero, la sinistra socialdemocratica ribatteva, era per fare lo 007, l’agente della resistenza, nel covo della polizia segreta nazista. E poi, prove non ce n’erano. E invece ci sono.

Recentemente, l’associazione dei diplomati socialdemocratici, BSA, ha pubblicato un libro sulle “macchie brune della socialdemocrazia”, per fare pulizia interna dopo decenni di silenzio. Il BSA, nei primi anni dopo la liberazione, era la porta per la quale gli ex-nazisti (sia gli opportunisti che i vecchi socialisti rivoluzionari diventati nazisti per odio contro i clerico-fascisti di Dollfuss responsabili della fine sanguinosa della Prima Repubblica nel 1934) tornarono nel partito socialdemocratico. Tutti, popolari come socialisti, dopo alcuni mesi di purificazione avevano voluto reintegrare gli ex-nazisti. E siccome, fino agli anni ‘90, la mitologia ufficiale si ricordava solo dell’Austria vittima dell’aggressione di Hitler, dimenticando i crimini di non pochi cittadini austriaci, di questi tempi bui meno si parla e meglio è.

Secondo il volume pubblicato dal BSA, il nostro cittadino-modello, nato nel 1917, dopo aver perso il posto di lavoro nel ‘34 e dopo una brevissima parentesi fra i socialisti rivoluzionari (l’organizzazione segreta dei disciolti socialisti) nel ‘35 entrò nel Bundesheer, le forze armate della dittatura, e, come d’obbligo, nella Vaterländische Front, l’organizzazione di massa del regime. Il 12 marzo del ‘38, con l’occupazione nazista, entrò nella Wehrmacht. Fin qui, nulla da eccepire. Una carriera normale, come quella di migliaia di lavoratori in quei giorni tristi.

Ma già nel marzo del ‘38 si trasferì, come assistente commissario, alla Gestapo, lavorando negli uffici centrali di Innsbruck. In novembre, divenne membro del partito nazista e delle SS. Di un suo lavoro come agente della resistenza non ci sono prove. Anzi, i socialisti rivoluzionari, a differenza dei comunisti, questa tattica l’hanno sempre rifiutata. Dal ‘40 al ‘45 fece parte della Wehrmacht. Catturato dagli americani, tornò a Innsbruck nell’agosto del ‘45 e fu assunto come dipendente della segreteria socialdemocratica.

Per la registrazione obbligatoria degli ex-nazisti, egli ammetteva solo di essere stato “candidato” della NSDAP; era dunque registrato come “colpevole di grado minore”, cioè persona da reintegrare senza misure punitive. Quando, nel ‘47, entrò nella mutua, tacque sia l’iscrizione al partito che la militanza tra le SS: una svista allora punibile con un massimo di 5 anni di carcere. Crimine cancellato qualche mese dopo con un atto di grazia del Presidente della Repubblica, in seguito ad una confessione mai pubblicata.

Nel 1955 dovette rispondere all’accusa di aver partecipato, come agente della Gestapo, all’uccisione di due lavoratori forzati polacchi: assolto per inufficienza di prove. Un testimone a carico, socialdemocratico anche lui, venne cacciato dal partito, sotto la presidenza provinciale di un altro ex-membro della NSDAP. Insomma, una vita austriaca come tante altre.

La Gestapo, le SS, la NSDAP furono notoriamente organizzazioni criminali. Il che non prova che un loro membro si fosse macchiato di crimini personali. Senza dubbio, il nostro cittadino-modello, dal ‘47 in poi, si mise al servizio della collettività, di un partito democratico, e come amministratore comunale ha dei meriti. Per questo il Comune, lo ha onorato. Più di tre decenni di lavoro moralmente impeccabile ne fanno un democratico meritevole di rispetto.

Questo se solo avesse avuto il coraggio di ammettere i fatti, di dire pubblicamente la verità, come sembra abbia fatto nel cerchio ristretto di alcuni amici di partito. Ma dopo la protesta del centro Wiesenthal, la direzione cittadina dei socialdemocratici ha pubblicato una nota incredibile: il nostro amico ha sempre lottato per la democrazia e per la giustizia; il partito respinge le insinuazioni diffamanti sul suo conto. In barba ai risultati della ricerca storica pubblicata dal partito stesso. Questo è il problema austriaco: la mancanza del coraggio di “vivere nella verità”, come ebbe a dire Vaclav Havel. Questa repubblica rimuove ancora il suo passato, nel nome della pacificazione fra gli ex-nemici sia della guerra civile che dell’occupazione nazista. Poi eccoti il Capitano a dirci che certa gente è meglio che stia zitta, perché il nostro è un uomo d’onore, un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Ma in che mondo viviamo?

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