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Amici del legno: ancora senza sede a sette anni dallo sfratto

Amici del legno

Nei primi due sabati di maggio siamo stati tutto il giorno in piazza con dei tavoli, abbiamo proposto ai bambini e ai genitori la costruzione di giocattoli in legno, abbiamo raccontato la vicenda della nostra associazione, raccolto molta simpatia e più di 400 firme di solidarietà. Ecco la storia.

L’associazione svolgeva la sua attività da circa 20 anni nello scantinato della scuola media Segantini quando, nel maggio 2000, il Comune di Trento ci mandò lo sfratto. Andammo subito dal Sindaco a chiedere spiegazioni: tranquilli, disse Pacher, è solo un’esigenza dovuta alla permuta di edifici con la Provincia, vi prometto una soluzione alternativa. Prima promessa di Pacher. Intanto approdiamo, in via transitoria, ad un edificio dell’ex Michelin reso disponibile dall’Opera Universitaria.

Ma nel settembre del 2002 questa parentesi è già chiusa, dobbiamo andarcene. Nulla di concreto è nel frattempo maturato da parte del Comune, mentre la sede storica è vuota e abbandonata.

Nuova promessa di Pacher: vi assegniamo uno scantinato della scuola media Manzoni appena troviamo una sede al coro che la occupa. Sarebbe comunque una soluzione transitoria, perché anche lì incombono lavori di ristrutturazione. L’impegno è confermato da un conchiuso di Giunta, guarda caso a ridosso delle ultime elezioni comunali.

Inizia un periodo di continui, inconcludenti incontri con l’assessore Postal, delegato da Pacher a seguire la vicenda, con il coro e noi a tutt’oggi in attesa, a quattro anni dalla promessa, e ormai con i lavori di ristrutturazione delle Manzoni alle viste. Torniamo dal Sindaco per capire a quale gioco si stia giocando con le nostre persone, oltre che con la nostra associazione. Il Sindaco, questa volta, propone, per risolvere il caso, che il Comune contribuisca per il 70-80% alle spese di affitto di un capannone idoneo. E’ la sua promessa più recente, del gennaio 2007.

Ci rechiamo, per verificarla nel concreto, dal suo Capo di Gabinetto: ennesima smentita delle parole del Sindaco. Ci propone l’alternativa, per noi inutile, di un contributo "una tantum", oppure un "condominio" con altre associazioni che resta in termini vaghi e confusi.

Decidiamo di tornare da Pacher per capire come mai ciò che egli promette viene regolarmente disdetto da coloro che lui delega a trattare. Dopo mesi di attesa di un appuntamento, decidiamo di andarci direttamente. L’incontro si è svolto qualche giorno fa, gli esiti li verificheremo nei prossimi giorni. La sede storica della nostra associazione, nel frattempo, continua a restare vuota e abbandonata.

Domande: Il Sindaco Pacher crede davvero, come afferma a parole, al valore della nostra presenza? I fatti, finora, smentiscono le sue parole.

Se confrontiamo la nostra vicenda con quella del centro sociale "Bruno", vediamo che i discorsi sulla legalità, da parte del Sindaco, sono pretesti. Egli dimostra, alla faccia del pluralismo, di non voler dare ascolto e spazio a quelle realtà associative o creative (si veda anche il caso dei suonatori di strada) che, per ragioni diverse, non rientrano nel suo modello di città e di associazionismo. Ma se è così, non sarebbe più onesto ammetterlo, assumendosi la responsabilità della scelta?

Ci consideriamo un pezzo originale del patrimonio culturale e associativo della città di Trento, poiché non esistono soggetti analoghi impegnati nel campo della "cultura del legno". Ci pare inconcepibile che una tale realtà debba scomparire perché, in tutto il territorio comunale che si prepara ad una rivoluzione urbanistica, non si vuol trovare uno spazio alle attività che arricchiscono le relazioni umane in città.

A che servirebbe mettere a lucido la città, se poi si perde la varietà e la ricchezza di tali relazioni?

Circolo culturale Q.Tonini Amici del legno, Trento