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Protezioni precarie

Parcheggi protetti e finti invalidi.

Raggiunto un certo punteggio, si ha diritto al tagliando per il parcheggio invalidi. Spero di non sembrare ingrata se confesso che ne avrei fatto volentieri a meno impegnandomi, in cambio, a camminare sempre a piedi per tutta la vita e i suoi tortuosi percorsi in salita che non sempre capiamo.

Il bilancio dei miei primi cinque anni di meditati e imbarazzanti parcheggi protetti, non è sicuramente all’insegna della facilità; ho provato tanti, troppi sentimenti negativi che vanno dalla vergogna al sentirsi come Pierino che ruba l’elemosina in chiesa.

Lo spirito della Legge, la 104, è quello di agevolare i portatori di handicap concedendo loro parcheggi riservati, delimitati da strisce gialle ben riconoscibili e con un cartello che identifica a chi sono riservati, consentendo agli stessi anche di percorrere strade con divieto nel centro storico.

Questa la legge, ma, come diceva un mio vecchio professore, fatta la legge, trovato l’inganno. Eppure non siamo a Napoli dove vendono contrassegni falsi da esporre nelle vetture parcheggiate ed è impossibile controllare: siamo a Trento, piccola città dove una verifica su chi espone il contrassegno può essere compiuta velocemente.

Il mio primo percorso protetto è stato in centro, in una bellissima piazza Duomo sgombra di macchine, dove i passanti si scostavano lanciandomi a turno maledizioni se pensavano ai soliti raccomandati, o sorrisi se capivano il valore del contrassegno.

I primi tempi, tutta euforica e per sdrammatizzare la situazione, invitavo qualche amico a farsi un giretto in centro (è vietato da anni) sulla mia macchina, poi ai primi "Che fortunata!" mi veniva un groppo in gola e rispondevo acidamente "Niente viene gratis, vuoi far cambio?"

In seguito, ho deciso di parcheggiare in posti normali, compiendo acrobazie fisiche per arrivare dove dovevo senza rubare il posto a chi aveva più bisogno di me.

Adesso, dopo anni, da quando il mio spirito libero si è rassegnato ad entrare di diritto nel mondo dell’handicap, digerita la cosa e, purtroppo, aumentati i problemi di deambulazione, apprezzo di avere un posto protetto che mi aspetta e pian piano ho imparato la toponomastica di tali parcheggi e so dove trovarli nel mio tragitto abituale.

Armata sempre di buoni propositi, chissà perché non della grinta necessaria per tirare uno schiaffo che quando ci vuole ci vuole, un pomeriggio di qualche mese fa - era inverno - vado in centro con la mia macchinetta perché voglio comprare del filo per il mio ricamo a punto croce. Ovviamente prima di avviarmi ho fatto mente locale delle mercerie esistenti in città e che hanno un parcheggio protetto nelle immediate vicinanze, quindi so dove sono diretta e vado a colpo sicuro in via San Marco. Il parcheggio protetto è occupato da un fuoristrada, ma la Legge di Murphi in questo caso non c’entra nulla. La città di Trento è zeppa d’invalidi che guidano bolidi potentissimi, fuoristrada o macchine d’epoca.

Sto facendo manovre per una brevissima sosta sul marciapiede, largo come un fiume, quando noto un giovin signore, vestito in perfetto stile tirolese cappello compreso, passare a piedi. Vistami, si blocca di colpo, allunga la testa per sbirciare all’interno della mia macchina, poi va oltre, ci ripensa, torna indietro e con aria soddisfatta mi aspetta scendere. A questo punto ho due opzioni: o è rimasto colpito dal mio fascino - ma non si usa adescare pulzelle in tale modo - oppure posso immaginare cosa vuole; quindi mi attardo nell’abitacolo sperando che il buon senso lo faccia tirar di lungo. Macché, mi aspetta. Con la mia faccia, da non confondere con quella strafottente, tipica di chi sta rubando un diritto, scendo e sorrido con nonchalance al novello Andreas Hofer in cerca di soddisfazione. Mi attardo a chiudere la macchina - lui sta pensando che non ho il coraggio di affrontare la sua domanda, ma in verità non lo voglio ferire perché il suo obiettivo è più che giusto: andare a caccia di truffatori anche se oggi ha sbagliato bersaglio. Infatti, esordisce con truce cipiglio affrontandomi con accento tedesco "Lei essere finta invalida?"

Memore del signore tiro-lese che andava a caccia di finti invalidi, ho iniziato a svolgere personali indagini sul perché questi parcheggi non sono mai liberi e se sono occupati da persona invalida o dai vari furbetti che hanno trovato come aggirare la legge. Per esempio, in via Giovanni a Prato, dove abitualmente faccio spese, l’unico posto protetto è stabilmente occupato da una curatissima macchina d’epoca, che non si schioda per settimane intere. Alle mie interessate domande per sapere se il povero anziano signore è ancora in vita o che tipo di malattia lo costringe a stare in casa tre settimane il mese, mi viene risposto che il proprietario è un baldo professionista che abita nella casa di fronte e che risolve il problema del parcheggio esponendo il tagliando della vecchia madre invalida. Dove sono i vigili?

Adoro da sempre il cinema e adesso mi faccio accompagnare da qualche amica cinefila, così uniamo lo scopo e il piacere diventa reciproco. Di fronte al cinema Astra i posti protetti sono due e la sera di solito uno o l’altro è libero, ma mi è capitato talvolta di trovarli occupati e veder scendere da un fuoristrada una bella e disinvolta biondina che si guarda in giro, non perché sia imbarazzata, ma per controllare dove sono gli amici che l’aspettano per andare al cinema.

Io, che in questo caso oltre ad essere molto interessata sono anche curiosa, ovvio che m’informo su chi è e che tipo di handicap invisibile ha. A Trento si conoscono tutti e non mi ci vuole molto per scoprire che la signora sta benissimo e usa il tagliando assegnato alla sua bimba handicappata per accompagnarla. Più che giustificata, parrebbe. Un momento: la bambina non è con lei e non è neppure in macchina che aspetta la mamma uscire dal cinema, anche perché, in questo caso, la denuncia sarebbe un’altra. No, sembra proprio il caso di una mamma che approfitta della malattia del figlio per avere un parcheggio comodo. Accidenti: i vigili non passano mai quando servono.

Al Crosina Sartori – dependance dell’Ospedale con ambulatori e punto prelievi – dove mi reco spesso per qualche visita medica, i pochi parcheggi protetti sono sempre occupati, sia da invalidi che espongono regolare tagliando che da finti invalidi con macchine potenti e il tagliando della vecchia zia. Non serve essere della Digos per controllare, basta stare fermi una mezz’ora aspettando che ritornino di corsa i proprietari e con un bel sorriso chiedere: "Mi scusi, aspettavo un posto libero, ma penso che lei avrà accompagnato una persona invalida e la starà aspettando". Risposta: "Le lascio il posto, vado via subito signora, il tagliando è di mia zia e me lo faccio prestare perché è comodo quando devo venire a far esami del sangue!". Ma i vigili dove sono?

Ah sì: uno di loro, il 31 gennaio alle 16.59, pioggia a dirotto, era occupato a darmi 75 euro di contravvenzione per un parcheggio sul largo marciapiede di via Calepina. Inutile spiegargli per telefono che mi è difficile camminare, con ombrello e bastone, e devo cercare un posto il più vicino possibile a dove devo andare, ovviamente senza intralciare il traffico e controllando che i parcheggi protetti siano occupati. Mi spiega che Trento è piena di finti invalidi che espongono il tagliando della vecchia zia e che è giusto multarli. Suona come far pagare ad uno per educarne cento.

Inutile spiegargli che sono vera e, offesissima, qualche giorno dopo pago lo stesso la contravvenzione per dimostrargli che la sua battaglia va sostenuta, anche se i suoi colleghi mi hanno consigliato di ricorrere al Giudice di Pace che mi avrebbe dato sicuramente ragione, e per augurargli una buona caccia; si tratta solo di aggiustare la mira!

Propongo al Comando dei Vigili Urbani di Trento d’incaricare gli efficienti e rigorosi nonni volontari, muniti di fascia arancione, dell’osservanza e rispetto al parcheggio invalidi.