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Da Roma a Trento: una vociante babilonia

Le difficoltà di costruzione del Partito Democratico.

Siamo alle solite, sembra una dannazione biblica: ogni volta che a sinistra si tenta una fusione, ciò che è certo è che ci sarà una scissione. Fassino punta al Partito Democratico con la Margherita, ma pare che Mussi e i suoi non ci stiano e si preparino a rompere per unirsi, forse, con Rifondazione e Comunisti italiani, che quanto a scissioni sono degli esperti precursori.

Beninteso il nascituro Partito Democratico non è, da come si presenta, un’impresa esaltante. Sarebbe una creatura formidabile se vi aderissero tutti, comunisti, socialisti, diessini, verdi, dipietristi, margheritini ed il vasto popolo di centrosinistra senza etichette. Una grande forza con tante minoranze interne portatrici di originali e differenziati contributi, capaci di tollerarsi e rispettarsi a vicenda, ma anche di decidere a maggioranza ed eseguire poi le decisioni così adottate in modo compatto. Ma questo è all’evidenza un sogno irrealizzabile. La vociante babilonia in costante esibizione delle proprie coltivate identità è ben lungi dal far intravvedere un traguardo così fecondo. Tanto che Fassino si è rassegnato a tentare il possibile, la fusione con la Margherita, che dopo tutto è meglio di niente.

Ma anche questo percorso è seminato di insidie. Ed anche di pretestuosi ostacoli. Pare che la difficoltà maggiore sia rappresentata dalla incompatibilità fra le diverse culture dei due partiti di origine, vale a dire fra la tradizione socialista e quella cristiana.

Ma non si è sempre detto che Cristo fu il primo socialista? Quando predicava "Beati gli ultimi che saranno i primi", non enunciava il postulato basilare che ha informato il movimento socialista sorto nel diciannovesimo secolo per riscattare gli sfruttati? E quando Gesù ammoniva che "è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli", non vi pare che nella sua divina preveggenza avesse presente la persona di Silvio Berlusconi? No, la difficoltà non viene dal contrasto dei valori, che può benissimo essere composta e risolta assumendo come base culturale comune la prima parte della nostra Costituzione, che fu concepita appunto dall’armonioso incontro delle due culture di centrosinistra che la ispirarono, la liberal-socialista e la cattolica democratica che si erano ritrovate nell’esperienza antifascista.

Le insidie sono altre e più minacciose. Si annidano nel contagio che la cultura di sinistra ha subìto dai focolai culturali della destra. La decisione di Prodi sulla base USA di Vicenza ed il comportamento del Governo sulla questione di Abu Omar sequestrato dalla CIA con la complicità dei nostri servizi, sono sintomi di un preoccupante "americanismo", inteso come acritica e supina subalternità al potente alleato d’oltre Atlantico, che è atteggiamento tipico della destra. La demagogica promessa di abbassare le tasse tradisce una colpevole sottovalutazione dello strumento fiscale quale tipica e preziosa leva per redistribuire la ricchezza. La condivisione della flessibilità del lavoro come fomite all’occupazione capovolge il rapporto reale che invece individua nel regime di piena occupazione l’opportunità di un auspicabile lavoro flessibile. Ritenere che un governo efficiente presupponga un premier con maggiori poteri sciolto dal bilanciamento di controlli parlamentari rivela una tendenza tipica della destra. Queste sono alcune delle insidie dalle quali bisogna guardarsi con grande impegno.

Se questo è lo scenario romano, a Trento il contagio appare ormai invasivo. Qui il rapporto di forza fra DS e Margherita è capovolto rispetto alla situazione nazionale, e già se ne vedono gli effetti. La riforma istituzionale, che poteva essere una preziosa occasione per semplificare ed alleggerire le strutture del potere della nostra autonomia, le ha invece complicate ulteriormente con queste comunità di valle farraginose, concessione manifesta alla lobby dei sindaci, che sono la militanza attiva della Margherita. Il nostro territorio e l’ambiente sono preda di una incontenibile barbarica invasione di cemento e la giunta non riesce nemmeno a concepire un modello di sviluppo che contrapponga il trasporto collettivo a quello privato. In questo allarmante panorama si stenta a scorgere la presenza dei DS e dell’intera sinistra, che sembra affetta da una disarmante assenza di cultura e di politica. Ciò che è confermato anche dal fatto che al congresso vi sia un solo candidato alla segreteria, indice di una inesistente vitalità democratica.

E’ possibile che mescolando le basi dei due partiti la vita interna del nuovo partito si rianimi?