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Modello 730: novità vere e fasulle

Com’è difficile, in Italia, cambiare le cose!

S toricamente il nostro Paese vanta un cattivo rapporto con la burocrazia e la situazione è spesso talmente complicata che anche i tentativi di semplificazione si scontrano con una mentalità poco sensibile al cambiamento. Paradossalmente, in una prima fase, un percorso di riforma può aggiungere nuove complicazioni anche a causa della parcellizzazione delle competenze e dell’atteggiamento di chi vuol essere più realista del re. Vediamone un esempio. Riprendendo un percorso iniziato dalla coppia Bassanini-Visco col primo governo Prodi, ora il nuovo tandem Bersani-Visco sta tentando di dare qualche scrollone ad un sistema particolarmente complesso. Limitiamoci a dare un’occhiata all’ICI, l’imposta che rappresenta la faccia più conosciuta e forse meno gradita ma la più corposa delle entrate per la gran parte dei comuni. Ebbene, per il futuro, salvo rinvii, in occasione di compravendite di immobili, non sarà più necessario presentare ai comuni la dichiarazione ICI. Poi, già da quest’anno, per tutti i contribuenti (e non solo per quelli che possiedono immobili in comuni che avevano sottoscritto una particolare convenzione con l’Agenzia delle Entrate) è possibile "compensare" l’ICI con l’IRPEF, cioè utilizzare l’eventuale credito IRPEF (ora IRE) per pagare l’ICI. Sono vantaggi che a breve termine saranno utilizzati in modo particolare dalle aziende, dai professionisti e in genere dai contribuenti più "attrezzati"; in prospettiva tutti però potranno approfittare di un sistema fiscale che comincia ad abbattere qualche compartimento stagno.

Sempre in prospettiva, il sistema delle compensazioni e in genere l’uso di strumenti di pagamento relativamente nuovi per la massa dei contribuenti renderanno più facile (queste almeno le intenzioni) la costruzione di un sistema fiscale integrato. Ma nel passare dalle intenzioni ai fatti, ecco scaturire difficoltà vere o inventate. Il modello 730 che molti si apprestano a compilare in questi giorni si presenta con una nuova colonna nel quadro fabbricati, denominata "ICI dovuta". E’ bastata questa piccola innovazione, che peraltro anticipa quelle più corpose previste per il 2008, per creare in molti casi agitazione, e dare luogo a comportamenti poco collaborativi. Qualche centro fiscale (i Caf) ha contribuito a creare qualche cruccio invitando i "gentili clienti" a presentare tra le altre cose anche "visure catastali di tutti i fabbricati posseduti a titolo di proprietà o altro diritto reale". , Uno di questi Caf addirittura conclude la comunicazione con un perentorio:"In mancanza di tali documenti, saremo impossibilitati ad elaborare la Sua pratica".

E cco quindi che una certo numero di contribuenti, con atteggiamento tra il seccato e il preoccupato, si è riversata negli uffici catastali o nei comuni. Nulla di drammatico, ma paradossalmente i tempi d’attesa al Catasto si sono registrati alle casse, per il pagamento dei 2 o 3 euro dovuti per ogni visura. Sì, perché "grazie" alla nostra autonomia, da noi le visure catastali si pagano, mentre nel resto del Paese sono state rese gratuite dalla manovra Prodi. Il consigliere provinciale Roberto Pinter ha presentato a questo proposito un’interrogazione chiedendo al Presidente della Provincia "se intende dare disposizioni affinché finalmente anche il Catasto provinciale applichi le disposizioni, previste nel DL 262 del 3 ottobre 2006 relative alle tariffe per certificati, copie ed estratti delle risultanze degli atti e degli elaborati catastali conservati presso gli uffici, che escludono costi per le visure catastali". Ma Dellai, per il momento, ha risposto picche: "I nostri uffici hanno espresso perplessità rispetto alla possibilità di un accesso gratuito totale alle visure catastali in quanto questo, dicono, potrebbe effettivamente presentare effetti di congestione nell’accesso agli uffici e al sistema informativo. Fanno presente gli uffici che l’importo per ciascuna visura è estremamente limitato, circa 2 euro, e che comunque si tratterebbe, come è accaduto anche a livello nazionale, di predisporre eventualmente adeguate misure di compensazione se questa quota minima dovesse anche da noi venire meno. Per mantenere inalterato quanto annualmente introitato con questa voce (circa 580.000 euro), si dovrebbe compensare l’eventuale introduzione della gratuità della visura catastale con un aumento consistente dei tributi catastali dovuti per le presentazioni di tutti gli atti di aggiornamento (+ 15/20 euro per atto)". Quindi, lasciando aperta la porta ad un ripensamento, il Presidente conclude: "Per quanto riguarda la valutazione della Giunta in effetti stiamo verificando se ci sono le condizioni per recepire anche da noi questa norma applicata a livello nazionale; in altre parole se queste legittime e giuste obiezioni di tipo tecnico possono essere superate".

Che la richiesta di visure catastali da parte dei Caf non fosse necessaria lo afferma ora la circolare che l’Agenzia delle Entrate ha diramato il 23 marzo scorso. Quindi, tanto rumore per nulla?