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Un Hofer per tutte le stagioni

Elezioni in vista? Chiediamo aiuto all’eroe tirolese!

Nel 2008 si vota per il Consiglio Provinciale e per il 2009, bisogna preparare il grande giubileo dei 200 anni della "lotta di liberazione nazionale" di Andreas Hofer. Gli storici dicono che al di fuori del Tirolo quella gloriosa lotta viene liquidata in poche righe nei libri di storia, trattandosi, a differenza di quanto avvenne in Spagna, dell’insurrezione di quattro gatti in uno sperduto angolo d’Europa, all’interno di un complotto asburgico contro Napoleone che si concluse in modo poco glorioso. "La libertà ci unisce", sarebbe lo slogan delle celebrazioni . Quale libertà? Boh. Lo sanno tutti – ma non il tirolese medio – che Andreas Hofer non liberò granché. Il servizio militare obbligatorio, contro il quale si ribellò quando i bavaresi l’imposero, venne introdotto qualche anno dopo giusto dall’imperatore austriaco, per il cui benevole regno Hofer si era sacrificato. E le tasse del fisco absburgico, nel 1820, erano molto più alte di quelle degli odiati bavaresi. Così, quando alcuni ufficiali austriaci, qualche anno dopo la fucilazione di Mantova, trafugarono le ossa dell’eroe portandole a Innsbruck, la corte non sapeva bene cosa farne. Nell’Austria di Metternich i guerriglieri insurrezionali non erano graditi. Dopo lunghe meditazioni, gli si diede un funerale di Stato. Quanto agli ufficiali autori dell’impresa, vennero segretamente cacciatidalle forze armate. Poi, fino al primo centenariodel 1909, tutti o quasi si dimenticarono di lui.

Andreas Hofer.

Ma dal 1909 in poi il ritmo delle celebrazioni si intensificò, a secondo delle necessità politiche. Da eroe dell’impero asburgico, Hofer divenne eroe del nazionalismo liberale tedesco, poi del fascismo patriottico austriaco, poi del Reich, e finalmente del Grande Tirolo. Con una breve parentesi: esiste una foto del 1946 di un comizio comunista a Innsbruck, con l’oratore che arringa i proletari fiancheggiato da – nienteimeno – Giuseppe Stalin e Andreas Hofer.

Queste ed altre schegge storiografiche l’Accademia Verde, in collaborazione con alcuni storici dell’Università di Innsbruck, le ha presentate in una serie di conferenze in febbraio e marzo, per celebrare il 198° anniversario e preparare il duecentesimo. Per non dimenticare che Andreas Hofer, come personaggio storico, non era un eroe né di liberazione né d’altro, ma un piccolo imprenditore e il capo di un’insurrezione nemmeno popolare, ma di una parte, la più tradizionalista e clericale, della società agricola, contro le riforme introdotte con le baionette bavaresi e napoleoniche. Ma dopo la morte "eroica" a Mantova, è servito come mito che poteva essere strumentalizzato per qualsiasi cazzata. Ognuno, dai monarchici ai comunisti, ha usato il "suo" Hofer, con esiti più o meno proficui. Per il nucleo duro dei popolari, dopo il 1945 al governo con maggioranze assolute nel Tirolo, era l’eroe della Patria, della Famiglia e della Religione.

E sia. Ma non si capisce cosa questi valori abbiano a che fare con la libertà nel XXi secolo. Delle libertà fondamentali, dei diritti dell’uomo, Hofer non capiva nulla: e come avrebbe potuto, sui suoi monti, solo qualche anno dopo la rivoluzione francese? E per quanto ci dicono i documenti storici, di queste libertà se ne fregava altamente: si veda il comportamento della sua giunta militare a Innsbruck contro le donne, contro l’università (saccheggiata, perché pericolosamente liberale ed eterodossa) o contro i protestanti, cacciati dal Tirolo in suo nome, negli anni ’30, in barba all’editto di tolleranza promulgato dall’imperatore.

La libertà ci è cara; e la giunta vuole spendere qualcosa come 11 milioni per celebrarla, nel nome del nostro eroe. Dopo altri progetti, si è deciso per un "museo delle culture tradizionali" oppure, ancor più neutrale, un "nuovo centro per esposizioni" al Bergisel. E un concorso europeo ha prodotto un progetto architettonico. Di progetto scientifico-museale, nemmeno l’ombra. Non si sa a che dovrà servire, cosa ci sarà, oltre al "Riesenrundgemälde", la pittura panoramica sulle battaglie del 1809, da trasferire nel nuovo centro. Ma si sa che il Capitano lo vuole: in primis perché, con le elezioni in vista, bisogna mobilitare glii Schützen; in secundis, perché ogni faraone che si rispetti costruisce la sua piramide, e dunque, in fretta e furia, il Consiglio comunale deve adattare il piano urbanistico. Una zona sul Bergisel dichiarata non edificabile, perché di alto valore ecologico, diventerà edificabile, riservata al nuovo museo: i periti scientifici dicono che, dato l’interesse pubblico ed il lieve danno ecologico, non c’è bisogno di una valutazione d’impatto ambientale. Gli esperti, per essere chiari, sono quelli dell’amministrazione provinciale, cioè di chi vuole cementificare.

L’interesse pubblico sarebbe dimostrato anche dall’idea di un "plusvalore" turistico: raccogliendo tutti i monumenti dispersi "nel luogo dove la Storia si svolse" - dice testualmente un perito - il Bergisel diventerà un nuovo gioiello turistico. Ma secondo l’esperto del traffico, l’impatto ambientale sarà zero perché il numero dei visitatori non aumenterà. Di sciocchezze del genere, gli atti della commissione urbanistica sono pieni. Pazienza C’è di mezzo la Storia, la Patria. L’opposizione, dunque, non rompa le scatole.