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Wegee

In mostra 45 fotografie (dai negativi originali) tra gli anni 1936-46, del grande reporter/artista americano. Il mondo crudo della New York notturna documentato da un osservatore (solo apparentemente) implacabile e disincantato.

Qualcuno ha detto che "le fotografie di Weegee sono come un colpo diretto alle ginocchia con una mazza da baseball". Weegee, il cui vero nome è Usher Fellig, nasce nel 1899 in un piccolo paese dell’impero austro-ungarico e si trasferisce a 10 anni a New York. Il soprannome col quale è conosciuto allude al fatto che, nella sua attività di fotoreporter, riusciva ad arrivare sul luogo di un delitto o di un incidente sempre prima dei colleghi e a volte anche prima della polizia.

In questi giorni la galleria Aurora di Trento espone un portfolio di 45 fotografie, che Sid Kaplan ha stampato dai negativi originali recuperati dalla compagna di Weegee, una copia delle quali è conservata al Moma. In questi scatti, realizzati negli anni tra il 1936 e il 1946, Weegee ci racconta storie drammatiche della New York notturna in modo crudo, diretto, e tuttavia con un interesse che non è tanto né solo rivolto a mettere l’accento sulla rappresentazione del sangue e della morte, ma piuttosto a documentare la reazione di coloro che osservano il luogo del delitto o dell’incidente. Questa capacità di allargare l’obiettivo oltre la vittima, e in qualche caso addirittura di girarlo esclusivamente sugli spettatori della scena, dà ai suoi scatti, drammatizzati anche dalla luce violenta del flash, una particolare capacità di osservazione sociale ed esistenziale. E’ una sorta di modo non sentimentale di documentare le reazioni emotive, il dolore, l’orrore, talvolta la curiosità cinica.

Questa stessa capacità di tradurre con rapidità un’osservazione in immagine significativa è quella che gli permette, ad esempio, di coinvolgere alcune scritte delle insegne della strada ("Joy of living") in atroce contrasto col corpo del morto che, proprio lì sotto, è stato appena ricoperto con fogli di giornale.

Ma ci sono molte altre figure della vita marginale e notturna della metropoli americana: prostitute caricate sui furgoni della polizia, gente del circo che dorme accanto agli animali, un gruppo di bambini che cercano di prendere sonno tutti abbracciati, una donna salvata dal fuoco, insomma tutta una umanità di esistenze difficili, oppure semplicemente che per necessità o per scelta vive il tempo della notte.

Il reportage, negli anni precedenti e durante la seconda guerra mondiale, ebbe in America un grande impulso e Weegee, attivo in quel tempo come free lance per testate quali Herald Tribune, New York Times, Daily News, ne è considerato un caposaldo, ammirato ad esempio da Diane Arbus proprio per quella capacità di "esserci senza tradire emozioni".

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