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“Per l’arte. Nicolò Rasmo (1909-1986)”

La vita, gli studi, le opere del Soprintendente alle Belle Arti di Trento e Bolzano, che approfondì la storia dell'arte regionale e pose le basi per la sua tutela e valorizzazione: una mostra al Buonconsiglio di Trento.

In tempi in cui il patrimonio culturale e ambientale è alla mercé di speculazioni e vandalismi, in cui l’unico bene che mai nessuna economia emergente potrà copiare, ovvero il patrimonio storico-artistico, è vittima di un colpevole disinteresse generale, è bello vedere degli eventi dedicati a figure che dello studio, della promozione e della difesa del territorio fecero la propria ragione di vita. Figure certamente d’altri tempi, aliene dalle scaramucce per difendere uno status quo, un’accomodante nicchia; figure che, pur in una mitezza di carattere, si dedicarono con indomita passione da una parte alla ricerca e alla promozione del territorio, dall’altra all’arginare l’incuria e l’ignoranza di chi vede nel patrimonio storico-artistico solamente un intralcio ai propri personali interessi.

A Trento, in due diverse sedi e occasioni, è possibile seguire fino al 13 maggio due mostre volte alla scoperta di due di questi paladini della cultura del territorio: Nicolò Rasmo (Castello del Buonconsiglio) e Giuseppe Šebesta (vedi Viaggio nell’immaginario popolare del Trentino).

Nicolò Rasmo nasce a Trento il 6 luglio 1909. L’interesse per l’arte lo porta a Firenze, ove si laurea nel 1933 con una tesi sul Castello del Buonconsiglio, tema poi ripreso in una monografia del 1975. Nel 1939, a soli trent’anni, viene nominato ispettore comandato presso la Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie di Trento e Bolzano, diventandone titolare dal 1960 al ‘71. Viene in seguito nominato Soprintendente (fino al 1974), dirigendo al contempo il Museo del Castello del Buonconsiglio. Dal 1940 al 1981 rivestì inoltre il ruolo di direttore del Museo Civico di Bolzano.

Oltre a un tale curriculum istituzionale, a evidenziare l’impegno di Rasmo nel campo della storia dell’arte è l’ampia bibliografia, comprendente articoli, saggi, monografie, dizionari d’arte e cataloghi di mostre. Una bibliografia che è una biblioteca, ricca di oltre 500 titoli, incentrati principalmente sull’arte medievale e del Settecento. Dal lungo elenco vanno senz’altro segnalati la monografia sul maestro del Quattrocento tirolese Michael Pacher (1969); gli articoli pubblicati su "Cultura Atesina", rivista da lui stesso fondata nel 1947; la "Storia dell’Arte in Trentino", pubblicata nel 1982 e rimasta nella sua struttura ancora insuperata. E poi le mostre che segnarono le ricerche storico-artistiche di quegli anni, da quella sulla pittura barocca in Val di Fiemme (1950) a quella sull’arte carolingia in Alto Adige (1981), anche se il suo evento espositivo di maggior rilievo fu la mostra "Arte medievale nell’Alto Adige", realizzata nel 1948 grazie alle molte opere temporaneamente confluite al Museo Civico di Bolzano a seguito dei danneggiamenti provocati dalla guerra.

Il ruolo giocato da Rasmo nell’approfondimento della storia dell’arte regionale passò anche attraverso mirate acquisizioni. Dotato di un acuto intuito, egli riuscì infatti ad acquisire importanti dipinti con fondi tutto sommato modesti. Emblematico il caso di due frammenti di una portella d’altare, raffiguranti S. Floriano e S. Antonio abate, attribuiti a Michael Pacher e ritrovati a Rio Pusteria, ove erano stati reimpiegati come fondo dei cassetti di un armadio.

Dalla conoscenza alla tutela. In tal campo Rasmo fu prodigo delle più disparate iniziative, dalla catalogazione sistematica delle opere conservate in Val Venosta, alle battaglie in difesa dei beni ambientali, come il Lago di Tovel. E poi le opere di restauro, settore che lo vide promotore di complessi interventi, da quello nella chiesa di S. Maria del Conforto a Merano, ove Rasmo intuì, sotto uno strato d’intonaco, la presenza di affreschi gotici, al recupero dell’abside romanico nella parrocchiale di Lasa. Per il Trentino il caso più significativo è senza dubbio il controverso restauro della "stua de la famea" al Castello del Buonconsiglio, affrescata da Dosso Dossi tra il 1531 e il 1532 e in seguito trasformata, a inizio Ottocento, in quel tribunale militare ove furono condannati a morte Filzi e Battisti.

La mostra, già esposta a Bolzano e curata da Silvia Spada Pintarelli, ricostruisce l’operato di questo emozionante storico dell’arte attraverso una molteplicità di opere e documenti, come le schede d’inventario o le fotografie che testimoniano alcuni suoi interventi di tutela. Tra i pezzi più pregevoli esposti, segnaliamo il pluteo carolingio proveniente da S. Benedetto a Malles, un angelo musicante di Michael Pacher, i dipinti di Francesco Unterpergher, Giovanbattista Lampi e Andrea Pozzo, un presepe settecentesco e un’antica formella di stufa figurata.

Il visitatore potrà inoltre conoscere la storia di talune di queste opere da una voce d’eccezione, quella dello stesso Rasmo, tramite l’ascolto di alcune trasmissioni radiofoniche che egli realizzò per la RAI negli anni Settanta e Ottanta. Il percorso ospita infine anche alcuni ritratti di Nicolò Rasmo e dei suoi famigliari, eseguiti dallo zio Camillo (1876-1965), pittore che al tempo ebbe una discreta fama soprattutto per i suoi paesaggi montani.

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