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La città anti-crimine

Come l’urbanistica e l’architettura possono aiutare la sicurezza dei cittadini.

Valentina Tenti

Tommaso Moro lo chiamava Utopia: è lo Stato perfetto, il luogo in cui, tra le tante virtù, non si commettono né crimini né reati. Ma sarà mai possibile progettare città a prova di criminalità? La parola agli architetti e ai criminologi. I ricercatori di Transcrime studiano da tempo il binomio "crimine e urbanistica"e insegnano come prevenire la criminalità attraverso la progettazione urbanistica nei corsi di criminologia applicata della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento e della Facoltà di Sociologia della Cattolica di Milano.

Illuminazione adeguata per percorsi pedonali e spazi stradali.

Architetti con manganelli o manette? Criminologi con squadrette o goniometri? Certo che no. Tuttavia, è possibile progettare città dove è più difficile fare il rapinatore, il borseggiatore, il ladro e via delinquendo. Come? L’idea di fondo è che la sicurezza non sia solo una questione di polizia. Non si tratta, cioè, di costruire barricate, di chiudere i portoni delle grandi città a tripla mandata. Al contrario: si tratta di studiare come disegnare i quartieri e organizzarne le diverse attività umane in modo da ridurre le opportunità criminali. Infatti, ogni criminale razionale, capace e motivato, sfrutta opportunità ambientali. Come emerge da numerosi studi, alcuni tipi di criminali urbani (che commettono furti in appartamento, nelle auto o nei negozi, ladri di automobili e rapinatori) valutano con attenzione l’ambiente circostante alla ricerca di vulnerabilità, di punti deboli. Così occasioni di reato sono offerte quotidianamente da quartieri dormitorio, che di giorno si svuotano per la gioia dei ladri in appartamento e le cui strade di notte sono deserte perché nessuno le vive; da sottopassi, parchi pubblici e parcheggi poco illuminati che facilitano aggressioni, violenze sessuali e furti di auto; da enormi condomini in cui gli inquilini non si conoscono e non sanno distinguere un ladro da un vicino; da alberi e siepi alti che nascondono la vista di attività criminali; da appigli sulle facciate dei palazzi che possono diventare una comoda scala per i ladri. E gli esempi collegati al rapporto tra urbanistica e criminalità e di "occasioni che rendono l’uomo ladro" potrebbero continuare a lungo.

La progettazione degli edifici deve ridurre al minimo gli elementi che creano scalinate naturali.

E’ dagli anni ’70 che ricerche criminologiche hanno dimostrato l’esistenza di una relazione tra struttura dell’ambiente urbano e tassi di criminalità. Nell’evoluzione di queste teorie sono stati condotti studi sul rapporto tra ambiente ed autori di reato. Nasce, così, il Crime Prevention Through Environmental Design (CPTED, prevenzione del crimine attraverso il design dell’ambiente), disciplina che interviene sull’ambiente per ridurre le opportunità di commettere un reato. Ed è proprio il CPTED che ci permette di rispondere in modo affermativo alla domanda iniziale (è possibile progettare città a prova di criminalità?) suggerendo ai progettisti disegni urbanistici che potenzino tre elementi.Vediamoli.

La sorveglianza naturale. Riguarda i modi di design ambientale che danno la possibilità di rendere più visibili e controllabili alcune zone. Ad esempio, illuminando adeguatamente una strada o l’esterno di un sportello bancomat si riducono le tentazioni di un criminale di compiere un borseggio o una rapina perché può essere facilmente visto e riconosciuto. Ancora, quartieri che rispondono ad una pluralità di funzioni e non ad una soltanto (solo residenziali, solo commerciali, solo industriali) sono vissuti in ogni ora del giorno e della notte e quindi costantemente vigilati. Gli architetti sono dunque chiamati a progettare edifici e spazi che rendano possibile "l’occhio sulla strada" con finestre che si affacciano sulle vie, eliminando ostacoli che ne impediscono la vista o altro ancora che permetta una sguardo (non solo curioso) su tutto ciò che succede sotto casa.

Il verde è pensato per ridurre al minimo l’interferenza visiva.

Il controllo naturale degli accessi.Riguarda la possibilità di guidare le persone attraverso alcune entrate e uscite rendendo più difficile l’avvicinamento del criminale alla vittima. Da fossati e ponti levatoi dei castelli del lontano medioevo, a cancelli, saracinesche e recinti dei tempi moderni l’idea è comune: escludere o allontanare potenziali minacce e aggressori dalle vittime.

La territorialità. Riguarda la capacità di stimolare le persone a prendersi cura del loro territorio. Quindi comprende quelle misure di design architettonico che possono accrescere il sentimento proprietario delle persone. Per esempio delimitando lo spazio pubblico e quello privato ed evitando la formazione di "terre di nessuno".

La criminologia e l’urbanistica non sono più, dunque, due saperi così distanti. Al contrario. Dal loro connubio si pongono in essere interventi di riqualificazione urbana che migliorano anche (e soprattutto) condizioni di sicurezza e qualità della vita nelle città.

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