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La cava e la cascata

Francesco Borzaga

Sono debitore di una risposta al sindaco di Strembo, sig. Alfonso Fantoma, e molto di più nei confronti del direttore del Parco Naturale dott. Claudio Ferrari, relativamente al ricorso presentato dal WWF contro il prolungamento per ulteriori 23 anni, chiaramente prorogabili, delle concessioni di cava in val di Genova.

Il nostro ricorso non è né irrituale né fuori termine. Nella seduta dell’11 ottobre scorso del Comitato Provinciale per l’Ambiente, il rappresentante delle associazioni ambientaliste ing. Frenez ha espresso voto contrario al progetto "Coltivazione cave Ponte Rosso – Comune di Strembo". Di tale voto contrario il ricorso è la logica conseguenza. Secondo la normativa, scopo principale dei Parchi Naturali è la tutela delle caratteristiche naturali e ambientali dei luoghi. E’ perfino imbarazzante e certamente avvilente ritrovarsi a dover ripetere per decenni che le cascate del Lares sono fra le massime meraviglie non solo della valle e del parco, ma di tutta la cerchia alpina. Collocate proprio dirimpetto e assai in bella vista, le cave di tonalite, vistose anzichenò, ridicolizzano e distruggono platealmente lo straordinario spettacolo naturale. Allo sconcio si aggiungono i rumori della lavorazione e il traffico indotto. Tutti i contorti arzigogoli e le distorsioni della realtà che caratterizzano il voluminoso "rapporto istruttorio" costruito dall’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente non riescono a cancellare questo dato di fatto: le cave di Ponte Rosso sono situate nel peggior posto possibile.

Il Parco Naturale – bontà sua – parla di un’autorizzazione "vincolata e meditata". Affermo che si tratta invece di una scelta decisa in alto loco (come del resto è avvenuto in diversi altri episodi), a sostegno della quale il Parco Naturale e l’Agenzia per l’Ambiente sono stati chiamati ad escogitare una marea di prescrizioni e condizioni destinate nei fatti a lasciare il tempo che trovano: un vero e proprio muro di carta.

Come ho ricordato, il Parco Naturale è statutariamente chiamato a tutelare l’ambiente. Non rientra invece, a mio parere, tra i suoi compiti ordinare e pagare una perizia a vantaggio e profitto di privati concessionari di cave. Da parte del WWF non c’è accanimento contro lo scavo e la lavorazione della tonalite. Si tratta di un’attività degnissima. Le cave però possono e debbono essere spostate in altro luogo, fuori dalla Val di Genova. Come il WWF sottolinea da decenni, l’intero massiccio Adamella-Presanella è formato da tonalite, da Passo Croce Domini fino al Tonale. Quello che manca è la buona volontà da parte della Provincia.

Questa richiesta di spostare le cave non è una novità. Essa è contenuta negli articoli di Antonio Cederna (1967), è stata ripetuta in occasione della mostra nazionale del WWF per la Valle di Genova, portata a Milano, Verona, Vicenza, Bolzano e altrove (1979-1980), è stata il tema della "Giornata nazionale per la Val di Genova", promossa nel 1992 dal WWF insieme a Italia Nostra e Mountain Wilderness. Ne hanno trattato i ricorsi sul Piano di Parco presentati al TAR e successivamente al Consiglio di Stato da WWF e Italia Nostra, e accolti sul punto specifico. Infine, in data 16 giugno 2004 il sottoscritto e la rappresentante di Italia Nostra hanno presentato al Comitato di gestione del Parco Naturale una assai motivata opposizione ad ogni proroga delle concessioni di cava. Di tale opposizione si è purtroppo persa ogni traccia.

Ricorderò, in conclusione, come le concessioni siano scadute il 31 dicembre scorso, e a nostro avviso l’articolo 30 della apposita legge provinciale ne vieta il rinnovo. Ma a prescindere da ogni considerazione legale, un ripensamento della Provincia, pur tardivo, non sarebbe fuori luogo.

Francesco Borzaga, WWF

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