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I fratelli Bartolozzi

Dalla Federazione comunista di Trento alla “gloriosa Spagna” e ai lager di Stalin: storia dolente, amarissima e tragica, di due comunisti trentini della prima ora.

Mirko Saltori

Poco si è scritto sui primi anni del Partito comunista in Trentino, quelli che dalla fondazione arrivano sino alla piena clandestinità. Non stupisce quindi che le figure dei fratelli Novello ed Augusto Bartolozzi, classe 1898 e 1899, tipografi provenienti da Firenze (pur se nati a San Casciano Val di Pesa), che quel partito guidarono e fecero crescere, siano state poi totalmente dimenticate, rimanendo così ignote le loro tragiche esperienze successive.

Giunti a Trento nell’ottobre 1920, essi avevano tutte le carte in regola per diventare dirigenti rivoluzionari. Augusto era stato arrestato nel 1916 per aver distribuito manifestini della conferenza socialista internazionale di Zimmerwald e nel 1917 per diserzione (venne poi amnistiato); Novello era stato segnalato per il discorso pronunciato presso la sezione giovanile di Montespertoli nel luglio 1920: "Non tenete in tasca coltelli ma cose salde… al momento opportuno dovete rompere, scassinare e sgozzare".

Anche la regione trentina in quei due anni trascorsi dalla fine del conflitto aveva visto svilupparsi in maniera impetuosa ed un po’ incontrollata il movimento socialista. Al momento erano scomparse le figure più tipicamente massimaliste, legate all’esplosiva situazione del 1919, come l’anarchico Belluta e l’ondivago Pilati. Il partito era guidato da Lionello Groff, Silvio Flor ed Achille Salvetti. Segretario generale della Camera del lavoro era quell’Alessandro Consani che fu poi, fuoriuscito in Francia, una delle più subdole ed attive spie al servizio dell’O.V.R.A.

Novello divenne segretario della Camera del Lavoro di Rovereto, e poco dopo segretario amministrativo di quella di Trento, coadiuvando Consani. Augusto segretario della Lega inquilini, aderente alla Camera del lavoro.

Sul partito soffiavano i venti della scissione comunista: Amadeo Bordiga il 5 gennaio 1921 aveva tenuto una conferenza anche a Trento. Ma al congresso di Livorno, nello stesso mese, i delegati trentini Salvetti e Strafelini davano il loro voto alla mozione unitaria di Serrati. In Trentino furono per lo più alcune federazioni giovanili (ad esempio quella di Arco) ad appoggiare i comunisti, oltre alle sezioni di Rovereto, Vallarsa e Sover. Non molti, comunque. Gli iscritti (che pur non rappresentavano tutti i simpatizzanti) erano a fine anno solo 92.

Nel marzo Novello diveniva fiduciario provinciale per il partito. Anche se inizialmente segnalato come poco influente perché non del luogo, era ritenuto "capace di trascinare le masse a qualsiasi eccesso", e il prefetto Guadagnini lo dirà più tardi di discreta cultura ed oratoria piuttosto spigliata, mentre la Questura noterà a proposito di Augusto la sua "molta ascendenza sugli operai organizzati".

In quei difficili anni, infatti, i due Bartolozzi erano entrati in stretto contatto con la classe operaia trentina. Erano stati anche protagonisti, nel 1921, della breve ma non trascurabile stagione degli "Arditi del popolo", assieme agli anarchici ed al repubblicano ex fiumano Giovan Battista Adami. Novello, corrispondente de "Il Lavoratore" di Trieste, resse la Camera del lavoro di Trento dopo la partenza di Consani, dal gennaio al settembre 1922.

La "battuta anticomunista" del 1923, che portò all’arresto di Bordiga, Grieco ed altri dirigenti, si fece sentire anche in Trentino. Novello venne arrestato, interrogato, e rilasciato dopo alcuni giorni. Egli negò l’esistenza nella provincia di un’organizzazione comunista. Ma nella stessa occasione venivano arrestati e processati a Rovereto Geremia Angheben, segretario di quella Federazione, e Agostino Spagnolli.

Alle elezioni del 6 aprile 1924 il partito candidò nella circoscrizione Veneto Novello, il medico bolzanino Ghebardo Haslinger (fondatore del PCd’I altoatesino, poi ad Innsbruck), e Luigi Rigotti (spazzacamino di San Lorenzo in Banale, poi in Belgio). Fu, quello, un successo non trascurabile per il giovane partito che, in difficilissime condizioni, ebbe 3.826 voti.

Quella di Trento era fra le federazioni che, ancora nei congressi di settembre-dicembre 1924, mantenevano maggioranza di sinistra, ovvero bordighiana; ma a fine 1925 anch’essa era con il centro gramsciano-togliattiano.

Livorno, 15 gennaio 1921: il congresso socialista che vide la nascita del Partito omunista.

Intanto, proprio in quell’anno, la guida della Federazione passava ad Augusto, che riorganizzava il partito soprattutto nel Trentino meridionale. Nei ricordi dei militanti, ad esempio negli scritti di Giovanni Parolari, i due fratelli si confondono e si sovrappongono.

La storiografia trentina non ha mai segnalato la crescita vertiginosa della Federazione comunista trentina in quegli anni. Dagli studi di Renzo Martinelli rileviamo, per il 1925, 395 iscritti (più di tre volte quelli dell’anno precedente), per il 1926 addirittura 1.046, ovvero il maggior numero di iscritti in Italia, dopo la Federazione di Milano. Un incremento in assoluta controtendenza rispetto all’andamento nazionale.

Ma si andava verso la stretta finale. Nell’ottobre 1926 il Tribunale di Trento emetteva nei confronti di Augusto, denunciato assieme ad altre 27 persone, mandato di cattura per l’attività svolta dall’agosto 1925. Egli, di ritorno da un convegno in Piemonte, si nascose prima presso Augusto Avancini, quindi, con il fratello, a Cles, passando le consegne a Renato Sinigaglia, originario di Fabriano. La sua posizione verrà poi stralciata, in quanto latitante, dalla Commissione istruttoria del Tribunale speciale per la difesa dello Stato nel luglio 1928.

Nel maggio 1927 erano stati poi operati altri 16 arresti per ricostituzione del Partito comunista. Tra essi la moglie di Novello, Antonietta Norzi da Cles, assolta dal Tribunale speciale dopo più di un anno di carcere preventivo. Anche contro i fratelli Novello e Augusto Bartolozzi era stato spiccato mandato di cattura.

Ma essi erano già lontani: nell’aprile erano riusciti a passare da Trieste a Fiume, poi a Lubiana, per arrivare il primo maggio 1927 a Vienna, accolti da Silvio Flor, lì giunto da pochi mesi. Quindi, via Basilea, in giugno, a Parigi.

Qui iniziano il lavoro politico: Novello con la propaganda sindacale, Augusto presso il patronato per le vittime politiche. Ma egli parte presto, già l’anno successivo: va in Unione Sovietica.

Novello frequenta a Parigi l’anarchico trentino Giuseppe Segata, ma soprattutto l’infido Consani, che tiene informata la Polizia politica su tutto il movimento. E’ in pessima salute, tisico. Nel giugno, sicuro di aver pochi mesi di vita, accenna a voler tornare in Italia per vendicarsi, e, dice la spia, "da lui tutto è da temersi". Nel 1934 la Lega dei diritti dell’uomo indaga sul suo passato politico: lo si crede un provocatore, e su di lui pessime informazioni arrivano proprio da quell’Emilio Strafelini, roveretano, manovrato da agenti provocatori!

La candidatura di Novello Bartolozzi alle elezioni del 6 aprile 1924.

Sembra comunque uscirne pulito, e pronto ad accorrere in soccorso della repubblica spagnola. Giunto a Barcellona nell’ottobre 1936, viene inviato al comando di un plotone del battaglione Garibaldi a Madrid, ove in uno degli scontri di novembre è gravemente ferito al viso. Frequentato un corso accelerato per ufficiali, nel luglio 1937 prende parte alla battaglia di Brunete; in seguito diviene tenente, nel 3° Battaglione della XII Brigata.

Intanto Augusto trascorre un lungo periodo in un sanatorio, in Crimea. Frequenta a Mosca la scuola leninista di partito, iscrivendosi nel 1929 al Partito comunista bolscevico, e divenendo poi insegnante di materialismo storico e dialettico nella scuola stessa (assieme, tra gli altri, a Giuseppe Berti), col falso nome di Dino (o Gino) Gardoni. Si sposa, e nel 1934 va a risiedere a Char’kov, in Ucraina, lavorando nella Società per le relazioni culturali con l’estero. Scrive al cugino Mario in ottobre: "Tu capisci che è meglio lavorare e star bene dove si può che non lavorare e soffrire dove si vuole"; parole che suonano un po’ come una beffa, alla luce dei successivi avvenimenti.

L’anno seguente è a Mosca, tecnico costruttore in una fabbrica di aeroplani, ed istruttore nel Profintern, l’Internazionale rossa dei sindacati. Ma, nel clima allucinante della repressione staliniana, il 16 marzo 1938 è arrestato con l’accusa di spionaggio, a causa dei legami intrattenuti con altri funzionari stranieri. Processato, viene condannato ad 8 anni di lavori forzati ed inviato al Severo-Vostocnyj lager, presso Magadan, in Kolyma.

La sua vicenda è stata di recente accennata da Elena Dundovich e Francesca Gori nel volume "Italiani nei lager di Stalin". E’ il comunista Mario Giletti ad incontrarlo lì: "Non aveva molte possibilità di sopravvivere in condizioni di prigionia. […] Augusto è sdraiato in uno dei giacigli dell’ospedale di Magadan. […] Augusto parlava lentamente, interrotto dai colpi di tosse incessanti. Raccontò a Mario che in quello stesso ospedale, pochi giorni prima del loro arrivo, era morto un altro italiano". Anch’egli moriva, il 16 novembre 1938.

Intanto Novello, dopo il tracollo della Spagna, nel febbraio 1939 veniva internato in diversi campi francesi, ed infine all’ospedale per cronici tubercolotici di Noé, per di più colpito da mandato di cattura del Tribunale militare di Roma per non aver risposto alla chiamata alle armi.

Nell’agosto 1941 chiese il rimpatrio, e venne portato a Firenze. Affermò di aver trovato in Francia come in Spagna solo "disillusioni ed amarezze", solitudine, corrotti che lasciavano morire chi "credeva ancora alla serietà del movimento". Il tutto lo fece "in parte ricredere dei miei vecchi principi", ed ora chiedeva solo di poter "finire i miei giorni in Italia piuttosto che in terra straniera, ove senza riguardi a idee e partiti, sono stato trattato con inumano disprezzo, malgrado il mio stato di salute". E’ assai probabile che egli nulla abbia saputo della tragica sorte del fratello.

Condannato ad un anno di carcere, tradotto nelle prigioni militari di Roma e proposto per un successivo provvedimento di polizia, venne amnistiato e trasferito nel 1942 al Forlanini di Roma. Ma proprio nell’ospedale, a quanto segnalava quella Federazione del Partito fascista repubblicano nel dicembre del 1943, pare svolgesse propaganda comunista ed avesse costituito delle cellule interne.

Rimase al Forlanini anche dopo la liberazione, e vi morì il 5 agosto 1948.

Non un accenno vi fu nei giornali trentini, anche comunisti, al momento della sua scomparsa.

Nel 1946, in sede processuale, Carlo Ferrari aveva detto che i fratelli Bartolozzi erano "attualmente in Francia", mentre Massimiliano Boller affermava: "Credo che Augusto Bartolozzi sia morto in Ispagna nel 1935". Molti anni dopo Renato Sinigaglia raccontò a Renzo Francescotti che "Augusto raggiunse Mosca dove morirà qualche anno dopo in un sanatorio".

Erano i soli frammenti, incompleti, distorti e (volutamente?) mai verificati, di cui i militanti comunisti trentini disponevano riguardo alla sorte dei Bartolozzi, ignari del prezzo che essi avevano pagato nel veder trasformarsi in macabra tragedia il loro ideale di liberazione umana.

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Commenti (1)

Aleksey Gardoni

Hi, there! This article as far as i can see is deducated to my grand father Augusto Bartolozzi(in USSR his name was Dzino Gardoni).
His son, Alfred Djinovich Gardoni is 82 years old is living in Russia, Rostov on Don.
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