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Radio trentine: in attesa del salto di qualità

Dal boom degli anni Ottanta, quando in Trentino c’erano oltre 100 emittenti, al diradato panorama odierno, per molti aspetti insoddisfacente.

In principio fu Radio Sicilia Libera. Correva l’anno 1970. Dalla valle terremotata del Belice si udì la prima voce “libera” della storia dell’emittenza radiofonica italiana. Libera perché slegata dal monopolio pubblico della Rai. Libera perché slegata dal potere governativo che opprimeva l’operato della radio pubblica. Libera perché poteva parlare senza ingessature. Durò solo 27 ore. Poi un’operazione dei carabinieri rimise ordine nell’etere. Ma la strada era ormai segnata. Di lì a poco, in tutt’Italia sarebbero spuntate come funghi tante altre radio “libere”.

Fotografie di Marco Parisi

La volta del Trentino sarebbe arrivata cinque anni dopo. Radio Dolomiti, creatura dell’ex-direttore di crociere Adriano de Tisi, iniziò a trasmettere alla vigilia di Natale del 1975. Le radio private erano ancora fuori legge. Ma ai nuovi editori importava ben poco. Subivano il sequestro, facevano causa allo Stato, regolarmente la vincevano, e riprendevano legittimamente le trasmissioni. Andò avanti così fino al luglio del 1976, quando la Corte Costituzionale dichiarò infine legittima l’emittenza radiotelevisiva privata in ambito locale.

Negli anni Ottanta, nella nostra provincia, arrivarono a trasmettere oltre cento emittenti. La sola Trento era sede di quasi 30 radio private. Un vero e proprio boom frutto di entusiasmo e tanto slancio volontario, con l’inevitabile portato di dilettantismo.

La “bolla” della radiofonia privata trentina cominciò a sgonfiarsi già nel corso degli anni Novanta (ne parlò Carlo Dogheria in Questotrentino n°12 del 13 giugno 1998: Radio e tv private: allarme rosso). Oggi, escluse le syndacation, in Trentino hanno sede appena una decina di emittenti. E sono soltanto due quelle che trasmettono sull’intero territorio provinciale: la già citata Radio Dolomiti ed RTT, anch’essa nata negli anni Settanta. A queste possiamo aggiungere Radio Studio Sette, che fa sì parte dal 2002 della syndacation In Blu (circuito nazionale delle radio locali cattoliche), ma è in realtà una “vera” radio trentina, nata a Rovereto alla fine degli anni Settanta come emittente della Diocesi di Trento, affiliata al settimanale Vita Trentina.

Ci siamo rivolti a queste tre “superstiti” degli anni d’oro per fare il punto sulla situazione della radiofonia trentina. Partiamo proprio dallo scoppio della bolla radiofonica. Elemento da accogliere con serenità considerandone l’ineluttabilità oppure con preoccupazione considerando la riduzione di pluralismo che in questo settore n’è derivata?

“Che in Trentino ci siano poche emittenti è un fatto piuttosto naturale - osserva Corrado Tononi, che dal primo febbraio di quest’anno è il nuovo direttore di Radio Dolomiti - La quantità di imprese radiofoniche dipende infatti anche dall’ampiezza e dalla ricchezza di un territorio, poiché una radio vive di pubblicità, e il bacino d’utenza qui da noi è quello che è. Sinceramente, penso che la coesistenza di un più alto numero di radio in Trentino sarebbe piuttosto complicata”.

“Anche perché, in un territorio di montagna, i costi per la gestione di un’impresa radiofonica lievitano parecchio” - ci fa notare l’editrice di RTT Marta Demarchi, e in effetti a ciascuna radio occorrono una trentina di ripetitori per coprire l’intera area provinciale. “Se rapportiamo gli investimenti necessari al mantenimento di un’impresa radiofonica al ridotto numero di abitanti serviti - prosegue Demarchi - possiamo  comprendere uno dei motivi per cui il numero di radio è così contenuto rispetto ad altre realtà territoriali”.

Il problema dei costi legato ai ripetitori si sarebbe forse potuto risolvere se si fosse concretizzata l’ipotesi, avanzata in passato a livello politico, di dotare la Provincia di una rete di ripetitori per così dire pubblici, a disposizione delle varie emittenti, che in cambio avrebbero pagato un canone. “Ottima idea, sarei del tutto a favore – ci dice Tononi – ma purtroppo non se n’è fatto nulla”.

Del resto, questo dei ripetitori non è l’unico fattore in gioco. “L’emittenza radiofonica locale, rispetto agli anni del boom dove prevaleva il dilettantismo, si è dovuta adeguare alle esigenze di maggiore qualità espresse dal pubblico. - ci dice il direttore di Radio Studio Sette Piergiorgio Franceschini - Così, a poter rimanere in vita sono state solo le radio che hanno saputo professionalizzarsi”.

La riduzione quantitativa sarebbe in effetti la benvenuta se ad essa corrispondesse una effettiva crescita qualitativa. Ma cosa sono capaci di offrire le tre maggiori emittenti radiofoniche trentine?

Corrado Tononi, nuovo direttore di Radio Dolomiti.

Radio Dolomiti ed RTT non si discostano dal tipico palinsesto da radio commerciale, puntando soprattutto sull’intrattenimento musicale, che occupa gran parte della loro programmazione. L’altro elemento cardine del palinsesto sono le notizie. “Il nostro slogan è music & news. - ci dice Franco Delli Guanti, direttore di RTT - Praticamente ogni mezz’ora per tutto l’arco della giornata forniamo ai nostri ascoltatori continui aggiornamenti su quanto accade nel mondo, in Italia e nella nostra regione. Abbiamo deciso di dare vita a questa formula perché crediamo che per un’emittente come la nostra, a carattere regionale, sia molto importante, oltre all’intrattenimento, fornire informazione, veloce ma costante, dalle 7 del mattino alle 20 della sera”.

I quattro giornalisti della redazione di RTT producono 15 notiziari al giorno, i sei della redazione di Radio Dolomiti 14. “E’ una presenza massiccia, quasi eccessiva”- ammette Tononi. In effetti, la formula dell’informazione veloce e costante, che va per la maggiore, bisticcia con l’approfondimento giornalistico, che ha in genere uno spazio assai ridotto nei palinsesti delle radio locali commerciali, non solo trentine. Il risultato è un giornalismo piuttosto anestetizzato, impossibilitato ad accrescere la conoscenza delle dinamiche sociali, per non dire capace di esercitare una qualche funzione critica.

Tononi non disconosce il problema, e punta su un progetto di collaborazione con la redazione de L’Adige – con la quale ha in comune lo stesso editore – per dare più spessore all’informazione di Radio Dolomiti. “Sul modello del rapporto tra il Sole 24 Ore e Radio 24, vogliamo fare sinergia tra la rete di collaboratori del quotidiano e l’immediatezza della radio, per usarla come strumento di sviluppo della notizia a posteriori, con dibattiti e interventi in diretta degli ascoltatori, o in anticipo, con dirette sul posto”.

Una radio di qualità dovrebbe anche saper fare cultura. Quanto ne sono capaci quelle trentine?

“Attraverso l’informazione si fa anche cultura. - ci fa notare Delli Guanti - Discutendo le notizie con gli ospiti riusciamo a dare una chiave di lettura a più facce dei principali avvenimenti della giornata. Grande attenzione mettiamo poi nel presentare i principali eventi culturali che accadono in regione e fuori”.

Rispetto ai momenti di mero intrattenimento, però, questi sforzi appaiono marginali…

“Si potrebbe fare di più – ammette il direttore di RTT – e proveremo a farlo nel prossimo futuro, soprattutto mediante il coinvolgendo del mondo della scuola e dell’università”.

Anche il neodirettore di Radio Dolomiti intende ampliare lo spazio dedicato alle rubriche: “Sfruttando le capacità di approfondimento, i rapporti con il territorio, gli interventi in diretta degli ascoltatori. La prima nuova rubrica sarà sui viaggi: in ogni puntata verranno proposte due mete, una a breve e una a lungo raggio, con interviste agli operatori locali e a chi ha fatto il viaggio. Il giorno prima invieremo un preavviso agli ascoltatori: chi ha già visitato il posto di cui parleremo, ci potrà telefonare per raccontarci l’esperienza più significativa lì vissuta”.

Rispetto al discorso che stiamo conducendo, il caso di Radio Studio Sette appare un po’ diverso da quello delle altre due emittenti. Per quanto sia anch’essa una radio commerciale, il suo palinsesto, dove il parlato prevale sul musicale e l’approfondimento sull’intrattenimento, somiglia di più a quello di una radio comunitaria. Su questo incide forse la matrice diocesana, che, come nel caso del settimanale Vita Trentina, rende meno stringente l’imperativo della commercializzazione del prodotto. “Ma non vogliamo assolutamente essere confusi con un’emittente confessionale. - tiene a precisare Franceschini - Vogliamo invece essere una radio che, tenendo fede ai valori del cattolicesimo sociale, sappia raggiungere un pubblico desideroso di conoscere meglio la società in cui vive”.

E’ forse grazie a questo approccio che l’approfondimento di temi come l’immigrazione ed i consumi critici riesce, come raramente capita altrove, a far breccia nel palinsesto.

“Credo – prosegue Franceschini – che il pubblico sappia apprezzare il nostro sforzo in tal senso”.

Anche una radio commerciale può dunque riuscire sulla strada dell’approfondimento e della qualità?

“Non è facile. Ritengo che le difficoltà in ambito radiofonico derivino dalla problematica coesistenza tra tali elementi e il successo degli ascolti. Il pubblico medio della radio è particolarmente attratto dalle formule leggere”.

Formule che infatti finiscono col prevalere quasi sempre nel caso delle radio commerciali, i cui editori vogliono far quadrare i bilanci e magari anche vederli in attivo. Da questo punto di vista, Radio Dolomiti ed RTT stanno avendo successo (vedi il grafico qui sotto). La prima, rivolgendosi agli over 28, pescati anche fuori dal Trentino, nel 2006 ha fatto registrare ad Audiradio 197.000 ascoltatori (diversi) nella settimana media, con un incremento del 10% rispetto al 2005. La seconda, rivolgendosi a un pubblico più giovane, compreso tra i 17 e i 44 anni, ne ha fatti registrare 114.000, anch’essa con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente.

Se dal punto di vista quantitativo quindi le cose funzionano, ora non resta che vedere se in futuro i direttori manterranno le promesse di miglioramento anche qualitativo che ci hanno fatto.

Buon ascolto.

Ascolti in crescita. Sia RTT che Radio Dolomiti, dopo la flessione del 2003, hanno accresciuto i loro ascolti negli ultimi anni (fonte Audiradio). Anche Radio Studio Sette, non iscritta ad Audiradio, ha un buon successo di pubblico, viaggiando all’incirca sugli stessi ascolti di RTT
La polverizzazione dell’ascolto radiofonico. A differenza di quanto accaduto in altre realtà locali, nella nostra Regione le emittenti territoriali più forti hanno resistito all’assalto delle nazionali e hanno mantenuto una buona fetta degli ascolti. Si tenga tra l’altro presente che dal grafico mancano le emittenti locali non iscritte ad Audiradio, come Radio Studio Sette (dati Audiradio).

Un po’ di definizioni…

Radio nazionali, locali e syndacation

Le prime sono quelle che trasmettono sull’intero territorio nazionale, le seconde sono quelle che trasmettono in aree territoriali più ristrette (transregionali, regionali, provinciali o anche urbane). Le syndacation sono circuiti radiofonici nazionali che per trasmettere si appoggiano a delle affiliate locali (come Lattemiele, Radio Cuore, Radio Italia o In Blu, per citare quelle presenti in Trentino).

 Radio commerciali e radio comunitarie

Secondo la definizione della legge Mammì del 1990, le radio comunitarie sono quelle caratterizzate dall’assenza di scopo di lucro, gestite da “fondazioni, associazioni riconosciute e non riconosciute, che siano espressione di particolari istanze culturali, etniche, politiche e religiose, nonché società cooperative […] che abbiano per oggetto sociale la realizzazione di un servizio di radiodiffusione sonora a carattere culturale, etnico, politico e religioso”. Agevolate dalla riduzione del 75% delle tasse e del canone annuo di concessione, le radio comunitarie non possono trasmettere più del 5% di pubblicità per ogni ora di programmazione e sono obbligate a trasmettere programmi autoprodotti per almeno il 30% della programmazione giornaliera fra le 7 e le 21.

Radio via etere e radio via Internet

Rispetto alla tradizionale radiodiffusione via etere in modulazione di frequenza o di ampiezza, la web radio o radio online trasmette i propri contenuti attraverso Internet. Per creare una web radio basta avere a disposizione un buon PC, una normale scheda audio, scaricare e installare il poco software necessario gratuitamente reperibile, dotarsi di un microfono e una cuffietta. Per ricevere è sufficiente essere connessi ad Internet in banda larga. In Italia, le prime web radio nacquero alla fine degli anni Novanta. Esiste un’associazione delle web radio italiane, Web Radio Associate (www.wra.it).