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Bollette da denuncia

E inoltre: una pubblicità ingannevole e il caro-pasti.

Il signor C. G. di Cles è esasperato, mentre C. N. di Levico Terme (e come lui altri utenti) si dichiara addirittura disposto a rinunciare al telefono fisso. In poche parole, dopo qualche mese di silenzio, ricominciano a comparire sulle fatture Telecom le chiamate "a satellitari internazionali", "a numeri speciali Telecom", o "a numeri speciali di altro gestore", addebitati a persone che tali chiamate non hanno proprio fatto.

A rendere più grave il ripetersi di tale pratica è il fatto che nella questione ora sono in qualche modo coinvolte anche le associazioni dei consumatori, le quali sostituiscono praticamente gli uffici reclami e rapporti con il pubblico al posto delle compagnie telefoniche!

Esemplari risultano a questo proposito i casi degli utenti che si sono rivolti ai nostri sportelli. All’utente di Cles la Telecom non permette di detrarre le chiamate a satellitari internazionali, poiché ha già usufruito di tale procedura; all’utente di Levico hanno staccato il telefono dopo che egli ha seguito la procedura da noi suggerita, ovvero pagare la differenza tra fattura inviatagli dalla Telecom e le chiamate a satellitari internazionali mai fatte; un altro utente di Riva del Garda ci chiede perché in caso di mancato pagamento di una fattura dopo una settimana la Telecom pretende dall’utente gli interessi, mentre quando la Telecom deve accreditare un suo errore all’utente passano più di 90 giorni.

Per quanto riguarda l’utente di Cles, vogliamo anche denunciare il fatto che costui si è attenuto scrupolosamente a quanto gli è stato suggerito dagli stessi operatori del 187: ha infatti chiesto a suo tempo la disabilitazione dei numeri speciali, la stessa referente Telecom ha confermato che finora tale disabilitazione è stata gratuita e dall’ultima fattura inviata all’utente egli invece dovrà pagare questoservizio.

La vicenda ha dell’incredibile, poiché, malgrado la disabilitazione, l’utente ha avuto ancora chiamate "a satellitari internazionali". A questo punto viene da chiedersi: la disabilitazione che viene praticata è solo formale, oppure non funziona? Ma allora perché l’utente deve pagare un servizio che si è rivelato inutile e per di più pagare per chiamate mai fatte?

Di tali casi abbiamo reso edotti gli organismi nazionali della Federconsumatori, affinché l’associazione di tutela dei consumatori si faccia parte attiva presso l’Authority Garante delle Telecomunicazioni (i nostri sportelli sono oberati quasi esclusivamente dai reclami degli utenti per i disservizi delle diverse compagnie telefoniche), comunicando che se questa situazione dovesse persistere si darà inizio a denunce di carattere penale e civile, richiedendo un equo risarcimento danni per i consumatori.

T elefonia: l’Antitrust contro una pubblicità ingannevole. Come abbiamo annunciato in un numero precedente della rivista, abbiamo presentato all’Antitrust – e lo stesso hanno fatto altre associazioni dei consumatori - una denuncia per pubblicità ingannevole effettuata dal gestore telefonico H3G e l’Authority ha bloccato i manifesti pubblicitari, in quanto ritenuti ingannevoli. Per chi non lo ricorda, nei manifesti incriminati veniva sottolineata a caratteri cubitali la convenienza di una offerta tariffaria, mentre con caratteri assai più piccoli e meno visibili venivano specificate le condizioni e i costi effettivi dell’offerta.

Nel giudicare ingannevole la pubblicità in questione, l’Antitrust afferma: "Il messaggio segnalato prospetta nel corpo principale la particolare convenienza economica dell’offerta tariffaria relegando in scritte poste nel margine inferiore e con caratteri grafici di non immediata percezione, informazioni circa gli effettivi costi e limitazioni d’uso della stessa offerta che, di fatto, ridimensionano in modo sostanziale la portata del claim principale.

Considerato che il messaggio segnalato è parte di una campagna pubblicitaria che l’operatore non afferma essersi esaurita, e ritenuto pertanto che, dall’esame degli atti del procedimento, emergono elementi tali da avvalorare la necessità di provvedere con particolare urgenza al fine di impedire che il messaggio segnalato continui ad essere diffuso… delibera la sospensione provvisoria del suindicato messaggio pubblicitario, diffuso dalla società H3G S.p.A.".

E’ la prima volta che l’Antitrust interviene tempestivamente per bloccare un messaggio ingannevole di una campagna pubblicitaria ancora non esaurita, comportando un danno effettivo alla società con la distruzione dei manifesti sanzionati.

Pausa pranzo, quanto mi costi! L. V. di Trento ci racconta che ha pagato per un pasto medio consumato nel bar/ mensa 10,05 euro (acqua minerale, piatto di pasta, caffè e gelato) e pensa d’ora in poi di portarsi da casa il pranzo. In effetti, in base ad una rilevazione fatta da Adusbef e Federconsumatori su scala nazionale risulta che ai lavoratori pranzare fuori casa costa il 14% in più rispetto il 2006 e addirittura il 138% più rispetto al 2001.

Pausa pranzo, l'escalation dei costi
2001 Lire 2001 Euro 2006 Euro 2007 Euro 2007/2001 Var.% 2007/2006 Var.%
Caffè 1.200 0,62 0,85 0,90 45% 6%
Acqua 1.000 0,52 1,50 1,50 188% 0%
Pizza margherita 6.500 3,36 7,00 8,30 147% 19%
Pizza gusti assortiti 10.000 5,16 8,50 9,80 90% 15%
Piatto di pasta 4.500 2,32 4.00 4,65 100% 16%
Piatto di pasta al pesce 5.500 2,84 5,00 5,45 92% 9%
Carne al piatto 6.500 3,36 4,50 5,10 52% 13%
Pesce al piatto 7.500 3,87 5,50 7,50 94% 36%
Dessert al piatto 4.000 2,07 3,00 3,30 59% 10%
Gelato 1.500 0,77 2,50 3.00 290% 20%
Tramezzino 1.500 0,77 1,80 2.00 160% 11%
Panino 3.000 1,55 2,50 2,60 68% 4%
Cappuccino e cornetto 2.300 1,19 1,80 1,85 55% 3%
Pizzetta rossa 1.500 0,77 1,50 1,90 147% 27%

Pertanto sempre più numerosi risultano coloro che si portano il pasto da casa o lo acquistano direttamente nei negozi. Si veda, qui sopra, la tabella elaborata da Adusbef/Federconsumatori: